Venerdì sera. Roma. Via degli Annibaldi. I fari accesi. Il Colosseo illuminato. Il suono di un motore che rimbalza sulle pietre antiche. Comincia così.
C’è una macchina che parte prima di tutte. Ha il numero zero. Non compete. Raccoglie dati. Al volante c’è Ott Tänak. Campione del mondo 2019. Estone. Uno dei più forti rallisti del pianeta. Affiancato dal navigatore Martin Järveoja, lo stesso con cui ha vinto il mondiale sette anni fa.
Non viene a Roma per vincere una gara. Viene per studiare le strade. Perché dal 2027 il Rally di Roma Capitale è pronto ad entrare nel calendario mondiale del WRC. E Tänak, sulla Toyota GR Yaris Rally2 laboratorio, percorre le prove speciali davanti a tutti per capire cosa c’è da sapere. Un campione del mondo che fa da apripista. È già uno spettacolo.
La città
Roma non è una città da rally. Eppure.
I rally hanno questa caratteristica unica: si corrono sulle strade di tutti i giorni. Il tragitto casa-lavoro, la statale del sabato mattina, la provinciale che conosci a memoria. All’improvviso, per tre giorni, queste strade diventano prove speciali.
L’EUR è il centro. Il piazzale davanti al Salone delle Fontane diventa il parco assistenza. Centoventisei auto parcheggiate all’ombra del Colosseo Quadrato. I meccanici che lavorano. I piloti che rivedono le note. Gli spettatori a mezzo metro dalle vetture. È una cosa che non si vede in Formula 1. Non si vede in nessun altro sport motoristico: è il mondo dei Rally bellezza e tu lo puoi solo ammirare.
Il percorso
Tre giorni. Undici prove speciali. Quasi 197 chilometri cronometrati. Oltre 200 di trasferimento.
Venerdì sera: la prova spettacolo a Colle Oppio, ai piedi del Colosseo. Prima le auto sfilano dall’EUR, poi scattano alle 20 in punto. I fari illuminano le pietre dell’Anfiteatro Flavio. Il suono rimbalza tra le mura.
Sabato: il Reatino. Le strade sul Lago Turano. Salite, curve, rettilinei. Si sale fino a 1.600 metri nel cuore dell’Appennino. Poi si scende verso Poggio Moiano. Domenica: la Valle dell’Aniene. Subiaco. Le gallerie scavate nella roccia che portano al Monte Livata. Cantenaro-Gerano, la prova finale contro il cronometro. Poi Roma. Via della Conciliazione. Il traguardo ai piedi di San Pietro. Alle 18:30 la premiazione. Sopra, le Frecce Tricolori.
Tre giorni di gara. Un cerchio perfetto intorno alla città. C‘è poca Ciociaria in questa edizione 2026 eppure quella terra ha un posto speciale nel cuore di Max Rendina l’ex Campione del Mondo Rally che ha continuato a correre da dietro una scrivania, tagliando altri traguardi ancora più ambiziosi. È lui il visionario che ha creduto per primo nel Mondiale a Roma, lui ha iniziato a tessere le relazioni giuste per arrivare dopo anni di lavoro a quella bandiera a scacchi che sventolerà nel 2027 e di cui questa del 2026 è la prova generale. Perché la Ciociaria non c’è?
Manca perché i piloti del Rally di Roma conoscono ormai alla perfezione ogni centimetro degli asfalti ciociari, li hanno percorsi nelle 13 edizioni precedenti. Ora bisogna studiare ciò che ancora non si conosce, scoprire le insidie del Reatino e come creare anche lì un Mondiale in assoluta sicurezza. La Ciociaria tornerà nel 2027, sulla mappa del Rally di Roma perché non ha mai lasciato il cuore di Rendina.
Cosa si gioca qui
Non è una gara qualunque nel calendario. È la terza prova del Campionato Europeo FIA — l’ERC — e la quarta del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco, il CIAR. Due classifiche aperte. Due serie in cui Roma pesa.
Chi arriva a Via degli Annibaldi venerdì sera con punti da difendere sa che tre giorni sugli asfalti laziali possono cambiare una stagione. Chi arriva con punti da recuperare sa che questa è una delle ultime occasioni giuste per farlo. La pressione non è solo quella del cronometro. È quella della classifica che scorre e dei rivali che guardano.
Marczyk, campione europeo in carica, difende. Gli altri attaccano. È questa la seconda storia che scorre parallela ai chilometri.
3,7 secondi
L’anno scorso qui successe una cosa straordinaria. Giandomenico Basso e Andrea Mabellini si sfidarono per duecento chilometri. Testa a testa. Prova dopo prova. Speciale dopo speciale. Alla fine, dopo tutto questo, li separavano 3,7 secondi.
Tre virgola sette. Basso vinse. Mabellini arrivò secondo.
Quest’anno sono di nuovo qui. Tutti e due. Basso con il numero quattro sulla Skoda Fabia RS. Mabellini con il numero sei, sulla Lancia Ypsilon Rally2 HF. Lo stesso mezzo con cui la casa torinese sta cercando di tornare a essere qualcosa nel motorsport internazionale.
Mabellini vuole riscattarsi. Basso non ha intenzione di farsi riscattare. Tra loro, 3,7 secondi che pesano ancora.
Ma c’è anche un’altra storia di riscatto. È quella del marchio Lancia. Non è un nome qualunque nel mondo dei rally. Negli anni Ottanta la Delta dominò il mondiale per anni. Poi il silenzio. Decenni di assenza. Adesso la casa torinese è tornata. Ha scelto Roma per mostrare i muscoli. Schiera una flotta di Ypsilon Rally2 HF. Quattro piloti ufficiali: Andrea Crugnola, campione italiano in carica, numero 23. Andrea Mabellini, numero 6. Yohan Rossel, numero 18, stella del WRC2. Nikolay Gryazin, numero 19, bulgaro con un feeling particolare per gli asfalti laziali: li ha già dominati in passato.
Più Yoann Bonato e le vetture private. Una corazzata. Roma come palcoscenico per un ritorno che ha il sapore del manifesto industriale.
Il campo
Centotredici equipaggi ufficiali, più dodici del Trofeo Suzuki. Trenta nazioni. Il campione in carica Miko Marczyk, polacco, numero 2. Il finlandese Teemu Suninen, numero 1 sulla Skoda Fabia RS, pronto ad aprire le danze. Il giapponese Hiroki Arai, numero 3. Poi i nomi che gli appassionati italiani conoscono: Simone Campedelli con la Toyota GR Yaris Rally2 affiancato da Tania Canton, Fabio Andolfi sulla Skoda, Simone Tempestini, William Creighton, Erik Cais.
Toyota Motor Italia schiera anche il secondo equipaggio ufficiale: Benjamin Boulenc e Chloé Barozzi. Due nomi in meno nell’occhio del pubblico generalista ma presenti nell’entry list con tutto il peso di una scuderia ufficiale.
E poi lui. Heikki Kovalainen. Finlandese. Ex pilota di Formula 1. Adesso sui rally, numero 102 su una Citroen C3. Una presenza che aggiunge alla gara una dimensione diversa: chi viene dalla F1 e sceglie i rally non lo fa per sbaglio.
I giovani
Le categorie minori sono dove si capisce il futuro.
In ERC3, diciassette equipaggi divisi tra Ford Fiesta Rally3 e Renault Clio Rally3. L’italiano Matteo Fontana, numero 57, viene da un successo straordinario nel WRC3 all’Acropoli di Grecia. Sulle strade di casa dovrà battere il leader del campionato europeo Lucas Zielinski, finora dominatore assoluto della categoria.
In ERC4 e Junior ERC il debutto della Lancia Ypsilon Rally4 HF. Vetture nuove, giovani piloti. Gli italiani Davide Pesavento, Tommaso Sandrin e Francesco Dei Ceci contro le promesse europee. È qui che si costruisce chi vincerà il mondiale tra dieci anni.
Il Trofeo Suzuki ha messo in palio 150.000 euro. Per gli Under 25 c’è una classifica separata: chi vince sia l’assoluta che la giovanile porta a casa 32.000 euro. Non è poco, per un ragazzo che sta cominciando.
Jean Claude Vallino, piemontese, è il favorito. Stagione precedente da protagonista assoluto. Lo insegue il veterano Roberto Pellè, che il trofeo lo frequenta da oltre dieci anni. E il siciliano Giorgio Fichera.
Come funziona davvero
Ogni due minuti parte una macchina. Nelle categorie minori, ogni minuto. Ma c’è una distinzione che cambia tutto. Nella prima tappa del sabato, i piloti della classe regina — ERC1 e Rally2 — partono tassativamente a due minuti l’uno dall’altro, senza eccezioni. È una regola rigida: la stessa strada, lo stesso tempo di recupero, nessun vantaggio legato all’ordine di partenza.
Per i piloti delle categorie inferiori e per quelli più indietro in classifica, l’intervallo scende a un minuto. Questo significa che la gara vera, quella che si vede, non è quella che si capisce. Un pilota può sembrare lento in una speciale e avere un vantaggio accumulato che gli altri non sanno. Oppure essere velocissimo sotto gli occhi degli spettatori e perdere tutto in una prova senza pubblico, tra le gallerie di roccia di Subiaco.
I rally sono così. La classifica non la vedi mai in tempo reale. La ricostruisci. E spesso ti sorprende.
Roma come non si vede
Via della Conciliazione alle 18:30 di domenica. Le auto parcheggiate davanti a San Pietro. I piloti sul palco. Le Frecce Tricolori che sorvolano la basilica. È un’immagine che nessun’altra città al mondo può offrire con questa densità di storia in pochi metri quadrati: il Colosseo il venerdì sera, la Basilica il domenica pomeriggio. Nel mezzo, 197 chilometri di prove tra l’Appennino reatino e le gole sublacensi, Ott Tänak che studia le strade per il mondiale del 2027, Lancia che rinasce sugli asfalti laziali e 3,7 secondi che Mabellini non ha ancora dimenticato.
La quattordicesima edizione del Rally di Roma Capitale comincia domani.
Roma è pronta.
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