È arrivata la conferma che i pensionati aspettavano. Venerdì 16 ottobre l’Istat ha diffuso i dati definitivi sui prezzi di settembre: l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, lo stesso valore della stima preliminare, e l’inflazione acquisita per il 2026 resta al 3,1%. È il riferimento più vicino alla percentuale con cui gli assegni verranno adeguati dal 1° gennaio 2027.
Cosa dicono gli ultimi dati
A settembre i prezzi sono cresciuti dello 0,7% in un solo mese, dopo il 3,3% annuo registrato ad agosto. A spingere il rialzo sono stati soprattutto i beni energetici, saliti del 22,6% rispetto a un anno prima, mentre il carrello della spesa si è fermato a un più contenuto 1,5%. L’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, il Foi senza tabacchi su cui si basa la rivalutazione delle pensioni, ha segnato un aumento tendenziale del 4,0%. Rispetto alla nostra prima stima di fine settembre il quadro quindi non cambia: l’adeguamento sarà nettamente superiore all’1,4% applicato quest’anno.
Come funziona la rivalutazione
La perequazione si calcola sulla variazione media dei prezzi dell’intero anno, non sul dato di un singolo mese. Per questo conta l’inflazione acquisita, cioè quella che si avrebbe a fine 2026 se i prezzi restassero fermi da qui a dicembre. L’aumento viene poi distribuito per scaglioni in base all’importo lordo. Fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè 2.447,40 euro al mese, si riceve il 100% dell’indice. Sulla parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo, fino a 3.059,25 euro, scatta il 90%, mentre sulla quota che supera questa soglia si scende al 75%. Anche gli assegni più alti ottengono quindi l’adeguamento pieno sulla prima fascia.
Quanto potrebbero aumentare gli assegni
Applicando il 3,1%, il trattamento minimo passerebbe da 611,85 a circa 630,82 euro, con circa 19 euro in più al mese. Una pensione lorda di 1.000 euro guadagnerebbe circa 31 euro, una da 2.000 euro circa 62. Per chi prende 3.000 euro lordi l’incremento sarebbe di circa 91 euro, perché sulla parte oltre 2.447,40 euro si applica il 90% dell’indice. Sono simulazioni costruite sul dato acquisito a settembre: la cifra finale dipenderà dall’andamento dei prezzi negli ultimi tre mesi dell’anno e potrà salire o scendere di qualche euro. Gli importi sono lordi, quindi il netto in tasca varierà in base all’Irpef di ciascuno, un tema che riguarda da vicino anche i 4,5 milioni di pensionati sotto i 1.000 euro.
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Quando arriva l’aumento
La percentuale provvisoria verrà fissata da un decreto del ministero dell’Economia atteso a novembre, e l’INPS la applicherà già sulla pensione di gennaio 2027. Il prossimo appuntamento da seguire è venerdì 30 ottobre, quando l’Istat pubblicherà la stima preliminare dei prezzi di ottobre e si capirà se il valore acquisito continua a crescere. Se a consuntivo l’inflazione media del 2026 risulterà diversa da quella usata nel decreto, la differenza sarà recuperata con un conguaglio successivo.
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