«La Commissione ha concesso questo spazio» di flessibilità della Nec (National Escape Clause), ovvero la clausola di salvaguardia nazionale, «e questo spazio sarà volto sicuramente a investimenti per garantire la sicurezza energetica, quindi la capacità di sopportare in futuro crisi di questo tipo che derivano dalla fornitura di combustibili fossili, ma noi riteniamo che esso debba essere in qualche modo, specialmente almeno nella fase iniziale della crisi, anche volto a dare sostegno in modo selettivo e temporaneo a famiglie e imprese che oggi si trovano a dover affrontare una situazione di particolare difficoltà rispetto all’incremento dei prezzi e all’inflazione che ne è derivata». Lo ha sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in aula alla Camera in occasione dell’esame del Documento programmatico di finanza pubblica. «E quindi per questo motivo è in corso, proprio in questi giorni, e proseguirà, immagino fino a quando il Consiglio europeo non delibererà la concessione formalmente della Nec (National Escape Clause), ovvero la clausola di salvaguardia nazionale, all’Italia, una specie di trattativa, chiamiamola un negoziato, per capire cosa in queste voci può essere incluso», ha spiegato il ministro.
«Naturalmente lo 0,3%, in particolare quello relativo alla sicurezza e alla difesa, dipende da obblighi internazionali, impegni e accordi internazionali che il Paese gli abbia assunto nel corso del tempo, non semplicemente recentemente», ha ricordato Giorgetti, mentre «quello relativo all’energia è frutto di un lavoro che inizialmente il Governo italiano da solo, poi ha trovato un consenso diffuso, ha svolto a livello di Commissione». La nostra idea ha spiegato il ministro, «è la promozione a livello delle infrastrutture pubbliche, sia di mobilità sia per quanto riguarda immobili relativi a settori tipo la sanità o la scuola, per promuovere la trasformazione efficientemente energetica. Certamente interventi a favore delle imprese per promuovere anche in questo campo l’autonomia energetica in chiave di trasformazione elettrica e la volontà di intervenire a favore delle famiglie, in particolare quelle di maggior bisogno».
La risoluzione unitaria delle opposizioni su famiglie e spese per le armi
La risoluzione unitaria delle opposizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica, sottoscritta da Pd, M5s, Avs, Iv e Piu’ Europa, impegna il governo «a predisporre misure straordinarie per sostenere la crescita e la competitività del nostro sistema economico, per il sostegno dei redditi delle famiglie colpite dalla perdita di potere d’acquisto, per ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali e i rischi di impoverimento dei cittadini» e «riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato». La firma di Più Europa alla risoluzione sul Dpfp, viene spiegato, arriva dopo un «chiarimento» tra il segretario Magi e la leader dem Schlein «sia sul metodo che sul merito», sottolineano da Più Europa. Le opposizioni chiedono inoltre all’esecutivo di «destinare le risorse, pari a circa 14,4 miliardi nel biennio 2027-2028, derivanti dall’attivazione della clausola nazionale in materia di energia, al potenziamento delle misure di efficientamento e riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico e dell’edilizia residenziale pubblica, anche attraverso nuove risorse destinate al Conto Termico, al sostegno delle imprese nella conversione dei processi produttivi, al fine di ridurre il consumo di gas naturale, al rifinanziamento del Fondo unico per reti metropolitane e trasporto rapido di massa, al rafforzamento e all’efficientamento delle reti elettriche, dei sistemi di accumulo, delle batterie e delle infrastrutture di ricarica; a rafforzare l’autonomia e l’indipendenza energetica del paese, rafforzando il percorso di sviluppo delle fonti rinnovabili e le misure di contrasto alla povertà energetica e di tutela dei clienti vulnerabili mediante la revisione del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia loro applicato, nonché’ a rafforzare i bonus sociali, al fine di migliorarne l’efficacia, l’equità e l’integrazione con interventi strutturali di efficientamento energetico« e »rivedere il sistema di tassazione sull’energia elettrica, oggi più elevata rispetto a quella sul gas».
Lavoro, sanità e istruzione: le proposte del centrosinistra
Inoltre, le opposizioni impegnano il governo «a mettere in campo politiche per la crescita e l’allineamento dei redditi medi italiani a quelli europei, predisponendo, a tal fine, misure per migliorare realmente la condizione economica di milioni di lavoratori, contrastare il precariato e promuovere un’occupazione stabile e di qualità, nonché’ una strategia a sostegno dei salari, anche attraverso una legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero, garantire retribuzioni dignitose e rafforzare la contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative». E ancora: «elaborare un piano per il diritto alla casa e per l’edilizia residenziale pubblica» e preveder il «congedo paritario di maternità e paternità con indennità al 100 per cento», nonché’ «adottare un piano nazionale per garantire il diritto a restare e contrastare il fenomeno dell’emigrazione giovanile» e «introdurre correttivi fiscali in grado di neutralizzare gli effetti del fiscal drag». Le opposizioni chiedono poi di «incrementare il livello della spesa sanitaria allineandola progressivamente alla media dell’Unione europea» e «incrementare le risorse destinate all’istruzione, all’università e alla ricerca e all’alta formazione portando gradualmente il livello di spesa in rapporto al Pil in linea con la media europea». (riproduzione riservata)
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