Torino, smartphone e hashish nel Padiglione B


Il nascondiglio dà la misura dell’intervento: il materiale era dentro un oggetto ordinario della vita di cella, non in un contenitore costruito per apparire sospetto. Per la Polizia penitenziaria la ricerca si è spostata sulla zona più minuta del reparto, quella in cui biancheria, indumenti e effetti personali si confondono con la quotidianità.

Avviso al lettore: il sequestro del materiale non attribuisce responsabilità personali a soggetti non identificati nel pezzo.

Sommario dei contenuti

La cella e il calzino: il luogo del sequestro

Il rinvenimento riguarda una cella del Padiglione B. La scheda materiale coincide nelle cronache di ANSA e RaiNews Piemonte: uno smartphone, circa 40 grammi di hashish, un calzino usato come involucro e la biancheria come copertura. Il sequestro nasce da una perquisizione interna, con il materiale già dentro l’area detentiva.


La scelta della biancheria cambia il lavoro degli agenti: la ricerca attraversa oggetti quotidiani insieme a contenitori anomali. In una sezione affollata, ogni calzino, asciugamano o indumento diventa una tasca di transito.

Il Padiglione B dentro il carcere a otto reparti

Il sito ufficiale della Casa Circondariale di Torino descrive il Lorusso Cutugno come uno degli istituti più grandi d’Italia: inaugurazione nel 1986, otto padiglioni e numerose sezioni, tutti i circuiti detentivi tranne il 41 bis. Il Padiglione B appartiene a una macchina estesa, attraversata da spostamenti interni, consegne autorizzate e gesti ordinari di reparto.

Dentro una struttura di questa scala, il materiale vietato non ha bisogno di percorrere lunghi tragitti dopo l’ingresso. Una volta raggiunta la sezione, trova riparo negli oggetti ammessi e costringe l’ispezione a scendere al livello della vita minuta: biancheria, cassetti, effetti personali e sacchetti.

Il doppio valore di hashish e smartphone

Hashish e telefono lavorano su piani diversi. La sostanza alimenta scambi, crediti informali e pressioni fra detenuti. Lo smartphone riapre canali di comunicazione sottratti alle autorizzazioni dell’istituto.

Nello stesso nascondiglio i due oggetti compongono un pacchetto ad alto rendimento interno: merce da vendere e contatto esterno da mantenere. Per questo il sequestro non pesa solo per i circa 40 grammi di hashish; pesa per l’abbinamento tra sostanza e dispositivo.


La richiesta sindacale: tecnologia e organico

Il SAPPE attribuisce il sequestro al lavoro della Polizia penitenziaria. Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte, ha insistito sul presidio quotidiano degli agenti; Donato Capece, segretario generale, ha rilanciato investimenti in tecnologia, sistemi anti-introduzione, incremento degli organici e dotazioni.

La cronaca di Torino Oggi coincide sulla natura del materiale sequestrato e sulla collocazione nel Padiglione B. Il sindacato tratta il caso come segnale di un fenomeno interno stabile: telefoni e droga restano merci ad alto potere di scambio in carcere, soprattutto quando entrano nello stesso circuito.

Il precedente Sbircia dell’11 aprile

L’articolo pubblicato da Sbircia l’11 aprile, Torino, avvocato arrestato al Lorusso Cutugno con hashish e telefoni, riguardava 400 grammi di hashish in quattro panetti e telefonini destinati a detenuti, con intervento nella sala colloqui avvocati.

Il nuovo sequestro si colloca nella cella, su una geografia diversa da quella del colloquio professionale. La comparazione restringe il bersaglio investigativo a due luoghi esposti dello stesso istituto: gli accessi qualificati e lo spazio ordinario della detenzione.

I numeri ministeriali al 31 maggio

Il Ministero della Giustizia, nella scheda per istituto al 31 maggio 2026, registra a Torino 1.518 presenti su 1.119 posti regolamentari; nel totale entrano 127 donne e 716 detenuti stranieri. Il rapporto sfiora il 136 per cento della capienza.


In una struttura con questa densità, l’ispezione di biancheria, oggetti personali e spazi di cella assorbe tempo di servizio. La quantità di persone presenti incide sulla frequenza dei passaggi, sulla sorveglianza dei reparti e sulla possibilità di intercettare nascondigli ricavati dentro oggetti d’uso quotidiano.

L’articolo 391-ter e il peso dello smartphone

La Gazzetta Ufficiale colloca l’articolo 391-ter del codice penale tra i delitti contro l’amministrazione della giustizia. La norma punisce tanto la condotta di chi procura o introduce dispositivi quanto l’uso indebito da parte del detenuto.

Lo smartphone sequestrato nel Padiglione B ha un rilievo autonomo rispetto all’hashish. La disciplina sui telefoni in carcere nasce proprio per colpire la comunicazione clandestina, senza anticipare qualificazioni affidate agli atti giudiziari sul singolo sequestro.

B e C nel confronto comunale del 12 giugno

CittAgorà ha documentato la seduta congiunta delle Commissioni Legalità e Terza del Comune di Torino del 12 giugno 2026. Nel resoconto della visita effettuata il 22 maggio, i Padiglioni B e C sono indicati fra le aree più gravate da sovraffollamento, infiltrazioni, allagamenti, perdite d’acqua e carenza di personale.

Il sequestro in cella entra dentro questa pressione di reparto: il rinvenimento riguarda lo stesso padiglione citato poche settimane prima nel confronto cittadino. La coincidenza territoriale non prova un legame causale fra le urgenze strutturali e il materiale trovato, però colloca il Padiglione B in una zona già osservata dalle istituzioni locali.


Il calzino tra la biancheria e la scelta del nascondiglio

Il calzino tra la biancheria accorcia la distanza fra vita ordinaria e mercato illecito. La quantità pesa insieme al supporto materiale: un oggetto personale diventa cavità di deposito.

In carcere un nascondiglio di questo tipo obbliga gli agenti a trattare la normalità della cella come spazio di ricerca, con tempi lunghi e frizione quotidiana con chi vive nel reparto. Il sequestro non chiude il problema, lo spinge nel luogo più difficile da presidiare: la zona in cui la merce vietata si veste da oggetto comune.


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 Junior Cristarella

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