Il servizio del 19 giugno su Vicoforte-Barolo e Asti-Cuneo aveva fissato date, sedi e richiesta atletica delle due prove maschili. Il verdetto di Cuneo chiude quella pagina con un nome netto: Milan. Le rampe e il caldo hanno selezionato la corsa prima dell’ultimo circuito, poi il rettilineo di corso Nizza ha consegnato la maglia al velocista più atteso.
Il racconto separa l’ordine d’arrivo, il finale di gara e i legami con gli altri verdetti tricolori piemontesi.
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Milan chiude davanti a Dati e Romele
Il traguardo di Cuneo ha fissato un ordine secco: Jonathan Milan primo, Tommaso Dati secondo e Alessandro Romele terzo. Il tempo del vincitore è 4h52’40” e i due immediati inseguitori sono arrivati senza distacco. La maglia finisce sulle spalle di un corridore che nelle volate lunghe usa massa, rapporto e traiettoria come un’unica leva agonistica.
Il podio racconta anche la natura della corsa. Dati ha retto l’ultimo tratto in leggera ascesa con una progressione da finisseur resistente. Romele ha provato a prendere spazio prima della volata piena. Milan ha aspettato il tempo di uscire dalla scia, ha lasciato consumare l’attacco e ha superato sul tratto più esposto.
Lo sprint nasce da una corsa già consumata
Negli ultimi chilometri la corsa era uscita dalla grammatica ordinata del treno. La Lidl-Trek aveva speso molti uomini per cucire le fughe e per tenere Milan nella zona favorevole. Quando la strada è entrata nella parte cittadina, il friulano ha dovuto saltare sulle ruote senza il cordone dei compagni.
La scelta vincente è stata l’attesa. Romele ha anticipato la volata, Dati è risalito forte e Milan ha sfruttato la scia fino al momento giusto. L’ultimo tratto a Cuneo puniva ogni uscita troppo lunga: chi prendeva aria prima del dovuto pagava il metro finale. Milan ha trasformato quell’attesa in accelerazione.
Lidl-Trek spende uomini e Milan resta solo
La vittoria porta il marchio della Lidl-Trek molto prima dello sprint. La squadra ha accettato il peso del pronostico, ha tenuto vicina una fuga numerosa e ha usato corridori da classiche come Giulio Ciccone, Simone Consonni, Andrea Bagioli e Jacopo Mosca per far arrivare la gara dentro il territorio favorevole a Milan.
Il peso di questa regia si è visto nel finale. A dieci chilometri dall’arrivo Milan non aveva più il gruppo compatto attorno. Lì la prova è diventata individuale: posizione, scelta della ruota, risposta alle fiammate. Un velocista puro avrebbe sofferto quella solitudine. Milan l’ha gestita come un passista potente.
Dati e Romele, due piazzamenti che pesano
Tommaso Dati porta sul podio una stagione in crescita, con una volata capace di restare viva fino alla linea. Il suo secondo posto vale per il modo in cui è arrivato: non una ruota raccolta per inerzia, bensì una progressione in un finale che chiedeva resistenza più che pura rapidità.
Alessandro Romele ha scelto la via dell’anticipo. Ha aperto prima degli altri e ha costretto Milan a inseguire un riferimento mobile. La terza posizione premia anticipo tattico e sangue freddo nel cercare spazio quando il gruppo era già scomposto dalle ultime accelerazioni.
Il doppio tricolore piemontese: Ganna a Barolo, Milan a Cuneo
La settimana piemontese consegna due maglie con natura opposta. Filippo Ganna aveva dominato la cronometro Vicoforte-Barolo in 47’39”68, battendo Luca Giaimi e Mattia Cattaneo. Due giorni dopo, la prova in linea ha premiato Milan in una corsa molto più dipendente da squadra, caldo e posizione.
Il confronto tra le due vittorie racconta bene la varietà del programma. Ganna ha vinto isolato contro il tempo, dentro una disciplina che misura postura e potenza continua. Milan ha preso il tricolore dentro il gruppo, usando il lavoro dei compagni fino a quando la corsa gli ha imposto di scegliere da solo.
Cuneo ha deciso la gara sul suo asse urbano
Il finale non era un rettilineo anonimo. La corsa è entrata verso il centro cittadino passando dal ponte vecchio, poi via Roma, piazza Galimberti e corso Nizza. La volata all’altezza del Palazzo della Provincia ha chiuso una giornata in cui la gestione della posizione valeva quanto la potenza pura.
Il tratto urbano ha tolto margine agli errori. Le rotonde, le variazioni di carreggiata e l’arrivo in leggera ascesa hanno impedito un lancio meccanico dello sprint. Milan ha vinto perché ha letto il finale come una sequenza di micro-scelte: restare coperto, non farsi chiudere, uscire quando Romele aveva già acceso la corsa.
Fuga ampia e caldo hanno sfilacciato il gruppo
La giornata non è scivolata verso Cuneo con un copione lineare. Una fuga ampia ha preso corpo dopo pochi chilometri e ha obbligato la Lidl-Trek a tenere alta la vigilanza. Il caldo ha fatto il resto, togliendo freschezza a molti uomini prima che il finale entrasse nella zona davvero favorevole alle ruote veloci.
Il rientro del gruppo non ha cancellato la fatica accumulata. Il lavoro di giornata ha svuotato i treni e ha consegnato gli ultimi chilometri a un gruppo meno ordinato. Per Milan il titolo vale anche per questa ragione: la vittoria non è arrivata dentro una passerella costruita su misura ma in una gara in cui il piano della vigilia ha resistito solo fino a metà del finale.
La maglia entra ora nella stagione di Milan
La maglia tricolore non è una divisa celebrativa da indossare una volta. Nel gruppo professionistico modifica la riconoscibilità immediata del corridore, soprattutto negli sprint televisivi in cui la telecamera cerca il campione nazionale. Milan porterà sulle spalle un segnale visibile in ogni arrivo adatto alle sue caratteristiche.
Il programma indicato dopo il traguardo colloca il debutto del tricolore al Giro di Polonia. La scelta ha senso sportivo: una corsa di una settimana, con spazio per volate e giornate mosse, offre a Milan terreno per usare la maglia senza attendere mesi. La Lidl-Trek avrà un campione nazionale da schierare in gare dove l’ultima ora conta più del solo rettilineo.
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Junior Cristarella
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