EEA, sei mosse per un’Europa più competitiva senza rinunciare alla sostenibilità


L’instabilità geopolitica, le trasformazioni tecnologiche e il cambiamento climatico gettano un’ombra sul futuro dell’Europa.


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Puntare sulla sostenibilità può rendere il continente più resiliente?

Un nuovo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) mostra come l’Europa potrebbe rafforzare la propria competitività di lungo periodo tutelando al tempo stesso economia e natura.

Invece di puntare sulla produttività di breve periodo e su una crescita economica basata sullo sfruttamento delle risorse e sul degrado ambientale, l’EEA propone un approccio più olistico, che consideri il ripristino della natura e il capitale sociale elementi centrali della stabilità di lungo termine.

Il rapporto, intitolato “Competitive by nature: Europe’s long-term competitiveness through the lens of sustainability” (“Competitiva per natura: la competitività di lungo periodo dell’Europa attraverso la lente della sostenibilità”), pubblicato il 13 ottobre, individua sei opzioni “senza rimpianti” che possono sostenere l’economia e al tempo stesso tutelare la vita sulla Terra.

6. Investire in adattamento climatico e resilienza

L’Europa si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro continente, con alluvioni, ondate di calore, siccità e incendi sempre più estremi a causa del cambiamento climatico.

Secondo l’EEA, adattarsi a questa nuova realtà e attenuarne gli effetti non è più solo una necessità ambientale, ma anche economica.

Ciò significa investire in soluzioni basate sulla natura, come il ripristino delle zone umide e delle aree di esondazione, oppure l’aumento degli spazi verdi nelle città, che aiutano ad assorbire le acque delle piene e a raffrescare le aree urbane.

5. Usare le risorse in modo più efficiente

L’Europa importa una quota molto elevata delle proprie materie prime e dell’energia, e gli ultimi shock sulle forniture hanno mostrato quanto sia rischioso.

Le interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, innescate dalla guerra contro l’Iran, hanno esercitato una forte pressione sulle forniture di combustibili, favorendo un passaggio accelerato alle energie rinnovabili nazionali.

Ma le tecnologie alla base di turbine eoliche, pannelli solari e batterie dipendono da minerali critici, e le reti in grado di trasportare tutta quell’energia pulita devono ancora essere costruite o potenziate.

La circolarità – riparare, riutilizzare e riciclare i prodotti – “può ridurre la domanda di materie prime e di energia, preservare il valore incorporato in prodotti e infrastrutture e limitare l’esposizione alla volatilità dei mercati delle materie prime e dell’energia”, afferma l’EEA.

Talvolta però esistono dei compromessi: per esempio, mantenere in uso vecchi edifici e infrastrutture è positivo per la circolarità, ma può cristallizzare beni inefficienti o vulnerabili agli impatti climatici.

4. Sfruttare le tecnologie di nuova generazione

Secondo l’EEA, l’intelligenza artificiale può aiutare l’Europa a usare le proprie risorse con maggiore oculatezza. Gli strumenti digitali permettono di tracciare i materiali lungo le catene di fornitura, gestire la variabilità delle rinnovabili sulla rete elettrica e monitorare in tempo reale i danni ambientali.

Sviluppare queste capacità in Europa riduce anche la dipendenza da tecnologie sviluppate altrove.

L’UE sta già utilizzando questi strumenti per rafforzare la trasparenza: il suo Digital Product Passport (passaporto digitale dei prodotti), lanciato a luglio, diventerà obbligatorio per le batterie da febbraio 2027. I consumatori potranno consultare, ad esempio tramite un codice QR, le informazioni sull’origine dei materiali di un prodotto, sulle sue prestazioni ambientali e su come può essere riparato o riciclato.

Ma i data centre affamati di energia e acqua, necessari per alimentare l’IA, sono a loro volta motivo di crescente preoccupazione.

L’EEA incoraggia anche lo sviluppo di biotecnologie di nuova generazione, che producono materiali e combustibili da piante e altre fonti biologiche invece che da petrolio e gas. Pur riducendo l’uso di combustibili fossili, queste soluzioni hanno tuttavia un proprio impatto: coltivare biomassa richiede suolo e acqua e può mettere sotto pressione la natura.

3. Investire in competenze e istruzione

Diffondere e sviluppare queste nuove tecnologie è decisivo per costruire un’economia a basse emissioni di carbonio che non penalizzi né i salari né l’ambiente. Una recente analisi dell’EEA ha rilevato che l’energia pulita sta creando posti di lavoro in tutta l’UE, ma incontra forti ostacoli nella disponibilità della forza lavoro e nella formazione.

Per questo il nuovo rapporto dell’agenzia sollecita investimenti nelle competenze, nell’istruzione e nell’apprendimento permanente, in grado di creare una forza lavoro resiliente e capace di adattarsi a un mondo in rapido cambiamento.

Diffondere queste competenze tra diverse fasce della popolazione favorirebbe coesione sociale ed equità.

2. Costruire fiducia pubblica

In diversi Paesi dell’UE, le politiche climatiche sono diventate politicamente divisive, con discussioni accese sui costi, sulle regole per l’agricoltura e sulla burocrazia.

Garantire che la transizione verde non lasci indietro nessuno aiuterebbe a rafforzare la fiducia e il sostegno dell’opinione pubblica. Senza questo, anche le politiche meglio concepite rischiano di essere annacquate, rinviate o abbandonate.

L’EEA sostiene che una regolazione chiara e prevedibile e istituzioni efficaci sono fondamentali. Le imprese sono più propense a investire in tecnologie pulite se possono contare su regole stabili e trasparenti, e i cittadini sono più inclini a sostenere la transizione se hanno fiducia che tali regole siano applicate in modo equo.

1. Guidare la definizione di standard sostenibili

Il mercato unico dell’UE ha il potere di influenzare le regole globali su tutto, dai prodotti chimici alle emissioni di carbonio. Secondo l’EEA, l’Unione dovrebbe continuare a svolgere un ruolo attivo nella definizione di standard ambientali e sociali, anche attraverso le istituzioni internazionali.

La cooperazione con altri Paesi in forum internazionali e democratici come le COP dell’ONU può contribuire a creare regole comuni, diversificare le relazioni commerciali e rendere più resilienti le catene di fornitura.

Ma il sistema è sotto pressione. Quasi 200 nazioni si sono impegnate ad abbandonare i combustibili fossili alla COP28 del 2023, ma un nuovo accordo specifico sui fossili è considerato improbabile alla prossima COP31 in Türkiye. Nel frattempo, i Paesi dipendenti dai combustibili fossili spingono per rinviare il prossimo grande rapporto del gruppo scientifico sul clima dell’ONU fino dopo il vertice globale sul clima, con l’IPCC riunito questa settimana nel tentativo di superare lo stallo.

Nel frattempo, anche a casa l’UE è sotto pressione per semplificare le proprie regole verdi in nome della competitività. L’EEA continua a sostenere che la sostenibilità può rafforzare la competitività.


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