intervista a Maurizio Morra Greco| Artribune


Il 2 luglio inaugura al MUSA di Napoli – il Museo delle Scienze e delle Arti dell’Università Luigi Vanvitelli – la mostra collettiva Admiranda e Arcana Naturae. Curato da Giulia Pollicita, il progetto è promosso dalla Fondazione Morra Greco, che con questo appuntamento inaugura il programma di celebrazioni per i suoi vent’anni di attività.

I 20 anni della Fondazione Morra Greco a Napoli

La mostra sarà aperta fino 30 settembre 2026, ma altre iniziative scandiranno il compleanno della fondazione che Maurizio Morra Greco, dentista napoletano e grande collezionista, iniziò a immaginare nel 2003, prima di avviare ufficialmente la programmazione espositiva nel 2006, con la mostra di Gregor Schneider. Nel 2008, la Fondazione Morra Greco diventò, in tempi non sospetti, il primo esempio in Italia di fondazione di diritto misto, pubblico-privato, con l’adesione della Regione Campania al Consiglio di Amministrazione. E il sodalizio si è confermato nel tempo, garantendo la sostenibilità di un progetto che ha beneficiato, sin dall’inizio, di una visione di respiro internazionale che però non ha mai tradito le radici partenopee dell’iniziativa. Del resto, con il trasferimento in Palazzo Caracciolo di Avellino – dopo un complesso restauro dell’edificio per farne l’epicentro delle attività – dal 2019 la Fondazione Morra Greco opera nel cuore antico di Napoli, con l’intento di coltivare la relazione tra gli artisti e il contesto locale e confermare la propria vocazione a luogo di creazione, progettazione e produzione, tra residenze, mostre, performance e installazioni site-specific, ma anche letture, proiezioni, eventi di carattere culturale per gli addetti ai lavori e per il grande pubblico. Il traguardo dei vent’anni arriverà a novembre 2026; intanto tracciamo con Maurizio Morra Greco un bilancio e una riflessione su quel che verrà in futuro.

Maurizio Morra Greco

Intervista a Maurizio Morra Greco

2006-2026: vent’anni nei quali l’attenzione di Napoli per l’arte contemporanea si è rinnovata, e probabilmente ha cambiato passo. È anche merito della Fondazione Morra Greco?
Napoli ha sempre lavorato sul contemporaneo, ma prima del nostro arrivo e dell’apertura del MADRE, più o meno concomitante, la scena si sviluppava intorno alla qualità delle gallerie. Abbiamo saputo immaginare dall’inizio un’offerta di tipo curatoriale ed espositiva che andasse oltre il mercato, mantenendo un profilo di altissimo livello qualitativo. E oggi vediamo che anche l’attività privata, in parallelo, è diventata più forte, trovando nuovo slancio. Dunque ora c’è un sistema articolato che gode di ottimo stato di salute.


Nello specifico, la Fondazione ha puntato dall’inizio su un lavoro di tipo nuovo, per la città.
Sì, abbiamo seguito una linea di lavoro molto peculiare, investendo sulla produzione di opere d’arte e sulla relazione con gli artisti, italiani e internazionali, offrendo loro uno spazio di libertà e dandoci la possibilità di presentare sempre mostre nuove, con lavori spesso inediti. A vent’anni di distanza, se guardo alle mostre che abbiamo fatto, ritrovo Napoli vista attraverso gli occhi degli artisti che abbiamo invitato a presentarci uno sguardo nuovo sulla città. Un caleidoscopio di Napoli che è curioso e soddisfacente ripercorrere e mettere insieme.

Dunque è possibile conciliare territorialità e internazionalità nella pratica, al di là della retorica di certe formule?
Non è facilissimo far comprendere che si può lavorare su entrambi i fronti per farli incontrare, senza tradire nessuno. Spesso mi sono sentito dire che guardo troppo all’estero. Non è vero: io ho sempre cercato e cerco di costruire un dialogo forte tra la città e tutto ciò che esiste nel mondo. Lo facciamo da vent’anni con l’attività espositiva, e da cinque anche con il progetto sulla didattica museale e l’educazione dell’arte. Ricordiamo anche che il partenariato con la Regione Campania prosegue da 18 anni, ed è un modello che funziona per tutta una serie di motivi: sia dal lato nostro che dal lato politico c’è stata una coincidenza di obiettivi raggiunti. Devo riconoscere il merito anche a Vincenzo De Luca, che ha creduto nel sodalizio.

I 20 anni della Fondazione Morra Greco a Napoli. Intervista di bilancio: nuovi obiettivi, territorio, formazione, produzione artistica
EDI Global Forum. Photo Maurizio Esposito, Courtesy Fondazione Morra Greco

Dalla produzione artistica all’educazione all’arte. Gli obiettivi della Fondazione

Si diceva di didattica museale ed educazione all’arte. L’EDI Global Forum, che la Fondazione ha ideato e sviluppato a partire dal 2022, è certamente l’impegno più oneroso degli ultimi anni. Di che si tratta e che obiettivi si pone?
EDI nasce a Napoli con l’idea di sviluppare una piattaforma internazionale in cui tutte le principali esperienze di ricerca didattica possano essere messe in rete, in contatto e in condivisione. E in tal senso ha consolidato il nostro legame con il territorio, sempre declinandolo in chiave internazionale, facendo scouting di tutte le realtà territoriali che si occupano di educazione all’arte in Campania e mettendole in contatto con esperienze analoghe all’estero. EDI è un format originale, e ha grandi potenzialità: ogni anno ospitiamo oltre 200 tra i più importanti musei del mondo e ragioniamo sulla possibilità di creare nuove professionalità nel segmento educativo.

Perché proprio l’educazione?
Se mi chiedono qual è la cosa che oggi serve più al mondo, in generale, rispondo l’educazione. Viviamo in un mondo che è sempre meno educato, si scambia il nozionismo per cultura, ma quello non è frutto di una mente educata. E non tratto il tema in modo buonista, ma per le reali ricadute pratiche in un contesto che cambia velocemente (si pensi alla difficoltà di gestire e regolamentare il progresso tecnologico): se non hai fondamenti educativi, non avrai capacità di capire cosa accettare o rifiutare. L’educazione è importante per la sussistenza. Abbiamo bisogno di persone con capacità critica. Eppure nel settore museale il segmento degli educatori internazionali non è sufficientemente valorizzato. Ecco perché è nato EDI.

Martin Kersels, Penteconter, 2025, Wood, carriage wheels, watercolor on canvas_Note_a penteconter is the type of ship Ulysses sailed on back to Ithaca, Installatio View, Fondazione Morra Greco, Napoli
Martin Kersels, Penteconter, 2025, wood, carriage wheels, watercolor on canvas. Installation view, Fondazione Morra Greco, Napoli

Valorizzare la marginalità

Tornando alla programmazione espositiva di Palazzo Caracciolo, avete scelto di non puntare sul mainstream…
Io sono fissato con il concetto di marginalità, che ho sempre considerato una risorsa. Il mainstream non corrisponde necessariamente alla qualità. Per esempio, ci sono tanti artisti che hanno parlato troppo presto di alcune cose: la loro ricerca è stata (è) in anticipo rispetto a certi gusti. E a me interessa moltissimo questa idea di guardare verso il futuro, ricercando nell’incompreso e nel marginale. In questa seconda categoria rientrano anche gli artisti mid-career che hanno avuto molto successo da giovani e che quando non sono più di moda scompaiono dalla scena, pur avendo ancora molto da dire. Io ogni anno cerco sempre di riproporre una serie di artisti che non sono più al centro dell’attenzione: il lavoro che fanno è molto attuale e fresco, a volte più fresco della ricerca di giovani artisti. Mi è capitato più di una volta di riavviare certe carriere.


Quindi il legame con gli artisti è centrale nell’attività della Fondazione.
Gli artisti diventano compagni di viaggio, con molti si consolida un rapporto forte e personale. Loro hanno dato una mano a me con le produzioni, io ricambio il sostegno nel tempo. C’è un profondo legame di stima e di sinergia.

Il futuro della Fondazione Morra Greco

Ora è il momento delle celebrazioni. Cosa farete?
Stiamo ancora lavorando sulla formula delle mostre, ma l’idea è di costruire una sorta di racconto attraverso le opere d’arte che spieghi a tutti cosa sono stati questi vent’anni, a partire dal prossimo novembre.

E il futuro prossimo della Fondazione, come lo immagina?
Ci stiamo orientando sull’essere pratici. Vorremmo sviluppare un’attività formativa, per costruire nuove professionalità. Noi lavoriamo con artigiani, carpentieri, fabbro-ferrai, installatori: tutte professionalità che interagiscono con il comparto dell’arte e che possono essere messe a sistema, per offrire nuove opportunità di occupazione qualificata. L’arte per me è uno strumento per arrivare a un progetto di sviluppo sociale. Territorio, produzione, formazione sono tutti addentellati di un’operazione d’arte. In questo percorso la regione Campania ci ha sempre affiancato, e continuerà a farlo.

Livia Montagnoli

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