Tomba François a Villa Giulia, affreschi dal 1 luglio


La data del 1 luglio consegna a Villa Giulia due livelli distinti: la presenza stabile degli affreschi appena entrati nel patrimonio dello Stato e la mostra temporanea che riavvicina al ciclo dipinto una parte del corredo funerario uscito da Vulci dopo lo scavo ottocentesco.

Per la visita: la sala degli affreschi rimane nel museo; la mostra con i prestiti internazionali chiude il 31 dicembre 2026.

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La sala apre il 1 luglio con accesso regolato

Villa Giulia espone il ciclo con una sede stabile. La mostra temporanea lavora accanto alla sala degli affreschi e accompagna la prima stagione di visita pubblica dopo la compravendita. Il ciclo rimane nel museo; Il Ritorno degli Eroi chiude il 31 dicembre 2026.


Il calendario è netto: apertura al pubblico dal 1 luglio, prenotazione richiesta per l’accesso alla Tomba François e alla mostra, ingressi a numero regolato. La visita rientra nel biglietto ordinario del museo. Nelle giornate gratuite, comprese le prime domeniche del mese, la tomba e la mostra non risultano visitabili.

Dalla necropoli di Ponte Rotto alla sede romana

Il nome viene da Alessandro François, l’archeologo che trovò la sepoltura il 1 maggio 1857 nei terreni del principe Alessandro Torlonia, nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci. La camera era scavata nel tufo e apparteneva all’orizzonte aristocratico dei Saties; nel corridoio d’accesso furono rinvenuti anche due cippi litici.

Tra il 340 e il 320 a.C. il sepolcro ricevette una decorazione pittorica di ampiezza fuori scala: 37 pannelli, iscrizioni accanto alle figure e una costruzione visiva in cui la famiglia Saties si presenta dentro un repertorio greco piegato alla politica di Vulci.

I nomi dipinti accanto ai personaggi

Le iscrizioni dipinte accanto ai personaggi tolgono anonimato alle scene e ancorano il racconto a nomi riconoscibili per l’aristocrazia di Vulci. La parete diventa un archivio figurato della casata, non una decorazione generica da camera funeraria.

Questa scelta dà spessore storico al ciclo: il visitatore legge una pittura funeraria che parla con nomi propri, parentele, alleanze e rivendicazioni di rango. Il sepolcro organizza una genealogia pubblica dentro una camera sotterranea.


Achille, Charun e Vanth nella scena dei Troiani

Nel pannello con il sacrificio dei prigionieri troiani presso la tomba di Patroclo compare Achille. La scena porta l’epica greca dentro un’immagine funeraria etrusca: accanto al guerriero agiscono Charun, con il martello e Vanth, figura alata legata al passaggio dei morti.

L’accostamento mostra l’operazione culturale del sepolcro. Vulci prende il mito greco e lo usa come lingua della propria élite, inserendo figure dell’oltretomba etrusco dentro un episodio omerico. Il risultato è una pittura che non copia il mito: lo traduce nel sistema religioso e aristocratico locale.

Macstarna, i Vibenna e Roma vista da Vulci

Sulla parete opposta trova posto la liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulo e di Macstarna. La tradizione antica collega Macstarna a Servio Tullio, sesto re di Roma, rendendo la scena uno dei punti più densi della pittura politica etrusca.

Qui Roma viene osservata da Vulci: l’aristocrazia etrusca si assegna un posto da protagonista nella storia tirrenica. La presenza di nemici identificati da iscrizioni e di figure legate alla leggenda regia romana fa della Tomba François un documento raro sul modo in cui una città etrusca raccontava il proprio rapporto con Roma.

Il fregio animalistico come fascia di rango

Il ciclo è completato dal lungo fregio animalistico, popolato da grifoni, leoni, pantere, cervi, cinghiali e creature fantastiche. La sequenza lavora come fascia di potere: accompagna i pannelli narrativi e dà alla camera una tensione araldica.


La committenza usa immagini di caccia e creature ibride come lessico aristocratico. Chi entrava nel sepolcro incontrava una parete pensata per dichiarare status, legami familiari e appartenenza a una cultura figurativa mediterranea già molto sofisticata.

Il corredo funerario riaccostato agli affreschi

Per Il Ritorno degli Eroi, il museo affianca agli affreschi un insieme del corredo funerario e della documentazione storica. Dal Musée du Louvre arrivano orecchini legati alle donne Saties, collane in lamina d’oro, un anello con Cassandra e due scarabei.

Il British Museum presta orecchini con granati e animali in pasta vitrea, vasi fra cui un askos a forma di leone e una collana con terminali a farfalla. I Royal Museums of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma portano altri tasselli della storia collezionistica della tomba.

Disegni, copie e lettere dello scavo ottocentesco

La mostra lavora anche sul modo in cui la scoperta fu registrata. Accanto agli oggetti del corredo compaiono copie storiche, disegni e carte legate allo scavo. Una copia dal vero realizzata da Carlo Ruspi subito dopo il rinvenimento mette fianco a fianco la documentazione ottocentesca e i pannelli oggi esposti.

I disegni di Nicola Ortis, eseguiti nel 1857 per Adolphe Noël des Vergers e Wilhelm Henzen, restituiscono la fase in cui il monumento entrò nella storia dell’archeologia europea. La lettera del 7 maggio 1857 citata nella documentazione di mostra fissa la rilevanza scientifica del ritrovamento pochi giorni dopo la scoperta.


I 15 milioni e la fine della stagione privata

L’atto firmato il 29 maggio 2026 ha portato gli affreschi nel patrimonio dello Stato per 15 milioni di euro. La compravendita ha coinvolto gli eredi Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, dopo un lavoro condotto dal MiC con la Direzione generale Musei e con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il pagamento chiude la stagione privata degli affreschi e assegna al ciclo una destinazione pubblica stabile. Per gli studiosi e per il pubblico cambia la frequenza dell’accesso: i pannelli passano da presenze sporadiche in occasione di mostre a sala visitabile dentro un museo statale.

Video, tavoli tattili e contenuti in LIS

L’allestimento apre con una sala video che introduce il sito di Vulci, la scoperta e i personaggi del ciclo. Dopo la proiezione, il pubblico entra nel volume dedicato ai pannelli, organizzato per evocare il rapporto fra pareti e racconto della camera originaria.

Il museo ha predisposto supporti tattili e contenuti in Lingua dei Segni Italiana. La scelta amplia la fruizione della sala e trasforma la Tomba François in un caso museale dove accesso, studio e percezione fisica delle immagini procedono nello stesso spazio.

Prenotazione, gruppi e aperture serali

La visita alla Tomba François e alla mostra è inclusa nel biglietto del museo, con prenotazione obbligatoria. I canali indicati per i singoli passano da Museitaliani e da CoopCulture. Per gruppi e scuole il call center attivo è 0639967373, dal lunedì al sabato fra le 9:00 e le 14:00.


Il calendario prevede anche due aperture serali straordinarie, il 4 e l’11 luglio 2026, dalle 20:00 alle 24:00. La tariffa serale intera è fissata a 5 euro, con ridotta a 2 euro.

Vulci resta l’origine fisica della tomba

La mappa è netta: Villa Giulia ospita gli affreschi staccati e il racconto museale che li accompagna; Vulci conserva il luogo da cui furono separati. La visita romana riguarda il ciclo dipinto acquisito dallo Stato e la mostra del corredo disperso. Il sito archeologico resta la geografia reale della sepoltura.

Il MiC ha annunciato la volontà di entrare nella Fondazione Vulci. La scelta indica una direttrice territoriale precisa: la sala romana e il luogo di origine diventano due estremi dello stesso bene archeologico.

Il precedente interno sulle Idrie di Cerveteri

Il tema dei corredi separati attraversa anche un altro caso seguito da Sbircia: le Idrie di Cerveteri tra Louvre e British Museum. Lì il confronto riguardava nuclei ceramici divisi fra collezioni; qui la posta patrimoniale è diversa, perché il ciclo dipinto è entrato nello Stato e il corredo viene riaccostato per il tempo della mostra.

Il parallelo colloca Villa Giulia fra i luoghi in cui le collezioni disperse vengono ricomposte almeno sul piano della visita. Nel caso François, il museo espone capolavori e ricuce una biografia materiale fatta di scavo, distacco, eredità private, prestiti e acquisizione pubblica.



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 Junior Cristarella

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