Non si pensa mai di cercare questo oggetto in casa dei nonni e dei genitori, ma se si trova può valere molto: i tappeti
Quando si svuota una casa di famiglia, di solito si cercano gioielli, monete, orologi o quadri. Il tappeto del salotto, quello arrotolato in un ripostiglio o sistemato sotto il letto della camera degli ospiti, finisce quasi sempre in fondo alla lista, se non direttamente in discarica. Eppure alcuni tappeti, soprattutto se annodati a mano e antichi, sono oggetti da collezione che alle aste raggiungono migliaia di euro. La maggior parte dei tappeti che si trovano nelle case, però, vale molto meno. Capire a quale categoria appartiene il proprio è il primo passo, e conviene farlo prima di buttare, tagliare o regalare qualcosa.
Perché il tappeto è l’oggetto che nessuno controlla
Fino a una ventina d’anni fa l’Italia era il Paese europeo che assorbiva più tappeti orientali, con Milano considerata la capitale del mercato. Per generazioni il tappeto orientale è stato un arredo diffuso nelle case italiane. Oggi i gusti sono cambiati, e il tappeto “vecchio” viene spesso considerato fuori moda, pesante da pulire e ingombrante. È il motivo per cui molti eredi lo sottovalutano.
C’è poi un’altra ragione. Il mercato ha conosciuto fasi di forte oscillazione: gli anni Ottanta furono un periodo euforico e in parte sopravvalutato, la crisi del 2007-2008 ha cambiato le preferenze dei compratori, e il valore dei pezzi è soggetto alle mode. I collezionisti si sono spostati dai classici disegni floreali persiani, un tempo dominanti, verso i tappeti caucasici geometrici e tribali. Per questo un tappeto che cinquant’anni fa era considerato un affare può oggi valere meno, mentre uno rimasto ignorato in soffitta può improvvisamente interessare un collezionista.
Quanto possono valere: dalle poche centinaia di euro a decine di migliaia
La forbice è molto ampia. Per i tappeti persiani annodati a mano i prezzi vanno da circa 300 a 20.000 euro, a seconda di densità dei nodi, qualità del filato, tipo di lana, complessità del disegno, età, dimensioni e tempo necessario per realizzarli. Un tappeto di buona fattura e in buone condizioni può quindi valere centinaia di euro, uno raro o molto fine molte migliaia.
Alcuni risultati d’asta aiutano a capire quanto la stima iniziale possa essere lontana dal prezzo finale. Un Tabriz in seta su seta, persiano del Novecento di 200 x 129 centimetri, è stato aggiudicato a 15.000 euro. Un tappeto Sileh caucasico dell’Ottocento, in lana, di 249 x 207 centimetri, è partito da una stima di 1.300-1.500 euro ed è stato venduto a 10.000 euro. Un Seichur caucasico dell’Ottocento è passato da 1.100-1.200 euro a 8.750 euro, mentre un Qashqai persiano dell’Ottocento è arrivato a 3.500 euro da una base di 850-900. Anche un kilim Bessarabia dell’inizio del Novecento ha raggiunto 3.500 euro, partendo da 550-600. Le basi d’asta sono di solito basse proprio per incentivare i rilanci. Sono casi selezionati, non una media: servono a dire che la cifra finale può essere molto più alta della stima, ma non che ogni tappeto di famiglia valga quanto questi.
All’estremo opposto del mercato, i pezzi con provenienza prestigiosa possono arrivare a milioni di euro. Un caso del 2018 riguarda un proprietario toscano che, tra gli oggetti ereditati, aveva un telo che credeva di origine cinese. Un perito di Rimini lo ha riconosciuto come un velluto di seta indiano o persiano della prima metà del Seicento, di 183 x 208 centimetri, con quattordici colori, probabilmente tessuto per la corte Moghul. La stima di mercato è stata di 35.000-38.000 euro, ma il prezzo finale sarebbe stato deciso da un’asta internazionale. L’unico confronto noto era un frammento conservato al Victoria & Albert Museum di Londra. È un caso eccezionale, ma mostra come un oggetto trascurato in una casa di famiglia possa avere una storia e un valore inattesi.
Come capire se un tappeto è di valore: cosa guardare
Un tappeto di valore non si riconosce dal colore o dalle dimensioni, ma da una combinazione di fattori. I più importanti sono questi:
- età: i pezzi realizzati prima degli anni Venti del Novecento, quando si usavano ancora i coloranti naturali, sono considerati più preziosi. I coloranti sintetici si diffusero in Oriente intorno al 1920-1925;
- lavorazione a mano: i tappeti annodati a mano valgono molto più di quelli prodotti a macchina. Il retro è il primo punto da guardare, perché nei pezzi a mano il disegno si legge anche dal rovescio, con la trama dei nodi;
- densità dei nodi: più nodi per metro quadrato significa una lavorazione più fine e, di norma, un valore più alto;
- materiale: la lana è il materiale più diffuso e resistente, la seta è più rara e raffinata ma più delicata;
- condizioni: strappi, tarme, zone consumate, macchie e restauri non eseguiti bene riducono il prezzo;
- provenienza e storia: contano moltissimo, e un documento che attesti da dove arriva il tappeto può aumentarne il valore;
- tipologia: i collezionisti cercano ad esempio Ushak del Settecento, Serapi e tappeti persiani dell’Ottocento con motivi floreali, pezzi caucasici dai colori vivaci e disegni geometrici, tappeti anatolici come i Ghiordes.
Sul retro dei tappeti anatolici, in particolare, possono comparire linee diagonali chiamate lezy lines, che indicano una lavorazione per zone, da più mani o in tempi diversi, un dettaglio che gli esperti sanno leggere. Va detto che un controllo “fai da te” ha dei limiti: non esiste un metodo semplice per stabilire età e autenticità, e per questo conviene affidarsi a un esperto.
A chi rivolgersi e cosa evitare
Il consiglio comune a tutte le fonti è lo stesso: prima di decidere, far valutare il tappeto. Le case d’asta affidano la stima a periti in grado di analizzare trama, nodi e colori, e un negozio specializzato con personale qualificato può dare un parere. Per un oggetto che sembra interessante, la strada più sicura è sentire più di un esperto, chiedere una valutazione scritta e, in caso di vendita, un certificato di autenticità con la documentazione sulla storia del pezzo. Per avere un’idea dei livelli alti del mercato, un tappeto fine di piccole dimensioni parte da circa 10.000 euro, mentre per uno grande si parla di 50.000-60.000 euro.
Ci sono poi alcune precauzioni da prendere subito. Prima di tutto, non buttare un tappeto solo perché è vecchio o rovinato, e non decidere in fretta durante uno sgombero. Meglio non pulirlo con prodotti aggressivi né farlo restaurare da chi non è specializzato, perché un intervento sbagliato può ridurre il valore. Conviene poi fotografare il dritto e il rovescio, misurarlo e annotare tutto ciò che si sa sulla sua storia: chi lo ha comprato, quando e dove. Piccole informazioni, come una fattura d’acquisto o un racconto di famiglia, possono aiutare il perito.
Infine, qualche aspettativa realistica. La maggior parte dei tappeti presenti nelle case italiane non è un tesoro, e il mercato dipende dalle mode del momento. Ma proprio perché nessuno li controlla, vale la pena dedicare mezz’ora a guardarli con attenzione prima di prendere una decisione: l’oggetto che si pensava di regalare o di portare in discarica potrebbe, in alcuni casi, rivelarsi una piccola sorpresa.
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossoni � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl…
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