Dopo giorni di accuse incrociate seguite agli allagamenti del 3 luglio, interviene anche l’ex sindaco Girolamo Fazio.
Lo fa con una lunga nota, quasi un dossier tecnico, con cui difende le opere realizzate durante il suo mandato e contesta punto per punto le ricostruzioni dell’amministrazione comunale, che fanno risalire le attuali criticità ad i lavori fatti per l’America’s Cup.
Il messaggio è netto: i problemi di Trapani non nascono dai lavori del 2004-2005, ma da decenni di pianificazione incompleta e interventi mai portati a termine.
Fazio parla di “mezze verità e autentiche stupidaggini”, accusando chi, ogni volta che la città finisce sott’acqua, chiama in causa la sua amministrazione dimenticando il contesto storico e tecnico in cui furono realizzate le opere.
La presa di posizione dell’ex sindaco arriva dopo il violento acquazzone che ha provocato estesi allagamenti in diverse zone della città, riaprendo il confronto sulle cause del dissesto idraulico di Trapani. Nei giorni successivi l’amministrazione comunale ha richiamato lo studio dell’ingegnere Simone Venturini, che individua nella progressiva urbanizzazione del territorio, nella scomparsa del reticolo idrografico naturale e in alcune scelte infrastrutturali del passato le ragioni delle criticità odierne, proponendo un piano di interventi da circa 56 milioni di euro.
Parallelamente, Orazio Amenta aveva ricostruito le opere realizzate nel 2004-2005 in occasione dell’America’s Cup, sostenendo che il sistema adottato allora, pur avendo eliminato gli scarichi fognari diretti nel porto, abbia concentrato lo smaltimento delle acque sulla stazione di pompaggio di via Marsala, evidenziandone oggi i limiti.
“Il problema nasce negli anni Settanta”
L’ex sindaco ricostruisce la storia della rete idraulica cittadina partendo da molto lontano.
Richiama lo studio dell’ingegnere Guggino Picone del 1976, che già allora individuava la necessità di realizzare una serie di canali di gronda per intercettare le acque provenienti dal versante di Erice.
Secondo Fazio, quelle opere non sono mai state completate. Anzi, molte delle aree individuate per i canali sono state successivamente lottizzate ed edificate, rendendo oggi molto più difficile intervenire.
Sul versante nord-ovest di Erice, osserva, manca ancora un tratto fondamentale del canale di gronda previsto cinquant’anni fa, mentre sul versante sud il sistema delle acque bianche è rimasto incompleto: esiste soltanto un tratto di canale trapezoidale realizzato alle spalle dell’ex Palagranata, ma senza la rete di monte necessaria a raccogliere le acque di un’area ormai fortemente urbanizzata.
Per questo Fazio si chiede se il recente studio Technital abbia realmente verificato e aggiornato la cosiddetta “pioggia di progetto” elaborata nel 1976 e confermata dal Piano di Assetto del Rischio Idraulico del 1986, valutando anche quanto l’espansione urbanistica e l’impermeabilizzazione del territorio abbiano modificato i bacini scolanti e la capacità delle reti fognarie esistenti.
La difesa delle opere del porto
Gran parte della replica riguarda gli interventi eseguiti in occasione della Louis Vuitton Cup.
Fazio ricorda che il progetto della nuova fognatura del porto non fu gestito dal Comune ma dalla Prefettura, mentre Palazzo D’Alì si occupò soltanto del restauro del Bastione dell’Impossibile. L’opera principale consisteva nella realizzazione di un collettore che da via Duca d’Aosta raggiungeva via Isola Zavorra, per poi convogliare i reflui verso la stazione di sollevamento di via Marsala e quindi al depuratore consortile.
L’obiettivo, sottolinea, era eliminare gli scarichi che fino ad allora finivano direttamente nel porto. Prima di quei lavori, infatti, buona parte delle fognature del centro storico scaricava in mare accanto alle imbarcazioni ormeggiate. Con il nuovo sistema, sostiene, le acque reflue vennero finalmente indirizzate al depuratore.
“Le opere erano complete e funzionanti”
Nel suo intervento Fazio entra poi nel dettaglio tecnico delle opere realizzate. Spiega che il collettore costruito tra il porto e la stazione di via Marsala era stato progettato come un canale di gronda capace di intercettare tutte le vecchie fognature miste provenienti dal centro storico.
“Avere realizzato tali opere – scrive – ha consentito che le fognature di tutto il centro storico venissero convogliate all’impianto di depurazione consortile”.
Secondo l’ex sindaco, in corrispondenza di ogni confluenza furono realizzati manufatti ispezionabili che convogliavano normalmente le acque nere verso il depuratore, mentre durante le piogge più intense il sistema era progettato per far entrare in funzione gli sfioratori di troppo pieno, scaricando in mare soltanto la portata eccedente. Da qui la domanda polemica: “La manutenzione prevista dal progetto è mai stata effettuata dopo il 2012?”.
Fazio difende anche le modalità costruttive dell’opera. La condotta, ricorda, venne realizzata con la tecnica del microtunnelling, senza scavi a cielo aperto, per evitare interferenze con la falda acquifera e limitare i rischi per gli edifici del fronte mare. La profondità della tubazione, circa sette metri sotto il piano stradale, sarebbe stata una scelta tecnica necessaria per garantire il deflusso naturale delle acque. “Dare la colpa alla fretta per evitare i sottoservizi è una stupidaggine. Se non si vuole andare a pendenza è evidente che bisogna pompare”, scrive.
L’ex sindaco respinge anche la tesi secondo cui la nuova condotta avrebbe favorito l’ingresso dell’acqua marina nel sistema fognario. A suo giudizio il fenomeno della salinità dipende invece dalle vecchie reti in tufo presenti in vaste aree della città, dal quadrilatero compreso tra via Orti, via Cappuccinelli, litoranea Dante Alighieri, via Crispi e via Fardella fino alla zona dell’ex lago Cepeo, dove le maree provocano infiltrazioni da decenni.
La nota affronta anche il tema del reticolo idraulico storico. Fazio ricorda che il canale Scalabrino è stato progressivamente cancellato dall’espansione edilizia e che il suo sbocco naturale verso le saline è stato interrotto dalla linea ferroviaria. Quanto al Canale Reda, sostiene che non possa rappresentare una soluzione senza una preventiva riorganizzazione della rete del centro storico. Per questo insiste sulla necessità di completare i canali di gronda previsti già dagli studi del 1976, intercettando le acque a monte e convogliandole verso il Lenzi prima che raggiungano Trapani.
“Nessun progetto prevedeva due reti separate”
È probabilmente il passaggio più polemico della nota.
Nei giorni scorsi Amenta aveva sostenuto che il progetto originario prevedesse la separazione delle acque bianche da quelle nere, ma che il finanziamento fosse stato ridotto da 30 a 15 milioni di euro.
Fazio lo nega categoricamente. Secondo l’ex sindaco, un progetto di questo tipo non è mai esistito perché il centro storico dispone di una rete fognaria mista e sarebbe stato impensabile rifarla completamente. L’intervento realizzato, spiega, era quindi l’unica soluzione concretamente praticabile con la rete esistente.
Fazio evita infine di entrare nella polemica sul Bus Rapid Transit. A differenza dell’amministrazione, che esclude qualsiasi collegamento tra i cordoli del BRT e gli allagamenti, l’ex sindaco afferma di non conoscere il progetto e ritiene che soltanto uno studio tecnico possa stabilire se l’infrastruttura possa avere effetti sul deflusso delle acque.
La conclusione è un invito a superare lo scontro politico.
“Sono passati ventidue anni da quelle opere – scrive – invece di continuare a cercare colpevoli sarebbe il caso di lavorare con maggiore incisività su ciò che è già progettato, evitando che trascorrano inutilmente altri ventidue anni”.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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