Clima, il decalogo minimo contro tutti i negazionismi: le 10 cose da fare per battere il caldo e salvare il pianeta


Oggi Il Fatto Quotidiano pubblica un estratto dell’ultima edizione de “Il clima che cambia”(Rizzoli) di Luca Mercalli con Daniele Cat Berro, Valentina Acordon e Claudio Castellano.

Il clima che cambia – Il clima che cambia, uscito per la prima volta nel 2009 e più volte ripubblicato, è diventato un punto di riferimento tra i saggi dedicati al riscaldamento globale. Ne riportiamo le “Dieci cose da sapere”.

1) IL CLIMA STA DAVVERO CAMBIANDO?

Sì, la crisi climatica è inequivocabile, e la constatiamo dall’aumento delle temperature medie globali (+1,4 °C nell’ultimo secolo), dalla maggiore frequenza di ondate di calore inedite (in Europa: 2003, 2015, 2019, 2022…), con conseguente fusione dei ghiacciai (superficie ridotta di due terzi in due secoli sulle Alpi), aumento dei livelli oceanici (+4,7 mm/anno), maggior frequenza di siccità e incendi boschivi, variazioni nella distribuzione geografica di piante e animali ed estinzioni di specie.

In alcune zone piove di più (Nord Europa), in altre di meno (Mediterraneo), ma in generale nel mondo stanno aumentando i rovesci intensi (Italia inclusa), perché con le temperature più elevate l’acqua evapora più rapidamente dagli oceani e l’aria può contenere più vapore acqueo (+7% per ogni grado Celsius).

2) PERÒ QUEST’INVERNO SULLE ALPI HA NEVICATO MOLTO…

Non bisogna confondere i concetti di tempo, ovvero le situazioni meteorologiche a scala locale nell’orizzonte di ore o pochi giorni, e di clima, cioè l’evoluzione delle condizioni medie su lunghi periodi, alla scala di decenni e secoli e a livello globale.

Anche in un pianeta che mediamente (e velocemente!) si riscalda, qua e là si possono ancora verificare brevi periodi di freddo insolito, benché più rari (estremi di freddo circa 10 volte meno frequenti di quelli di caldo), o nevicate abbondanti.

3) DI CHI È LA COLPA?

In passato il clima terrestre è sempre cambiato per cause naturali (caratteristiche dell’orbita terrestre, variazioni dell’attività solare, eruzioni vulcaniche), ma il riscaldamento attuale è di sicuro dovuto alla crescente emissione di gas serra conseguente all’utilizzo di combustibili fossili e alla deforestazione (CO₂, diossido di carbonio) e all’allevamento di animali (CH₄, metano). Nel 2025 si è toccato un record di emissione di 38 miliardi di tonnellate di sola CO₂ da fonti fossili, la cui concentrazione nell’aria è salita a 430 parti per milione, massimo valore da 14 milioni di anni.

4) CHI EMETTE PIÙ GAS SERRA?

I Paesi più ricchi, con economie basate su petrolio e carbone e molti sprechi di energia e materie prime, emettono oltre 15 tonnellate di CO₂ equivalente pro capite all’anno (USA, Canada, Australia, Arabia Saudita). Al contrario, i Paesi più poveri (Africa subsahariana, Afghanistan…), dove non si raggiungono i livelli minimi di accesso a energia, cibo e servizi, contribuiscono con poche decine di chilogrammi di CO₂ pro capite. L’Europa e l’Italia stanno nel mezzo, rispettivamente con 7,1 e 6,3 tonnellate pro capite (2024), mentre cresce il contributo delle economie emergenti (Cina, India, Brasile).

5) COSA POTRÀ ACCADERE IN FUTURO?

I modelli climatici indicano che, se non riduciamo le emissioni, entro la fine di questo secolo le temperature medie globali potrebbero aumentare di oltre 4 °C (ma anche di 10 °C e più nell’Artico), moltiplicando le ondate di caldo mortali e facilitando la propagazione di malattie tropicali.

Tempeste e nubifragi più violenti si alterneranno a siccità più lunghe, penalizzando la produzione agricola; i ghiacciai fonderanno (quasi del tutto sulle Alpi) e i mari si alzeranno di almeno un metro, sommergendo città abitate da centinaia di milioni di persone (Venezia, Londra, New York, Mumbai, Giacarta…). Questi gravi effetti, in gran parte ignoti alla scala dell’esistenza della specie umana, si ripercuoteranno per millenni.

6) COME SI PUÒ PREVEDERE IL CLIMA TRA CENT’ANNI?

Le previsioni meteorologiche forniscono dettagli sul tempo atmosferico nell’orizzonte di ore o giorni e su spazi di pochi chilometri, e non possono spingersi oltre una decina di giorni. Le previsioni climatiche, invece, ottenute da modelli di simulazione su supercalcolatore che accoppiano atmosfera, oceani, criosfera (ghiacci) e biosfera, indicano l’evoluzione media del clima globale a scala secolare in base a scenari economici, tecnologici e sociali (popolazione, consumi energetici, emissioni serra), senza prevedere il tempo dei singoli giorni o anni in località precise. Per questo sono considerate affidabili.

7) PERCHÉ DOBBIAMO PREOCCUPARCI?

Stravolgendo gli ambienti naturali da cui dipendiamo in tempi brevissimi, i cambiamenti climatici minacciano la nostra civiltà, sviluppatasi negli ultimi 10.000 anni di clima stabile e favorevole all’agricoltura (Olocene). Se incontrastati, insidieranno la salute umana e scateneranno migrazioni epocali e gravi tensioni geopolitiche, che si sommeranno alle guerre per l’accesso a risorse naturali sempre più scarse in un mondo sovraffollato (acqua, terre coltivabili, petrolio e minerali, pesce, legname…).

8) COSA POSSIAMO FARE?

Dobbiamo ridurre subito la pressione umana su ambiente e clima (Antropocene), diminuendo i consumi di energia e materie prime e passando alle energie rinnovabili. Occorre una convergenza tra strategie individuali e collettive (dal basso) e politiche (dall’alto), che permettano di soddisfare i bisogni primari dell’umanità rimanendo entro i limiti fisici del pianeta (l’economia della ciambella).

9) COS’È L’ACCORDO DI PARIGI?

È un accordo internazionale raggiunto nel dicembre 2015 alla COP21 di Parigi, ratificato da 193 Paesi, oltre all’Unione Europea, responsabili di circa l’80% delle emissioni globali di gas serra. L’obiettivo è raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, per contenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C, e possibilmente entro 1,5 °C, rispetto all’era preindustriale. Ogni Paese segue piani nazionali volontari di riduzione delle emissioni (NDC – Nationally Determined Contributions), ma gli obiettivi attuali non sono ancora sufficienti: con i piani oggi previsti la temperatura globale aumenterebbe comunque di quasi 3 °C, abbastanza da favorire la fusione della calotta dell’Antartide occidentale. Occorre fare in fretta: il tempo utile per agire sta per scadere.

10) COME SI STA COMPORTANDO L’ITALIA?

Come nel resto d’Europa, la consapevolezza ambientale e gli sforzi di decarbonizzazione sono aumentati negli ultimi anni. L’efficienza nella produzione di energia è migliorata; le fonti rinnovabili coprono circa il 40% dei consumi elettrici, ma solo il 20% del consumo totale di energia, considerando anche i combustibili per riscaldamento e trasporti. Le emissioni complessive di gas serra sono diminuite del 30% tra il 1990 e il 2024. Tuttavia, restiamo un Paese che consuma, spreca e inquina troppo: l’impronta ecologica nazionale è pari a tre pianeti.


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