AMANTEA (Cs) – Un presidio sotto la pioggia, trattori e camion fermi lungo una strada del Cosentino: la protesta contro il caro carburanti continua a farsi sentire in Calabria. Il 12 ottobre agricoltori e autotrasportatori si sono ritrovati nell’area di Castrovillari, chiedendo risposte sui costi del carburante e sui compensi riconosciuti ai produttori. È in questo clima che Walter Giampà, ex sindacalista di Amantea, richiama l’attenzione su una questione più ampia: il peso dei rincari in una regione dove le difficoltà economiche si sommano a carenze di servizi e infrastrutture.
Per Giampà, il carburante non è soltanto una voce di spesa. In Calabria, sostiene, incide sulla possibilità di raggiungere il lavoro, la scuola o un presidio sanitario, soprattutto nei territori dove i trasporti pubblici non offrono alternative sufficienti all’automobile. E per chi lavora nell’agricoltura, nella pesca e nell’autotrasporto, il gasolio più caro significa costi di produzione maggiori e margini sempre più ridotti.
La protesta regionale, che nei giorni scorsi ha interessato diversi territori, ha riportato al centro il malessere di categorie esposte al rincaro dei costi. Giampà vi legge il segnale di una fragilità che, a suo giudizio, riguarda l’intero sistema calabrese: redditi più bassi, lavoro precario, difficoltà di accesso alle cure e giovani costretti a cercare altrove opportunità.
«Dal 17 marzo 1861, giorno dell’Unità d’Italia, il divario tra Nord e Sud rappresenta una delle grandi questioni irrisolte del nostro Paese. Sono cambiati governi e maggioranze, ma il Mezzogiorno continua a fare i conti con difficoltà strutturali che condizionano il lavoro, i servizi e le prospettive di futuro», esordisce l’ex sindacalista amanteano.
«Oggi la mobilitazione di agricoltori, autotrasportatori, pescatori e cittadini contro il caro carburanti riporta questa emergenza al centro del dibattito. Eppure, le proteste che attraversano la Calabria e le difficoltà di chi vive e lavora in questa regione faticano a conquistare lo spazio e l’attenzione che meriterebbero nel dibattito nazionale. Quando i problemi del Sud non fanno notizia, rischiano di diventare problemi che nessuno si sente obbligato a risolvere».
Il carburante può costare lo stesso alla pompa, ma il suo peso non è uguale per tutti. «Dove i trasporti pubblici sono insufficienti, l’automobile è indispensabile per raggiungere il lavoro, la scuola o un ospedale. Dove i redditi sono più bassi, ogni rincaro incide maggiormente sulle famiglie. Per agricoltori, pescatori e autotrasportatori, l’aumento del gasolio significa costi più elevati e margini sempre più ridotti».
A queste difficoltà si sommano «le carenze infrastrutturali, i problemi di accesso alle cure, la precarietà del lavoro e la fuga dei giovani. È questo il legame tra caro carburanti e questione meridionale: le stesse emergenze pesano maggiormente dove mancano servizi adeguati e risorse sufficienti per affrontarle. E allora dobbiamo chiederci: il costo della mobilità pesa davvero allo stesso modo al Nord e in Calabria? Gli stipendi garantiscono lo stesso potere d’acquisto? Le famiglie hanno le medesime possibilità di curarsi? I giovani dispongono delle stesse opportunità?».
Ma c’è un’altra domanda, ancora più scomoda: «perché davanti a disuguaglianze così evidenti il dibattito nazionale resta spesso distratto e chi governa continua a non dare risposte proporzionate alla gravità del problema? Non si tratta di contrapporre il Nord al Sud, né di negare le difficoltà presenti nel resto del Paese. Si tratta di denunciare una disparità che dura da troppo tempo e un’indifferenza politica che rischia di perpetuarla».
Adesso servono decisioni, non altre promesse. «Chiediamo al Governo interventi immediati contro il caro carburanti, a tutela delle famiglie e delle categorie produttive maggiormente esposte. Ma l’emergenza non può nascondere il problema strutturale. Serve un Piano straordinario per la Calabria e il Mezzogiorno, con risorse certe, scadenze definite e risultati verificabili, che affronti le priorità del territorio:
• trasporti pubblici e infrastrutture efficienti;
• sanità accessibile e servizi territoriali adeguati;
• sostegno alle imprese, all’agricoltura, alla pesca e all’autotrasporto;
• lavoro stabile e opportunità concrete per i giovani;
• investimenti capaci di contrastare lo spopolamento e rilanciare le economie locali.
Chiediamo alla Regione Calabria di esercitare pienamente il proprio ruolo, portando queste priorità al confronto con il Governo e rendendo conto ai cittadini degli impegni assunti e dei risultati raggiunti».
E, ancora: «Chiediamo inoltre ai media nazionali di raccontare con continuità ciò che accade in Calabria, non soltanto quando si verifica un’emergenza, ma anche quando le comunità denunciano problemi strutturali che attendono soluzioni da anni.
L’informazione ha il compito di dare voce ai territori, contribuire alla formazione di una coscienza collettiva e impedire che le disuguaglianze vengano relegate ai margini dell’agenda pubblica. Il silenzio dell’informazione e l’inerzia della politica non colmano il divario: contribuiscono a renderlo invisibile e, quindi, più facile da ignorare».
E, lo sfogo di Giampà va oltre: «Dopo oltre 160 anni dall’Unità d’Italia, la questione meridionale non può continuare a essere evocata nei discorsi e dimenticata nelle decisioni. La Calabria non chiede privilegi. Chiede giustizia, investimenti, servizi efficienti e pari opportunità. Non è accettabile che vivere, lavorare e curarsi in Calabria comporti svantaggi maggiori e che, quando i cittadini protestano, la loro voce non trovi adeguato ascolto a livello nazionale. L’unità d’Italia non può essere soltanto un principio storico o costituzionale: deve tradursi in diritti effettivi, dignità e opportunità per tutti.
Il Sud non ha bisogno di essere compatito. Ha bisogno di essere ascoltato, rispettato e finalmente considerato una priorità nazionale».
stefaniasapienza@calabriainchieste.it
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