al Tribunale di Marsala stop all’App del Ministero. “Rallenta i processi”


 

Doveva essere lo strumento destinato a velocizzare la giustizia penale e accompagnare la rivoluzione digitale dei tribunali italiani. Invece, almeno a Marsala, è diventato un ostacolo. Tanto da spingere il presidente del Tribunale, Alfonso Malato, a prendere una decisione drastica: sospendere l’obbligo di utilizzare l’applicativo ministeriale APP 2.0 e autorizzare nuovamente il deposito degli atti anche in formato analogico.

Il decreto, immediatamente esecutivo dal 1° luglio, rappresenta una vera e propria bocciatura del sistema informatico introdotto dal Ministero della Giustizia nell’ambito della digitalizzazione del processo penale.


 

Una lunga lista di malfunzionamenti

 

Non si tratta di un generico richiamo. Nel provvedimento di sette pagine il presidente Malato elenca una serie impressionante di criticità segnalate dai magistrati del settore penale.

La prima riguarda la lentezza del sistema. Caricare un documento richiede spesso tempi molto lunghi, con inevitabili rallentamenti nell’attività quotidiana delle cancellerie e dei giudici. Il problema, si legge nel decreto, è stato evidenziato più volte anche dall’ufficio Gip-Gup, che ha registrato un significativo allungamento dei tempi di lavorazione.

 

Fascicoli digitali più complicati di quelli cartacei

 

Paradossalmente, il fascicolo informatico rischia di essere meno consultabile di quello cartaceo.


Tra i problemi evidenziati figurano documenti caricati con denominazioni generiche, verbali di udienza spesso assenti o difficili da rintracciare, atti che finiscono classificati come “atti vari”, rendendo complessa qualsiasi ricerca da parte del magistrato.

In alcuni casi, perfino gli atti rigettati restano nel fascicolo digitale, creando disallineamenti rispetto alla documentazione cartacea.

 

Computer vecchi e udienze impossibili da gestire

 

Alle difficoltà del software si aggiungono quelle dell’hardware.

Il decreto sottolinea come molti computer in uso nelle aule siano ormai obsoleti e inadatti a sostenere il nuovo sistema. Per gestire davvero un’udienza completamente digitale servirebbero nuove postazioni informatiche, scanner, collegamenti internet più efficienti e accessi dedicati non solo ai magistrati, ma anche ai pubblici ministeri e agli avvocati.


Condizioni che oggi, a Marsala, semplicemente non esistono.

 

Gli avvocati non vedono gli atti

 

Tra gli aspetti più delicati c’è anche un problema di accesso ai documenti.

Se il pubblico ministero deposita un atto attraverso APP 2.0 prima dell’udienza, gli avvocati non riescono a visualizzarlo autonomamente e sono costretti a chiedere un rinvio per poterlo consultare.

Una situazione che, osserva il presidente del Tribunale, rende impossibile celebrare processi interamente digitali.


 

Criticità anche per misure cautelari e intercettazioni

 

Le difficoltà diventano ancora più gravi nei procedimenti urgenti.

Secondo il decreto, APP 2.0 non consente una rapida individuazione dei provvedimenti più delicati, manca di sistemi di allerta per le scadenze processuali e rende complicata la consultazione degli atti relativi alle misure cautelari.

A ciò si aggiunge la preoccupazione per l’imminente estensione del sistema anche al settore delle intercettazioni, ritenuto particolarmente sensibile.

 

Si torna al “doppio binario”

 


Per evitare che la digitalizzazione finisca per rallentare ulteriormente la giustizia, Malato autorizza il ritorno al cosiddetto “doppio binario”: fino al 31 dicembre 2026 magistrati, cancellieri e personale potranno continuare a depositare gli atti anche in modalità analogica, che verranno successivamente acquisiti nel fascicolo informatico. Come la carta di identità nuova, in pratica, tutto rinviato…

 

Nel decreto il presidente spiega che la scelta non rappresenta un rifiuto dell’innovazione, ma la necessità di consentire una reale fase di sperimentazione e di adeguare le dotazioni tecnologiche degli uffici prima di rendere obbligatorio un sistema che, allo stato attuale, presenta ancora troppe criticità.

La decisione sarà ora comunicata al Ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Corte d’Appello di Palermo, alla Procura, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e alla Camera Penale di Marsala. Una presa di posizione destinata a far discutere ben oltre i confini del tribunale lilibetano.

 


L’ennesimo stop a un progetto nato per accelerare la giustizia

 

Quella del Tribunale di Marsala non è una ribellione isolata. Da mesi magistrati e procure di tutta Italia denunciano le difficoltà del nuovo Processo Penale Telematico, il sistema informatico voluto dal Ministero della Giustizia nell’ambito delle riforme collegate al Pnrr.

L’obiettivo era ambizioso: dire addio alla carta e gestire digitalmente fascicoli, depositi e consultazione degli atti, rendendo la giustizia più rapida ed efficiente. Nella pratica, però, in molti uffici giudiziari il nuovo applicativo APP 2.0 ha prodotto l’effetto opposto.

Già nei mesi scorsi la Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri, aveva sospeso più volte l’utilizzo esclusivo del sistema, denunciando rallentamenti, blocchi informatici, errori nel caricamento degli atti e perfino giorni di paralisi operativa. Anche il presidente del Tribunale torinese aveva confermato la sospensione dell’obbligo di utilizzo dell’applicativo.

Il provvedimento firmato a Marsala dal presidente Alfonso Malato riprende molte delle stesse criticità: lentezza del software, difficoltà nella consultazione dei fascicoli digitali, problemi nella gestione delle udienze, mancanza di strumenti per evidenziare gli atti urgenti e insufficienza delle dotazioni informatiche degli uffici. Una fotografia che conferma come le difficoltà non siano legate al singolo tribunale, ma a un sistema che molti magistrati ritengono ancora immaturo per diventare l’unico canale di gestione del processo penale.





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