Secondo il Report di Coverflex e Ipsos Doxa, il 60% dei lavoratori italiani non ha ricevuto aumenti negli ultimi due anni e il 69% ritiene le aziende poco trasparenti sugli stipendi.
La fiducia è sempre più un elemento centrale nel rapporto tra aziende e lavoratori. Lo scollamento culturale, valoriale e soprattutto retributivo che persiste tra le parti non può più essere ignorato, rendendo necessario analizzarne le origini, gli effetti e le possibili soluzioni. È questo il tema al centro della ricerca presentata da Coverflex, piattaforma all-in-one per la gestione della retribuzione flessibile e del welfare aziendale, lunedì 28 settembre 2026 a Milano, in occasione della quarta edizione del Report sulla Retribuzione, realizzato in collaborazione con Ipsos Doxa.
La ricerca ha preso in esame un campione di 1000 lavoratori tra i 18 e i 64 anni, rappresentativi della popolazione lavoratrice in Italia, con l’obiettivo di fotografare il livello di fiducia tra persone e organizzazioni e capire quali siano gli aspetti che incidono maggiormente sulla soddisfazione lavorativa. In particolare, sono state prese in considerazione quattro dimensioni fondamentali: adeguatezza, chiarezza, equità e valore riconosciuto. Per farlo è stato introdotto un nuovo strumento proprietario, il Coverflex Compensation Index (Compindex), che misura, su una scala da 0 a 100, la salute del rapporto retributivo tra dipendenti e aziende in Italia.
Stipendi, equità e competitività
“Tra gli aspetti analizzati, la retribuzione emerge come uno dei temi più importanti per i lavoratori italiani, ma anche come uno di quelli caratterizzati dal maggiore divario tra importanza e soddisfazione. Infatti, è un dato che rimane al di sotto della sufficienza, nonostante un leggero miglioramento negli ultimi anni”, ha spiegato Mara Tonta, Marketing Manager di Coverflex.
Il dato assume particolare rilevanza se si considera che il 60% degli italiani dichiara di non aver ricevuto un aumento salariale negli ultimi due anni, mentre solo il 17% riceve un adeguamento dello stipendio ogni anno. Ancora più significativo è il dato relativo alla percezione dell’equità: soltanto il 34% dei lavoratori ritiene che la propria retribuzione sia proporzionata alle responsabilità, all’esperienza e al lavoro svolto. “La maggioranza, quindi non percepisce pienamente questo equilibrio”, ha sottolineato la Manager.
Anche la competitività rispetto al mercato rappresenta un punto critico. Il 28% dei lavoratori è convinto di essere pagato meno rispetto a persone che svolgono un lavoro analogo in altre aziende. Un dato che alimenta una domanda importante: quanto è realmente competitivo il proprio trattamento economico rispetto alle opportunità presenti sul mercato?
La trasparenza salariale entra nel rapporto di fiducia
È proprio su questo terreno che la trasparenza retributiva, altro elemento analizzato dal Report, assume un ruolo sempre più importante. La ricerca evidenzia che il 69% dei lavoratori italiani ritiene che le aziende non siano sufficientemente trasparenti sul tema delle retribuzioni.
Allo stesso tempo, la trasparenza viene vista positivamente dalla maggioranza dei lavoratori. Infatti, Tonta ha commentato che: “La maggiore disponibilità di informazioni può rendere più semplice comprendere il proprio posizionamento, affrontare un confronto con l’azienda e individuare eventuali differenze salariali. Non a caso il 40% auspica che la propria azienda diventi più trasparente in futuro, una quota che sale tra i giovani e nelle aziende più grandi”.
Infatti, il tema assume particolare rilevanza anche per le nuove generazioni. I lavoratori più giovani risultano, secondo la ricerca, maggiormente informati e preparati sul tema della trasparenza salariale. La normativa europea rappresenta quindi un ulteriore elemento di cambiamento per le aziende, chiamate a dotarsi di sistemi e processi capaci di fornire risposte chiare ai dipendenti.
La sfida del benessere
“La fiducia però, non riguarda soltanto lo stipendio. Tra gli aspetti considerati più importanti dai lavoratori emergono anche sicurezza e stabilità, riconoscimento e autonomia, condizioni di lavoro e qualità della vita”, ha raccontato la Marketing manager di Coverflex.
Proprio quest’ultima dimensione assume un peso significativo. Il 34% delle persone ha dichiarato di essersi sentito spesso mentalmente esausto sul lavoro nell’ultimo anno, con una percentuale che cresce nella fascia più giovane, quella tra i 18 e i 34 anni. Il malessere si traduce poi spesso in voglia di cambiare. Infatti, la Manager ha sottolineato che un lavoratore su due ha pensato di lasciare il proprio impiego per motivi legati al benessere.
Tra le principali fonti di stress vengono indicate: il carico di lavoro eccessivo (31%), lo stipendio inadeguato (28%), e la mancanza di riconoscimento (27%). Sono elementi che mostrano come la soddisfazione lavorativa dipenda da un insieme di fattori e non possa essere ricondotta esclusivamente alla dimensione economica.
Il welfare c’è, ma non tutti lo conoscono
In questo scenario anche il welfare aziendale assume un ruolo importante, soprattutto come strumento di sostegno al reddito e al potere d’acquisto delle famiglie, a patto che le persone sappiano di averlo. “Infatti, il primo ostacolo è proprio la conoscenza: solo il 44% dei lavoratori si dichiara molto o abbastanza informato sui servizi di welfare della propria azienda”, ha affermato Tonta. Il nodo, ancora una volta, è la comunicazione: le fonti percepite come più utili restano le comunicazioni interne e le Risorse Umane.
Inoltre, il welfare non sembra essere percepito come un’alternativa alla crescita dello stipendio. Alla domanda relativa alla possibilità di ricevere un aumento sotto forma di welfare anziché attraverso un incremento della retribuzione, la preferenza resta orientata verso un aumento salariale diretto. Il freno principale è la percezione, ovvero il timore di una minore flessibilità di spesa. “È proprio qui che una Total compensation ben costruita, capace di rendere il welfare semplice da capire e da usare, può trasformare un vantaggio fiscale potenziale in valore realmente percepito”, ha affermato Tonta.
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