13 ott 2026
L’instabilità geopolitica, il rapido cambiamento tecnologico e un clima che si riscalda pesano sulle prospettive dell’Europa, e un nuovo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente esamina se gli investimenti nella sostenibilità possano rendere il continente più resiliente. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l’Europa può rafforzare la propria competitività di lungo periodo coltivando al tempo stesso la propria economia e la natura, invece di inseguire una produttività di breve periodo fondata sullo sfruttamento delle risorse e sul degrado ambientale.
Il rapporto, intitolato Competitive by nature: Europe’s long-term competitiveness through the lens of sustainability, è stato pubblicato il 13 ottobre e delinea sei opzioni descritte come prive di rimpianti, nel senso che potrebbero sostenere l’economia preservando al contempo la vita sulla Terra. L’agenzia considera il ripristino della natura e il capitale sociale parte integrante della stabilità di lungo periodo, anziché costi da ridurre al minimo.
L’adattamento climatico come imperativo economico
L’Europa si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro continente e, di conseguenza, inondazioni, ondate di calore, siccità e incendi sono diventati sempre più estremi a causa del cambiamento climatico. L’agenzia sostiene che adattarsi a questa realtà e limitarne gli effetti non sia più soltanto una necessità ambientale, ma anche economica. Tra le risposte che evidenzia figurano soluzioni basate sulla natura, come il ripristino di zone umide e pianure alluvionali e l’aggiunta di spazi verdi nelle città, in grado di assorbire le acque di piena e di rinfrescare le aree urbane.
Rischi per l’approvvigionamento e il caso dell’economia circolare
L’Europa importa una quota consistente delle proprie materie prime e della propria energia, e i recenti shock dell’approvvigionamento hanno dimostrato i rischi di questa dipendenza. Le interruzioni della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, innescate dalla guerra contro l’Iran, hanno esercitato un’enorme pressione sugli approvvigionamenti di carburante e hanno spinto ad accelerare il passaggio verso un’energia rinnovabile prodotta in casa. Tuttavia, la tecnologia alla base di turbine eoliche, pannelli solari e batterie dipende da minerali critici, e le reti necessarie a trasportare l’energia pulita devono ancora essere costruite.
L’economia circolare, intesa come riparare, riutilizzare e riciclare i prodotti, può ridurre la domanda di materiali primari e di energia, preservare il valore incorporato nei prodotti e nelle infrastrutture e ridurre l’esposizione a mercati volatili delle materie prime e dell’energia, secondo l’agenzia. Il rapporto segnala anche i compromessi: mantenere in uso vecchi edifici e infrastrutture favorisce l’economia circolare, ma può bloccare asset inefficienti o vulnerabili agli impatti climatici.
Strumenti digitali, biotecnologie e i loro costi
L’agenzia afferma che gli strumenti digitali possono aiutare l’Europa a usare le risorse in modo più oculato, tracciando i materiali lungo le catene di approvvigionamento, gestendo l’energia rinnovabile variabile sulla rete elettrica e monitorando in tempo reale i danni ambientali. Sviluppare tali capacità a livello interno riduce anche la dipendenza dell’Europa da tecnologie sviluppate altrove. L’UE sta già applicando questi strumenti per rafforzare la responsabilità: il suo passaporto digitale di prodotto è stato lanciato a luglio e sarà richiesto inizialmente per le batterie da febbraio 2027, offrendo ai consumatori accesso a informazioni, ad esempio tramite un codice QR, sull’origine dei materiali di un prodotto, sulle sue prestazioni ambientali e su come possa essere riparato o riciclato. I data centre, energivori e idrovori, necessari a supportare queste tecnologie sono essi stessi motivo di crescente preoccupazione.
L’agenzia incoraggia anche lo sviluppo di biotecnologie di nuova generazione che producono materiali e carburanti da piante e altre fonti biologiche invece che da petrolio e gas. Se da un lato ciò può ridurre l’uso di combustibili fossili, dall’altro comporta una propria impronta, poiché coltivare biomassa richiede terra e acqua e può mettere sotto pressione la natura.
Competenze, fiducia e la politica della transizione
Diffondere e sviluppare queste tecnologie è centrale per costruire un’economia a basse emissioni di carbonio che non sacrifichi né i salari né l’ambiente. Una recente analisi dell’agenzia ha rilevato che l’energia pulita sta creando posti di lavoro in tutta l’UE, ma il settore affronta importanti colli di bottiglia nella disponibilità e nella formazione della forza lavoro. Il rapporto più recente esorta quindi a investire in competenze, istruzione e apprendimento permanente per creare una forza lavoro capace di adattarsi a un cambiamento rapido, e osserva che diffondere queste competenze tra i diversi gruppi demografici favorirebbe la coesione sociale e l’equità.
In diversi paesi dell’UE la politica climatica è diventata motivo di divisione politica, con un acceso dibattito sui costi, sulle norme per l’agricoltura e sulla burocrazia. Garantire che la transizione verde non lasci indietro nessuno aiuterebbe a costruire la fiducia e il sostegno del pubblico, senza i quali anche politiche ben concepite rischiano di essere annacquate, ritardate o abbandonate. L’agenzia sostiene che una regolamentazione chiara e prevedibile e istituzioni efficaci siano parte integrante di questo processo, poiché le imprese sono più propense a investire in tecnologie pulite quando possono contare su regole stabili e il pubblico è più propenso a sostenere la transizione quando confida che tali regole siano applicate in modo equo.
Il mercato unico dell’UE può plasmare le regole globali su questioni che vanno dalle sostanze chimiche alle emissioni di carbonio, e l’agenzia afferma che dovrebbe continuare a svolgere un ruolo attivo nella definizione di standard ambientali e sociali, anche attraverso le istituzioni internazionali. La cooperazione con altri paesi attraverso forum internazionali democratici come le COP delle Nazioni Unite può aiutare a creare regole comuni, diversificare i rapporti commerciali e rendere le catene di approvvigionamento più resilienti.
Quel sistema è sotto pressione. Quasi 200 nazioni si sono impegnate alla COP28 del 2023 a compiere una transizione per allontanarsi dai combustibili fossili, eppure un nuovo accordo sui combustibili fossili è considerato improbabile alla COP31 in Turchia il mese prossimo. Nel frattempo, le nazioni dipendenti dai combustibili fossili spingono per rinviare il prossimo grande rapporto del panel scientifico delle Nazioni Unite sul clima a dopo il vertice globale sul clima, con l’IPCC che si riunisce questa settimana per cercare di risolvere lo stallo. A livello interno, l’UE affronta anche pressioni per semplificare le proprie regole verdi in nome della competitività, mentre l’agenzia sostiene che la sostenibilità può rafforzare la competitività.
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