Fra l’apertura della mostra e la consegna dei riconoscimenti trascorrono quarantasette giorni. Il Cortesi è l’unica sede indicata per le attività con calendario già pubblicato. La sala ospita formazione e spettacoli. Il 30 agosto accoglie la cerimonia che chiude l’edizione.
Sommario dei contenuti
Il Festival comincia prima della prima recita
La data iniziale comprende già attività aperte al pubblico, sebbene il sipario sulla prosa si alzi due giorni più tardi. Il Festival copre l’intero arco estivo e contiene la rassegna teatrale del Cortesi. Il Premio Nazionale Franco Enriquez occupa la serata conclusiva e riguarda artisti, spettacoli, compagnie e istituzioni scelti nella stagione 2025-2026.
Questa architettura evita di confondere la cerimonia con un concorso disputato nelle sole serate di Sirolo. Il comitato scientifico e la giuria presieduta da Paolo Larici lavorano su una stagione già esaminata. Gli ospiti del cartellone non coincidono per forza con l’intero gruppo dei destinatari.
L’edizione mette nello stesso edificio esposizione, didattica, laboratorio, prosa e premiazione. ANSA conferma la presenza di incontri e proiezioni. Il progetto comprende anche lezioni magistrali, sebbene il manifesto destinato al pubblico concentri l’attenzione sulle date già fissate al Cortesi. Per chi consulta il programma, il manifesto offre gli ingressi certi e il progetto culturale si estende oltre quel calendario.
L’associazione culturale che organizza il Festival nacque a Sirolo nel 1985 per volontà di Valeria Moriconi e di alcuni collaboratori di Franco Enriquez. Dedica la propria attività alla formazione e alla conservazione di materiali teatrali. Con il Premio riconosce il lavoro scenico. L’edizione numero ventidue riporta sul palco quell’eredità.
Elena Mannini collega il costume ad Ariosto
Vestire il teatro. Parte III espone documenti, manifesti, fotografie e bozzetti provenienti dall’archivio di Elena Mannini. Il visitatore incontra il lavoro anteriore alla confezione: studio del personaggio, proporzioni, materia, colore e rapporto con lo spazio. Un costume teatrale deve reggere la distanza dalla platea e seguire il movimento per tutta la recita. Il bozzetto registra le decisioni che il tessuto renderà visibili.
La presenza di Mannini accanto a Canterò d’Orlando crea un legame documentato con la storia scenica del poema. La costumista firmò gli abiti dell’Orlando furioso con la regia di Luca Ronconi nel 1969 e la riduzione di Edoardo Sanguineti. Quello spettacolo distribuiva l’azione su più pedane e lasciava agli spettatori la scelta di quale episodio seguire. L’allestimento di Paolo Larici concentra invece il poema su Andrea Caimmi e sulla continuità della narrazione orale.
Mannini lavorò anche con Franco Enriquez a partire dalla metà degli anni Settanta. I suoi materiali appartengono perciò alla storia teatrale evocata dal Premio e al testo che inaugura le recite. Le schede dell’Archivio del Piccolo Teatro documentano bozzetti e figurini della costumista. La Regione Marche registra il riconoscimento alla carriera assegnato a Mannini nel Premio Enriquez 2023.
Le due lezioni dedicate all’abito completano l’esposizione con un passaggio dal documento alla pratica. Il pubblico può osservare come una linea disegnata stabilisca epoca, età apparente, ceto e libertà di movimento. La pace annunciata dal tema annuale entra qui attraverso un mestiere: vestire un personaggio significa decidere come quel corpo sarà percepito prima ancora che pronunci una battuta.
Canterò d’Orlando torna al Cortesi dopo l’edizione 2025
Lo spettacolo con Andrea Caimmi non debutta nell’estate 2026. Paolo Larici lo presentò al Cortesi durante l’edizione precedente del Festival. Il ritorno a distanza di un anno colloca il titolo fra i lavori ripresi dall’organizzazione oltre la singola estate.
La scelta del verbo canterò dichiara il rapporto con l’origine orale del poema cavalleresco. Caimmi attraversa la follia di Orlando e il mondo degli altri personaggi facendo passare la molteplicità ariostesca attraverso una sola presenza. La parola pronunciata e il corpo dell’interprete sostituiscono il continuo cambio di ambienti che la pagina consente.
La riscrittura seleziona la perdita di controllo del paladino dopo la scoperta dell’amore fra Angelica e Medoro. Il guerriero celebrato per disciplina e forza si spezza davanti a una notizia privata. La follia di Orlando introduce così il tema annuale da un punto inatteso: una guerra esterna diviene incontrollabile quando chi la combatte perde il governo di sé.
La recensione pubblicata da Sipario dopo la recita del 2025 descrive un lavoro fondato sulla parola ariostesca e sull’energia fisica dell’interprete. La doppia data del 2026 offre la sola replica interna al cartellone. Chi perde il primo venerdì dispone della settimana seguente senza dover attendere un’altra tappa.
Il programma non associa Meno della metà a una percentuale determinata. Leggere il titolo come cifra statistica aggiungerebbe un significato assente dai materiali della rassegna. La formulazione resta aperta e trasferisce sulla scena la percezione di chi sente insufficiente la propria quota di lavoro o riconoscimento sociale.
La collocazione accanto alle compagnie ospiti assegna agli allievi lo stesso luogo e lo stesso orario delle produzioni invitate. Il saggio non viene confinato in una sala laterale o in una mattina per addetti ai lavori. Entra nella successione pubblica e si espone al giudizio della platea.
Caimmi passa dall’interpretazione individuale alla conduzione di una scrittura collettiva. Nel monologo porta sulle spalle un poema già canonico. Con gli allievi accompagna esperienze differenti verso un testo condiviso. La vicinanza fra i due appuntamenti rende visibile la doppia responsabilità dell’attore che insegna.
Il tema del lavoro allarga l’orizzonte oltre la guerra rappresentata nei classici. La precarietà incide sui rapporti fra le persone anche in assenza di un esercito. Le disuguaglianze si riflettono nel reddito e nell’identità legata al mestiere. L’EnriquezLab inserisce questa materia nel Festival attraverso parole nate a Sirolo, anziché importare una produzione già chiusa.
I Persiani guarda Salamina dalla corte sconfitta
Eschilo presentò la tragedia ad Atene nel 472 avanti Cristo, otto anni dopo la battaglia navale di Salamina. L’azione non celebra i combattenti greci. Si svolge alla corte persiana, dove la regina Atossa e gli anziani misurano la portata della sconfitta. È la più antica tragedia greca giunta integralmente fino a noi.
La posizione degli sconfitti cambia il modo di rappresentare la guerra. Lo spettatore riceve le conseguenze prima della gloria. Le famiglie attendono uomini che non torneranno. Il potere scopre il limite dopo averlo superato. Nell’epilogo Serse rientra privo dell’apparato con cui era partito e il lamento sostituisce il racconto della conquista.
La motivazione pubblicata dal Teatro di Calabria lega il verdetto alla brama di conquista dentro la guerra e al limite ignorato dal potere. La regia di Aldo Conforto porta queste due forze nella corte che attende il ritorno di Serse.
Fra tutti i titoli del 2026, I Persiani aderisce al tema della pace attraverso una scelta drammaturgica già contenuta nel testo antico: ascoltare chi ha perso. La serata non chiede allo spettatore di identificarsi con il vincitore. Gli affida il lutto del nemico.
Vacis divide la guerra fra parola e rappresentazione
PoEM significa Potenziali Evocati Multimediali. La compagnia riunisce giovani interpreti attorno alla ricerca di Vacis e agli allestimenti di Roberto Tarasco. Nello spettacolo, Tebe attende l’assalto di sette guerrieri alle sette porte. L’ultima porta oppone i fratelli Eteocle e Polinice. La minaccia esterna assume così il volto di una guerra civile.
La drammaturgia di Vacis e PoEM usa il coro come presenza della città sotto assedio. I cittadini ricevono notizie dal fronte e costruiscono davanti alla platea la paura di ciò che si trova oltre le mura. Lo scontro finale distrugge la divisione rassicurante fra nemico e familiare.
La compagnia ha già attraversato le Marche nell’estate 2026. Il 9 luglio ha portato lo stesso titolo all’Anfiteatro Romano di Urbisaglia per il TAU. La tappa è inserita nel nostro calendario del TAU 2026 nelle Marche. A Sirolo il testo passa da un sito archeologico all’interno raccolto del Cortesi, con una relazione diversa fra coro e platea.
Il sito ufficiale di PoEM colloca Sette a Tebe nella tournée 2026. L’accostamento scelto dal Festival aggiunge un tratto proprio alla tappa di Sirolo: il pubblico incontra gli attori anche fuori dalla finzione prima di vederli nella città assediata.
Elettra restringe la violenza entro la famiglia
Dopo gli eserciti persiani e le porte di Tebe, Elettra porta la violenza nella casa degli Atridi. Agamennone è stato ucciso da Clitennestra. La figlia attende il ritorno di Oreste e alimenta la vendetta contro la madre. Il conflitto non ha più bisogno di mura o flotte. Vive fra parenti legati dallo stesso delitto.
Giuseppe Argirò costruisce la drammaturgia attraverso versioni del mito appartenenti a epoche diverse. La produzione evita di trattare Elettra come figura isolata e distribuisce il peso del racconto fra madre, figlia, fratello e presenze che osservano la casa. Micol Pambieri interpreta la protagonista senza cancellare il confronto con gli altri interpreti.
La vendetta privata apre una questione politica. Elettra chiede riparazione per il padre e accetta che la risposta passi attraverso un altro omicidio. Il mito espone il punto in cui giustizia e rappresaglia usano lo stesso linguaggio. La pace diventa allora una scelta sulle regole con cui una comunità interrompe la catena familiare.
I crediti del Teatro Arcobaleno attribuiscono la produzione al Centro Teatrale Meridionale. Le note dello spettacolo parlano di una composizione nata dall’incrocio di più testi. Tale carattere spiega la dicitura asciutta del manifesto, che concentra l’attenzione su titolo, cast, produzione e firma registica.
La collocazione alla vigilia della cerimonia affida a Elettra l’ultima parola propriamente scenica del Festival. Il giorno seguente il palco cambia funzione e accoglie i destinatari del Premio. La casa degli Atridi rimane così l’ultima vicenda consegnata al pubblico prima del giudizio sulla stagione.
Il 30 agosto appartiene alla storia di Franco Enriquez
La data conclusiva coincide con la morte di Franco Enriquez, avvenuta ad Ancona nella notte fra il 29 e il 30 agosto 1980. Il regista aveva cinquantadue anni. Aveva espresso nelle Elegie a Sirolo il desiderio di essere sepolto nel borgo e la sua tomba si trova nel cimitero cittadino.
Enriquez si formò accanto a Giorgio Strehler e Luchino Visconti. Debuttò come regista nel 1951 con Cesare e Cleopatra di George Bernard Shaw. Nel 1961 fondò la Compagnia dei Quattro insieme a Valeria Moriconi e Glauco Mauri. Mario Scaccia completava il gruppo. Diresse in seguito il Teatro Stabile di Torino e quello di Roma, lavorando anche nella lirica e nella televisione.
Treccani documenta l’ampiezza della sua attività fra prosa e opera. Il lavoro di Enriquez raggiunse anche il piccolo schermo. Il Premio sceglie la data della scomparsa e la città indicata dal regista per la sepoltura. La cerimonia rinnova ogni anno un rapporto biografico fra Enriquez e Sirolo.
Il Cortesi è incorporato nelle mura storiche di Sirolo
Il Teatro Comunale Cortesi occupa il margine meridionale del centro storico ed è incorporato nel sistema murario del borgo. L’edificio ottocentesco usa la pietra del Conero. All’interno, la sala a ferro di cavallo è articolata su due ordini di palchi.
Il nome Cortesi richiama la famiglia che governò Sirolo nel Medioevo. La piazza porta invece il nome di Franco Enriquez. Teatro e indirizzo conservano perciò due epoche diverse della città senza riferirsi alla stessa persona.
La sala tornò accessibile nel 1989 dopo il restauro. La cronologia pubblicata dalla Provincia di Ancona coincide con gli inventari dedicati ai teatri marchigiani. Il Festival abita un edificio storico recuperato alla funzione scenica quattro anni dopo la nascita dell’associazione intitolata a Enriquez.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link



