Castagne, raccolti in calo (–25%) e prezzi alle stelle (+65%): le conseguenze del caldo


Sul Gargano la raccolta delle castagne è praticamente saltata. In Piemonte, invece, i produttori segnalano frutti di buona qualità e dimensioni superiori alle attese. Nel mezzo, un’Italia che si prepara a raccogliere il 25% di castagne in meno rispetto al 2025, mentre i prezzi all’origine sono già aumentati del 64,7%. Il caldo e la siccità stanno mettendo alla prova una delle produzioni più caratteristiche dell’autunno, con conseguenze molto diverse da territorio a territorio.

Le prime stime arrivano da Coldiretti, mentre le rilevazioni di Ismea indicano che nella prima settimana di ottobre le castagne hanno raggiunto un prezzo medio all’origine di 3,50 euro al chilo, contro circa 2,13 euro nello stesso periodo dell’anno precedente. All’ingrosso, le prime castagne di grossa pezzatura vengono scambiate tra 4,30 e 4,50 euro al chilo, secondo i dati diffusi da Borsa Merci Telematica Italiana (Bmti) all’inizio del mese.

Il problema va oltre una stagione difficile. La castanicoltura italiana vale circa 200 milioni di euro e rappresenta una fonte di reddito per numerose comunità montane. Le temperature elevate, la scarsità d’acqua e le difficoltà nella gestione dei castagneti stanno aumentando la pressione su un settore che deve già confrontarsi con la carenza di manodopera e la concorrenza delle importazioni.

Dal Gargano al Piemonte: perché il caldo sta cambiando la raccolta

In alcune zone del Gargano, in Puglia, i castagni hanno prodotto pochissimi frutti. Secondo Coldiretti, la raccolta è diminuita di oltre il 90% rispetto alle annate ordinarie, uno dei risultati peggiori registrati nella zona.

Il problema si vede direttamente sugli alberi: molti ricci sono rimasti piccoli e non sono riusciti a portare le castagne a maturazione. La prolungata mancanza d’acqua, aggravata dalle alte temperature, ha compromesso lo sviluppo delle piante. A complicare la situazione contribuisce il cinipide galligeno, un insetto parassita che attacca i germogli dei castagni e ne può ridurre la produttività.

La situazione interessa soprattutto le aree storicamente legate alla castanicoltura del Gargano, tra Vico del Gargano, Carpino e Ischitella. Qui, secondo le valutazioni di Coldiretti Puglia, siccità e problemi fitosanitari hanno avuto conseguenze particolarmente pesanti.

A centinaia di chilometri di distanza, nel Cuneese, il quadro è molto diverso. Il monitoraggio diffuso il 6 ottobre da Coldiretti Cuneo segnala che in numerosi castagneti la qualità e le dimensioni dei frutti sono superiori alle aspettative, soprattutto per alcune varietà tradizionali come il Garrone Rosso.

Questo non significa che la produzione piemontese sia immune dalle anomalie climatiche. Anche qui le temperature elevate e le precipitazioni insufficienti hanno condizionato la stagione. In alcune zone le castagne risultano più piccole e la raccolta procede con maggiore difficoltà. I quantitativi complessivi non si annunciano eccezionali, ma le caratteristiche del prodotto sono incoraggianti.

La differenza tra i due territori dipende da condizioni locali, disponibilità d’acqua, varietà coltivate e stato delle piante. I castagneti non reagiscono tutti allo stesso modo alle anomalie climatiche: anche all’interno della stessa provincia possono esserci aziende con raccolti soddisfacenti e altre che registrano perdite importanti.

Il 2026 arriva inoltre dopo un’estate particolarmente calda. Secondo le elaborazioni del Cnr, approfondite nell’analisi sulle temperature record dell’estate italiana 2026, luglio e agosto hanno registrato valori eccezionali, con ampie porzioni del territorio nazionale interessate da anomalie termiche superiori a due gradi.

Quanto costeranno le castagne?

Se il raccolto diminuisce, il mercato comincia già a mostrare segnali di tensione. Le rilevazioni Ismea indicano che nella prima settimana di ottobre il prezzo medio delle castagne all’origine è arrivato a 3,50 euro al chilo, con un incremento del 64,7% su base annua.

Si tratta del prezzo nella prima fase della filiera, non di quello applicato nei negozi o nei supermercati. All’ingrosso le quotazioni delle castagne di grossa pezzatura si collocano tra 4,30 e 4,50 euro al chilo, mentre il prezzo finale può cambiare sensibilmente in base a provenienza, qualità, dimensioni e punto vendita.

Il rialzo delle quotazioni all’origine non si traduce automaticamente in un aumento della stessa entità per i consumatori. Nelle prossime settimane molto dipenderà dall’andamento della raccolta, dalla disponibilità di prodotto e dalla domanda, tradizionalmente più sostenuta con l’arrivo del freddo.

Per chi acquista, inoltre, c’è un elemento da considerare: le castagne vendute in Italia non sono necessariamente italiane.

Secondo Coldiretti, nel 2025 le importazioni hanno superato i 14 milioni di chili, soprattutto da Turchia, Grecia, Portogallo e Spagna. Le forniture estere contribuiscono a soddisfare la domanda interna, ma possono incidere anche sui prezzi riconosciuti ai produttori nazionali.

Il dato assume particolare rilievo perché l’Italia è il primo produttore europeo di castagne e marroni. Le superfici produttive ammontano a quasi 40mila ettari, oltre un terzo dei quali si trova in Campania, seguita da Calabria, Piemonte, Lazio e Toscana.

Il comparto comprende produzioni di pregio riconosciute a livello europeo, come la Castagna di Montella Igp, la Castagna di Vallerano Dop e la Castagna Cuneo Igp.

La provenienza diventa quindi un elemento da controllare al momento dell’acquisto. Per le castagne fresche, Coldiretti raccomanda di verificare l’indicazione d’origine, mentre per i prodotti trasformati, come alcune farine di castagne, risalire alla materia prima può risultare meno immediato.

Il clima mette a rischio un settore da 200 milioni e le economie montane

Per i produttori, meno castagne significano minori quantità da vendere, mentre molte spese di gestione rimangono sostanzialmente invariate. E prezzi più elevati sul mercato non garantiscono automaticamente maggiori guadagni alle aziende agricole.

Il problema riguarda soprattutto i castagneti montani, dove la conformazione dei terreni rende difficili molte operazioni e limita il ricorso ai macchinari. Secondo Coldiretti, oltre il 60% delle castagne italiane viene ancora raccolto manualmente. Quando i frutti sono piccoli, la raccolta richiede più tempo e può diventare meno remunerativa.

A queste difficoltà si aggiunge la carenza di lavoratori disponibili nelle aree montane. Per le aziende, la combinazione tra raccolti inferiori, costi della manodopera e necessità di interventi sulle piante può compromettere la redditività anche nelle stagioni in cui i prezzi risultano favorevoli.

La crisi delle castagne si inserisce in una situazione più ampia dell’agricoltura italiana. Già ad agosto Coldiretti aveva stimato in oltre tre miliardi di euro i danni provocati da caldo, siccità ed eventi climatici estremi nelle campagne, con conseguenze su coltivazioni e allevamenti.

Nel caso dei castagneti, però, la posta in gioco riguarda anche il territorio. In numerose aree interne, la coltivazione delle castagne contribuisce a mantenere attive aziende agricole e comunità locali. La gestione regolare dei boschi da frutto permette inoltre di conservare sentieri, sistemazioni del terreno e opere di regimazione delle acque che possono contribuire a ridurre alcune condizioni di vulnerabilità idrogeologica.

Quando la coltivazione non è più economicamente sostenibile, aumenta il rischio che i castagneti vengano abbandonati. Il recupero successivo può richiedere interventi costosi, soprattutto dove le piante sono state indebolite da parassiti, malattie e lunghi periodi di stress idrico.

Per sostenere il settore, Coldiretti indica la necessità di investire in innovazione tecnologica, sistemi di conservazione più efficaci e nuovi sbocchi commerciali. La gestione dell’acqua e il recupero dei castagneti degradati rappresentano ulteriori possibilità di adattamento, anche se nelle aree montane la realizzazione di infrastrutture irrigue può essere complessa.

Intanto la raccolta 2026 è in corso.


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