I fiori notturni più belli da avere in giardino: quali sono — idealista/news


Non tutti i fiori danno il meglio di sé al sole durante il giorno, alcuni riservano la loro fioritura più spettacolare al buio. Sono i fiori notturni: piante che aprono i petali al tramonto, sprigionano profumi intensi e trasformano il giardino in un luogo diverso non appena cala la sera. Ecco, allora quali scegliere, perché fioriscono di notte e come curarli al meglio in casa o in giardino.

Quali sono i fiori che si aprono di notte?

I fiori notturni più conosciuti e coltivati sono il gelsomino notturno, la bella di notte, la violaciocca notturna, l’ipomea alba, la regina della notte e l’Epiphyllum oxypetalum. Ma perché accade? Aprirsi di notte non è un capriccio, ma una strategia di sopravvivenza affinata nel tempo.

Molte di queste piante crescono in ambienti caldi, dove il sole di giorno fa evaporare rapidamente nettare e umidità. Rimandare la fioritura alle ore fresche permette di risparmiare acqua e di offrire un nettare più abbondante. Infatti, un profumo molto più intenso rispetto ai fiori diurni riesce a orientare gli insetti anche a distanza. 

Gelsomino notturno

Il gelsomino notturno è probabilmente il fiore più noto. Nonostante il nome, non appartiene alla famiglia dei veri gelsomini: è una Solanacea originaria delle zone tropicali dell’America. Produce piccoli fiori tubolari, di colore bianco-verdognolo, poco appariscenti alla vista. Dopo il tramonto sprigiona una fragranza così potente da raggiungere anche i giardini vicini, dolce e quasi inebriante.


È un arbusto vigoroso che può superare i due metri di altezza. Ama il clima mite e teme il gelo intenso: nelle regioni fredde conviene coltivarlo in vaso, così da poterlo riparare in inverno. Predilige posizioni soleggiate o a mezz’ombra e un terreno ben drenato.

Bella di notte

La bella di notte (o scientificamente Mirabilis jalapa) deve il suo nome a un’abitudine curiosa: i fiori si schiudono nel tardo pomeriggio, restano aperti tutta la notte e si richiudono al mattino successivo. In molte zone è chiamata anche “fiore delle quattro” proprio per la puntualità con cui apre i petali.

I suoi fiori, a forma di piccola tromba, offrono una tavolozza sorprendente: rosa, giallo, bianco, rosso e persino sfumature screziate. Non è raro trovare tinte diverse sulla stessa pianta, e a volte perfino sullo stesso fiore. La bella di notte è una pianta facile da coltivare, si sviluppa velocemente, resiste bene al caldo e si riproduce con abbondanza tramite semi. Le sue radici tuberose le permettono di sopravvivere all’inverno anche in climi temperati, rispuntando in primavera.

Violaciocca notturna

La violaciocca notturna di giorno passa quasi inosservata: fiorellini piccoli, dai toni lilla o violacei tenui, spesso un po’ chiusi e dall’aspetto modesto. I petali si distendono e la pianta libera un profumo dolce e speziato, considerato tra i più piacevoli nell’ambito dei fiori notturni.

È un’annuale rustica e poco esigente. Si semina direttamente in piena terra e non richiede grandi cure, il che la rende ideale per bordure, aiuole o vasi da posizionare vicino ai luoghi in cui si trascorre la serata all’aperto. Ama il sole ma tollera bene la mezz’ombra.


Ipomea alba

L’ipomea alba conosciuta anche come “fiore della luna” è una rampicante spettacolare imparentata con i comuni convolvoli. La differenza sostanziale è nell’orario: mentre i suoi parenti aprono al mattino, lei riserva la fioritura alla notte.

I fiori sono grandi, bianchi e a forma di imbuto, con un diametro che può raggiungere i quindici centimetri. Si aprono rapidamente al crepuscolo, quasi si potesse assistere al movimento a occhio nudo, ed emanano una delicata fragranza.

Essendo una rampicante vigorosa, ha bisogno di sostegni robusti: pergole, grigliati, recinzioni o archi che possa avvolgere man mano che cresce. In una sola stagione può coprire superfici notevoli. Preferisce il pieno sole, il terreno fertile e annaffiature regolari. 

Regina della notte

La regina della notte è forse il fiore notturno più leggendario. Con questo nome si indica spesso il Selenicereus grandiflorus, un cactus rampicante che regala una delle fioriture più rare e affascinanti del mondo vegetale.

Il motivo del suo fascino sta nella brevità della fioritura. Il fiore, enorme, bianco e intensamente profumato, sboccia una sola notte all’anno e appassisce all’alba. Chi lo coltiva attende quel momento per settimane, e non di rado organizza vere e proprie veglie per assistervi.


Epiphyllum oxypetalum

L’Epiphyllum oxypetalum è un cactus epifita spesso confuso, appunto, con la regina della notte. Anche in questo caso si assiste a una fioritura effimera e memorabile: fiori grandi, candidi e profumatissimi che si schiudono di notte per poi chiudersi definitivamente al mattino. A differenza dei cactus del deserto, questa specie vive naturalmente aggrappata ai tronchi degli alberi nelle foreste tropicali. Ha fusti piatti e carnosi, simili a foglie, dai cui bordi spuntano i boccioli.

Cos’è un moon garden e come curarlo

Un moon garden (che si può tradurre letteralmente come “giardino della luna”) è uno spazio verde progettato per essere vissuto e ammirato di notte. L’idea è semplice ma affascinante: raccogliere piante dai fiori chiari, dalle foglie argentee e dai profumi serali in modo che il giardino “si accenda” proprio quando cala il buio.

Il principio guida è la luminosità riflessa. Fiori bianchi, crema e color pastello catturano la luce della luna e sembrano brillare, mentre le tinte scure spariscono nell’ombra. Per questo, in un moon garden, il bianco è protagonista. Gli elementi che non dovrebbero mancare sono:

  • Fiori notturni profumati, come gelsomino notturno, ipomea alba e violaciocca notturna.
  • Piante a fioritura bianca o pallida, per massimizzare la resa alla luce lunare.
  • Fogliame argentato o variegato, ad esempio salvia argentata o artemisia, che riflette la luce anche quando non ci sono fiori.

Un ultimo suggerimento riguarda l’illuminazione artificiale. Meglio dosarla con parsimonia: qualche luce soffusa e indiretta valorizza il giardino senza cancellare l’effetto della luna, che resta il punto centrale.


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 Matteo Squillante

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