L’Unione dei capitali non partirà senza levare gli ostacoli che frenano le decisioni dei singoli a investire. Come la percezione del rischio. Ci vuole una spinta gentile
Indirizzare i risparmi privati europei verso il rafforzamento dell’industria è diventato il pilastro strategico fondamentale per garantire la sopravvivenza economica, l’indipendenza e la competitività dell’Unione Europea nello scenario geopolitico globale. Il contesto attuale vede l’Europa stretta tra il dominio tecnologico degli Stati Uniti e la massiccia avanzata manifatturiera e strategica della Cina. In tutti i settori tecnologici l’Europa è in ritardo rispetto a Usa e la Cina. Nell’Ai il 90% del settore è in mano americane ed il 10% in quelle cinesi.
La Siu-Saving and Investments Union (Unione del risparmio e degli investimenti) viene introdotta dall’Ue per convogliare l’enorme massa di risparmi privati dei cittadini (oltre 10.000 miliardi di euro in depositi bancari) verso investimenti produttivi. Nel piano vengono presentate azioni che mirano a creare un’unione dei mercati dei capitali per finanziare l’economia reale, contrastando la dipendenza dai capitali americani. I punti chiave includono il lancio di un nuovo schema europeo per il risparmio a lungo termine, combinato con incentivi fiscali nazionali, entro il 2026. L’obiettivo è indirizzare i risparmi verso investimenti europei, rafforzando così la competitività e la capacità di affrontare sfide come la transizione energetica e la difesa. Oltre a superare la frammentazione dei mercati finanziari nazionali europei per creare un mercato unico più profondo e integrato, simile a quello statunitense. Si propone di lanciare un nuovo schema europeo entro il 2026 che integri un fondo europeo a lungo termine con incentivi fiscali nazionali. Il piano mira a indirizzare i risparmi dei cittadini verso investimenti nell’economia reale europea, come la transizione energetica e i progetti di difesa, evitando che i capitali defluiscano verso gli Stati Uniti. Si suggerisce di rafforzare la vigilanza dei mercati finanziari, adattando un modello simile a quello del settore bancario (ad esempio, potenziando l’Esma).
Il sistema è in ritardo
Il 2026 sta finendo e non si vedono ancora all’orizzonte risultati significativi della Siu. Per raggiungere questi obbiettivi è fondamentale incentivare i risparmiatori a investire in progetti europei, superando l’attuale tendenza che vede i capitali europei andare verso negli Stati Uniti. La Siu rappresenta uno dei pilastri strategici dell’Ue per mobilitare il risparmio privato e orientarlo verso investimenti produttivi a sostegno dell’economia reale, della transizione verde e dell’innovazione. L’obiettivo di spostare risorse verso investimenti di lungo periodo in crescita deve essere perseguito senza scaricare complessità e rischio non compreso sul retail. La domanda chiave diventa quindi: come progettare regole, prodotti e canali che aumentino la partecipazione del risparmiatore, ma con guardrail di tutela (chiarezza, trasparenza, adeguatezza, diversificazione, gradualità, gestione della liquidità e del rischio).
La sfida non è soltanto di natura finanziaria o regolamentare, ma anche comportamentale: la presenza di ampie masse di risparmio inattivo riflette infatti preferenze, bias cognitivi, asimmetrie informative e livelli eterogenei di fiducia e alfabetizzazione finanziaria tra i risparmiatori.
Gli strumenti
Quali strumenti hanno la finanza comportamentale e le politiche pubbliche comportamentali per contribuire alla realizzazione del piano? La realizzazione degli obiettivi della Siu richiede di affiancare agli interventi normativi e di mercato una profonda comprensione dei meccanismi decisionali dei risparmiatori. Le evidenze della behavioral economy mostrano che l’allocazione del risparmio non dipende esclusivamente da incentivi finanziari o dall’offerta di prodotti, ma è fortemente influenzata da bias cognitivi, fattori emotivi e caratteristiche dell’architettura delle scelte. Status quo bias e inerzia portano molti risparmiatori a mantenere risorse in strumenti liquidi e a basso rendimento, anche in presenza di alternative coerenti con i loro obiettivi di lungo periodo. In aggiunta, i risparmiatori tendono a sovrastimare i rischi di breve periodo e a sottovalutare quelli di lungo periodo (inflazione, longevità, rischio di non raggiungere obiettivi futuri). Il present bias e la avversione alle perdite miope degli investitori ostacolano investimenti di lungo periodo, fondamentali per finanziare l’economia reale.
I comportamenti degli individui
Non è facile ed immediato abbandonare modelli tradizionali di risparmio di cui si ha una percezione soggettiva del rischio verso investimenti nuovi di cui non si ha una chiara stima della probabilità degli esiti. E’ necessario mettere a fuoco il missing layer tra policy e adozione: l’uso di behavioral insight per disegnare un’architettura delle scelte che semplifichi e faciliti (nudges) e aumenti competenze e capacità decisionale (boosts) in modo misurabile. Il confronto tra accademia, policy-maker, vigilanza e industria mira a:
• identificare gli attriti comportamentali che frenano l’investimento di lungo periodo (sludge, complessità, sfiducia, framing inefficaci);
• definire leve e interventi scalabili (default intelligenti, commitment devices tipo European Invest More Tomorrow, comunicazione del rischio orientata agli obiettivi, norme sociali descrittive, evidenza di progetti europei concreti);
• proporre un set di raccomandazioni e prototipi “ready-to-pilot” che bilancino mobilitazione del risparmio e protezione del retail.
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