Serbia-Cina: come cambia la cooperazione bilaterale


La cooperazione con la Cina ha raggiunto l’apice con l’arrivo al potere in Serbia del Partito progressista serbo (SNS) nel 2012. Il rafforzamento della cooperazione bilaterale – spesso oggetto di critiche da parte dell’opinione pubblica serba e internazionale per via della scarsa trasparenza – è stato accompagnato da una retorica filo-cinese nel dibattito pubblico serbo.

Naturalmente, la Serbia non fa eccezione. La Cina è presente in quasi tutti i paesi dei Balcani occidentali, anche se negli ultimi anni si è osservato un cambiamento significativo nel modus operandi di Pechino.

Innanzitutto, le aziende cinesi scelgono con sempre maggiore frequenza di partecipare alle gare d’appalto per progetti finanziati da altre fonti, compresi i fondi europei, mentre la cooperazione con la Serbia si concentra sempre più su innovazione, robotica e nuove tecnologie.

Allo stesso tempo, il rafforzamento dei legami tra Belgrado e Pechino in ambito tecnologico e di sicurezza solleva interrogativi sulla dipendenza digitale, la protezione dei dati e il controllo delle tecnologie che possono essere utilizzate per sorvegliare i cittadini.

Mentre l’Unione europea cerca di ridurre la sua dipendenza dalla tecnologia cinese, la Serbia continua a collaborare con Pechino. Per quanto tempo ancora Belgrado potrà portare avanti la sua strategia di bilanciamento tra priorità politiche interne, standard europei e cooperazione con la Cina?

Abbiamo interpellato Stefan Vladisavljev, direttore del programma della Fondazione BFPE per una società responsabile, per parlare della presenza della Cina nei Balcani, delle prospettive di cooperazione tra Belgrado e Pechino e delle possibili conseguenze dei cambiamenti politici in Serbia. Secondo Vladisavljev, la sfida principale, oltre alla crescente presenza cinese, è la capacità delle istituzioni serbe di garantire l’applicazione delle leggi, il controllo dell’utilizzo delle tecnologie sensibili e la protezione da possibili abusi.

Stefan Vladisavlje - Foto I. Nikolić

Stefan Vladisavljev – Foto I. Nikolić

Belgrado e Pechino collaborano intensamente da oltre un decennio e col tempo la cooperazione si è estesa tanto da abbracciare quasi tutti i settori, dalla sicurezza alle infrastrutture, dalla sanità alla cultura. Com’è cambiata la presenza cinese nei Balcani, in particolare in Serbia, negli ultimi anni?

La presenza della Cina, non solo nei Balcani, ma a livello globale, va osservata da una prospettiva più ampia. Dalla cooperazione economica, che in molti casi rappresenta la forma di cooperazione predominante, alla cooperazione politica e culturale, fino alla sempre più frequente collaborazione nel campo delle nuove tecnologie, della ricerca e dell’innovazione, ma anche nell’industria della difesa.

Il caso della Serbia è alquanto particolare, considerando che la cooperazione con la Cina è estesa a tutti gli ambiti di cui sopra ed è segnata dalla tendenza di Belgrado a portare i rapporti con Pechino ad un livello ancora più elevato.

Dopo la visita di Aleksandar Vučić a Pechino nel maggio 2026, si parla con sempre maggiore insistenza della cooperazione nel campo della robotica, della ricerca e dell’innovazione, ma anche di nuovi investimenti nelle aziende cinesi che già operano in Serbia nell’industria automobilistica e in quella mineraria.

Un altro cambiamento da sottolineare riguarda la partecipazione delle aziende cinesi ai progetti infrastrutturali. Le banche cinesi non forniscono più prestiti per le grandi opere infrastrutturali, ma partecipano sempre più spesso – e con successo – a gare d’appalto per progetti finanziati da altre fonti, spesso da fondi europei.

Come si è verificato questo cambiamento, che forse emerge con maggiore chiarezza in Montenegro? È legato ad una strategia di adattamento, ad un potenziale progressivo ritiro della Cina o ad altri fattori?

La Cina si sta adattando in base alle proprie esigenze e alle dinamiche globali. Ha sempre fatto così. Nel quindicesimo piano quinquennale per lo sviluppo dell’economia cinese, adottato quest’anno, si afferma chiaramente che il paese si concentrerà sullo sviluppo di tecnologie, sull’innovazione e sulla ricerca. Tale modello di sviluppo economico richiede un certo livello di sostenibilità e qui entra in gioco la capacità delle aziende statali cinesi di essere competitive sul mercato globale. La Cina ha messo in chiaro cosa intende farà e come. Non resta che osservare attentamente ed essere pronti.

Belgrado e Pechino collaborano anche nel settore tecnologico (intelligenza artificiale, robotica, digitalizzazione, produzione di droni), nell’ambito di una nuova iniziativa cinese, la cosiddetta Global Security Initiative. Diversi accordi sono stati firmati durante la visita di Vučić in Cina nel maggio di quest’anno. D’altra parte, l’UE si è impegnata per ridurre la dipendenza digitale dalla Cina. Per quanto tempo ancora la Serbia potrà portare avanti la sua strategia dello stare seduti su due sedie?

Fino a quando non si verificherà uno dei due seguenti scenari: o le pressioni esterne limiteranno la cooperazione con la Cina, oppure alla Serbia verrà offerta un’alternativa più favorevole ed efficiente. Un esempio è la tecnologia 5G. Il governo di Belgrado ha deciso di non collaborare con le aziende cinesi in questo ambito, soprattutto dopo la firma di un accordo a Washington nel settembre 2020, che ha comportato un obbligo per Belgrado a non collaborare con fornitori considerati inaffidabili. La Serbia non ha potuto realizzare le reti 5G per i successivi cinque anni, fino a quando gli Stati Uniti non hanno fornito le risorse finanziarie necessarie per la costruzione delle infrastrutture adeguate in collaborazione con aziende europee ed americane.

Tuttavia, se non ci saranno pressioni e se non verranno offerte soluzioni alternative, non ci sarà motivo per la Serbia di interrompere la cooperazione con la Cina, una cooperazione che si è rivelata vantaggiosa per l’élite politica al potere in Serbia dal 2012.

La cooperazione nel settore della difesa e della robotica pone diverse sfide e solleva numerosi interrogativi. Chi controlla i software? Chi ha accesso ai dati e dove questi vengono conservati? Ritiene che la Serbia possa continuare a sviluppare la cooperazione con la Cina in questi ambiti, al tempo stesso affrontando le sfide derivanti dalla dipendenza dalla tecnologia cinese?

Questa è principalmente una questione di capacità degli attori e delle istituzioni serbe di arginare gli effetti negativi della cooperazione nei settori di cui sopra. Ogni collaborazione con attori stranieri nel settore delle infrastrutture critiche comporta determinati rischi e pericoli. L’impatto dipenderà solo ed esclusivamente dalla prontezza e dalla capacità delle istituzioni di affrontare le possibili conseguenze.

Considerando il bassissimo livello di fiducia nelle istituzioni in Serbia e il rischio che alcune tecnologie sensibili vengano utilizzate impropriamente per centralizzare il potere e attuare misure repressive, il pericolo maggiore per i cittadini serbi deriva dall’utilizzo improprio delle tecnologie da parte di attori nazionali, e non dall’influenza cinese in sé.

Si avvicinano le elezioni anticipate in Serbia, convocate sulla scorta delle pressioni dopo il crollo della tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad, ricostruita dal consorzio cinese formato dalla Chinese Railway International Company (CRIC) e dalla Chinese Communications Construction Company (CCCC). Come un eventuale cambio di potere in Serbia potrebbe influenzare le relazioni tra Belgrado e Pechino, nello specifico la cooperazione tra i due paesi che ormai interessa quasi tutti i settori?

Nel corso della campagna elettorale, tutti gli attori coinvolti hanno lanciato più o meno gli stessi messaggi per quanto riguarda la politica estera serba. Alcuni hanno mostrato una maggiore vicinanza alla Russia, mentre la Cina, pur non essendo al centro dell’attenzione, occupa comunque un posto rilevante nel discorso politico in Serbia.

Con un eventuale cambio di potere sorgerebbe spontanea la domanda: il nuovo governo si impegnerà a rafforzare le istituzioni, applicando con determinazione leggi e standard che limitino la possibilità di influenze negative da parte di qualsiasi attore esterno, Cina compresa?

In parole povere, un cambio di governo non avrà alcun impatto, se non saranno sviluppate le capacità democratiche che correggano, in una certa misura, le attuali modalità di cooperazione con la Cina.


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