la sfida di raccontare la complessità oltre gli slogan – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


L’illusione della risposta semplice: il linguaggio che svuota la realtà

La semplificazione semantica rischia di svuotare la divulgazione. Come ricordato dal Prof. Giuseppe Pulina, affidare la mediazione della conoscenza agli algoritmi e a messaggi elementari provoca una perdita di complessità. Il sistema viene privato del suo contenuto scientifico ed economico, lasciando il consumatore disorientato.

Raccogliendo questa sollecitazione, provo a restituire la fotografia reale del settore: tra il 2006 e il 2025 la zootecnia italiana ha perso il 12,2% dei bovini, il 15,6% dei suini e il 28,1% degli ovini; il dimezzamento della superficie a mais ha aggravato la dipendenza da mangimi esteri, con acquisti di mais oltreconfine che superano ormai la produzione nazionale1; il tasso di autoapprovvigionamento della carne bovina è crollato dal 48% del 2020 al 39% del 20242. Numeri che descrivono un settore molto diverso da quello delle narrazioni correnti: meno animali, molto più produttivi, ma sempre più dipendenti dall’estero.

Dietro la riduzione degli allevamenti c’è soprattutto una compressione della redditività che dura da anni. A pagarne il prezzo sono in particolare le aziende più piccole e quelle delle aree interne e montane, dove i costi strutturali sono più alti. Ne è un segnale anche la contrazione delle superfici foraggere permanenti, prati e pascoli, scese del 17,5% tra il 2006 e il 20253. Il quadro dei costi, intanto, è sempre più volatile: a settembre 2026, per l’agricoltura nel suo complesso, i prodotti energetici costano il 27,8% in più rispetto a un anno prima4. La crisi non si risolve con uno slogan, ma difendendo la sostenibilità economica di chi resiste.

La polarizzazione invisibile degli algoritmi

Sui social, gli algoritmi creano bolle informative che mostrano agli utenti solo ciò che convalida i loro pregiudizi, alimentando la radicalizzazione delle posizioni. Ne deriva un cortocircuito di monologhi paralleli: dall’assolutismo del “la carne fa male” alla retorica opposta dell’“eccellenza del Made in Italy”. Entrambe le posizioni eludono i problemi reali.

Per rompere questa polarizzazione ideologica (buono/cattivo) occorre ricordare che la zootecnia italiana è un mosaico in cui coesistono più sistemi produttivi:

  • Modello intensivo ed efficienza: realtà ad alta tecnologia (meccanizzazione e digitalizzazione) e forte selezione. Lavorano su grandi volumi e riescono a contrarre i costi variabili unitari. Un esempio lampante è il settore lattiero-caseario: tra il 2006 e il 2024 la produzione di latte è cresciuta del 27,2% grazie a un aumento della produttività per singolo capo del 54,0%5.
  • Estensivo/montano: sistemi legati al pascolo e a volumi contenuti. Il loro valore risiede nella forte identità territoriale, nella tutela della biodiversità e nel presidio idrogeologico e sociale delle aree interne.
  • Nicchie di eccellenza: produzioni su piccola scala destinate alla filiera corta per segmenti di mercato ad alto valore aggiunto.

Riconoscere questa pluralità significa comprendere che non si può giudicare un intero comparto attraverso un unico filtro ideologico, e che ogni sistema produttivo risponde a precise esigenze economiche e sociali.

Scelte di consumo: tra dati, emozioni e fiducia

I dati demoscopici smentiscono l’idea di una conversione di massa verso stili alimentari alternativi: in Italia la popolazione vegetariana e vegana è scesa dal 9,5% del 2025 all’8,5% del 2026, con i vegani ai massimi storici (3,2%) e i vegetariani in calo6. I prodotti plant-based generano 669 milioni di euro di vendite al dettaglio nel 20257 .

Se la scelta vegetariana resta minoritaria, dentro il consumo di carne la composizione sta cambiando. I dati Istat sulle macellazioni, che misurano la produzione e non il consumo, mostrano uno spostamento legato soprattutto a logiche di prezzo e nuove abitudini alimentari: tra il 2006 e il 2025 il peso morto di bovini e bufalini macellati è calato del 40,9%, mentre quello degli avicoli è cresciuto del 56,8%8.

In questo scenario, la Prof. Guendalina Graffigna (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha evidenziato come, dietro il grande rumore mediatico di fondo, le scelte diventino emotive, guidate da filtri cognitivi che amplificano l’allarmismo, allontanandolo dall’evidenza dei fatti. Per Graffigna è necessario che la ricerca esca dai laboratori per farsi promotrice di un dialogo aperto con la collettività. Condividere la conoscenza
non significa imporre dati, ma accogliere le preoccupazioni delle persone con empatia per ricostruire fiducia. I dati demoscopici smentiscono l’idea di una conversione di massa verso stili alimentari alternativi: in Italia la popolazione vegetariana e vegana è scesa dal 9,5% del 2025 all’8,5% del 2026, con i vegani ai massimi storici (3,2%) e i vegetariani in calo 6 . I prodotti plant-based generano 669 milioni di euro di vendite al dettaglio nel 20257.

Se la scelta vegetariana resta minoritaria, dentro il consumo di carne la composizione sta cambiando. I dati Istat sulle macellazioni, che misurano la produzione e non il consumo, mostrano uno spostamento legato soprattutto a logiche di prezzo e nuove abitudini alimentari: tra il 2006 e il 2025 il peso morto di bovini e bufalini macellati è calato del 40,9%, mentre quello degli avicoli è cresciuto del 56,8%8.

In questo scenario, la Prof. Guendalina Graffigna (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha evidenziato come, dietro il grande rumore mediatico di fondo, le scelte diventino emotive, guidate da filtri cognitivi che amplificano l’allarmismo, allontanandolo dall’evidenza dei fatti. Per Graffigna è necessario che la ricerca esca dai laboratori per farsi promotrice di un dialogo aperto con la collettività. Condividere la conoscenza non significa imporre dati, ma accogliere le preoccupazioni delle persone con empatia per ricostruire fiducia.

L’unicità del ruminante nella bio-economia e la reale sostenibilità della stalla

Al rapporto tra alimentazione, risorse e sostenibilità hanno dedicato i loro interventi la Prof. Elisabetta Bernardi (Università degli Studi di Bari) e il Dott. Piercristiano Brazzale (Federazione Internazionale del Latte e CEO di Brazzale S.p.A.). Quando si parla di competizione tra animali e uomo per le risorse alimentari e di impatto ecologico, le valutazioni diffuse tendono a cadere in un errore metodologico: paragonano gli alimenti semplicemente “al chilo” o sui “100 grammi” di peso, ignorando il valore biologico delle matrici alimentari9.

I moderni criteri scientifici impongono di legare l’impatto alla reale densità nutrizionale (nutrienti apportati) e all’intero ciclo di vita del prodotto (LCA)10. Questo approccio evidenzia l’unicità dei ruminanti come convertitori di risorse vegetali non edibili per l’uomo. Essi trasformano la cellulosa e i foraggi in alimenti ad alto valore biologico, valorizzando vegetali che hanno catturato carbonio atmosferico tramite la fotosintesi. Nei sistemi basati su foraggi, pascoli e sottoprodotti agroindustriali, l’allevamento può restituire più proteine edibili di quante ne consumi; il bilancio dipende però dalla razione ed è meno favorevole nei sistemi di ingrasso basati su mais e soia.

I dati ISPRA mostrano che tra il 1990 e il 2024 le emissioni di gas serra dell’agricoltura sono diminuite del 22,3%; oggi il settore agricolo pesa per il 7,7% delle emissioni nazionali, di cui il 5,9% attribuibile agli allevamenti11. Un dato che il racconto degli allevamenti come principale causa del cambiamento climatico in Italia tende a ignorare.

Governare la transizione: alcune azioni concrete

Le istanze sociali su benessere animale e sostenibilità ambientale sono già state recepite dal comparto zootecnico, spesso a costo di pesanti adeguamenti infrastrutturali e burocratici, senza che la società ne riconosca il valore economico all’origine. Queste richieste vanno accolte come legittime, da qualificare attraverso l’etica e la trasparenza dei dati, non subite. Dal confronto di Verona ricavo alcune possibili azioni concrete:

  • Tracciabilità della pluralità: fornire al cittadino gli strumenti per scegliere consapevolmente tra i diversi prodotti e sistemi produttivi, valorizzando le specifiche identità.
  • Sostenibilità economica: accordi di filiera basati sui costi reali di produzione monitorati, contrastando lo schiacciamento dei prezzi.
  • Modello sanitario controllato: valorizzare gli standard di biosicurezza e i controlli veterinari ufficiali a garanzia della sicurezza alimentare.

Il motore di questa nuova narrazione deve nascere dal basso. Al Meeting di Verona, la Prof. Flaviana Gottardo (Università degli Studi di Padova) ha mostrato i progressi del settore nel benessere animale e la necessità di comunicarli, indicando nelle Comunità di Pratiche (CoP) uno strumento per farlo. Si tratta di luoghi di confronto e cooperazione tra allevatori, professionisti e ricerca per condividere soluzioni reali e costruire una voce trasparente, condivisa e autorevole.

In conclusione, come la zootecnia potrà riappropriarsi del proprio racconto? Il Meeting di Verona non offre una ricetta preconfezionata, ma dalle relazioni emergono, a mio avviso, gli ingredienti fondamentali: la precisione della scienza, la ricostruzione dell’alleanza con il cittadino, l’affrancamento dalle narrazioni di comodo e un netto salto di qualità nel dibattito pubblico.

  1.  ISTAT, Produzioni agricole e zootecniche – Anno 2025, 4 settembre 2026
  2.  Ismea, 2024 https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4351
  3.  ISTAT, op. cit.
  4.  Ismea, Indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti di produzione, settembre 2026
  5.  ISTAT, op. cit.
  6.  Eurispes, “Rapporto Italia 2025” e “Rapporto Italia 2026”
  7.  GFI Europe / NielsenIQ “Il mercato degli alimenti plant-based in Italia”, 2026 (dati 2025)
  8.  ISTAT, op. cit.
  9.  FAO, Contribution of terrestrial animal source food to healthy diets for improved nutrition and health outcomes, Roma, 2023
  10.  McAuliffe et al., Protein quality as a complementary functional unit in life cycle assessment (LCA), The International Journal of Life Cycle
    Assessment, 2023
  11.  ISPRA, Le emissioni di gas serra in Italia: obiettivi di riduzione e scenari emissivi, Rapporto 429/2026


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