di Antonella Palermo
«Di fronte alle fragilità vissute dalle famiglie, Amoris laetitia ci ha invitato a dare priorità all’ascolto, a evitare giudizi affrettati e a lasciarci sorprendere dall’azione della grazia di Dio nella vita delle persone». È quanto ha sottolineato stamane, lunedì 12 ottobre, il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, presentando nell’Aula Paolo VI la quinta giornata dell’incontro «A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi». Il convegno, in corso fino al 14 ottobre, riunisce i capi delle Chiese Orientali, i presidenti delle Conferenze episcopali, coppie sposate e diversi esperti. Introducendo il tema del giorno — «Nelle difficoltà della vita: accompagnare e sostenere» — il porporato ha invitato a parlare «con sincerità» per discernere come proseguire lungo il cammino della misericordia aperto da Papa Francesco.
Quindi, il cardinale Pablo Virgilio Siongco David, ha illustrato alcune situazioni relativamente alla realtà della sua diocesi di Kalookan, nelle Filippine. E lo ha fatto con un intervento a tratti commovente portando esempi concreti di come Amoris laetitia abbia aiutato nel comprendere una cosa fondamentale: che non bisogna limitarsi a «chiedersi quanto le famiglie siano vicine all’ideale, ma anche quanto la Chiesa sia disposta ad avvicinarsi alle famiglie nelle loro reali difficoltà». E ha aggiunto: «L’accompagnamento, quindi, non è semplicemente ciò che un sacerdote o un operatore pastorale fa per una famiglia. È ciò che la comunità cristiana impara gradualmente a diventare attorno a quella famiglia».
È accaduto, ha raccontato, con le Stazioni Missionarie, per esempio, un modo di evangelizzare in contesti particolarmente dolorosi in cui la vita familiare può essere compromessa da povertà, migrazione, violenza, dipendenza, detenzione, ingiustizia e dal lavoro precario. Realtà che «possono limitare gravemente la libertà delle persone e la loro capacità persino di avvicinarsi all’ideale cristiano di vita familiare», ha affermato il cardinale.
«Abbiamo accompagnato famiglie che hanno perso improvvisamente padri, figli, mariti e fratelli. Abbiamo incontrato vedove, orfani e nonni che, inaspettatamente, si sono ritrovati a ricoprire nuovamente il ruolo di genitori. Alcune famiglie — ha proseguito — avevano persino paura di piangere pubblicamente i propri cari, perché il solo fatto di essere associate a un presunto tossicodipendente avrebbe potuto far ricadere su di loro stessi il sospetto». Questa prossimità di una Chiesa in uscita ha insegnato che «l’evangelizzazione non consiste semplicemente nel portare Dio alle persone, come se Dio fosse assente dalle loro vite. Spesso scopriamo che Dio è già arrivato lì prima di noi».
«Ecco perché Amoris laetitia è stata così importante per noi. Non ci chiede di abbandonare l’ideale. Ci chiede di accompagnare persone reali» ha precisato infine Siongco David, sottolineando l’importanza di «discernere situazioni concrete piuttosto che partire da classificazioni, accompagnare una crescita graduale e confidare che la grazia possa già essere all’opera anche in vite e relazioni segnate dalla debolezza e dall’incompletezza».Ciò è di rilievo soprattutto nell’area metropolitana dell’arcidiocesi di Manila — di cui la Chiesa di Kalookan è suffraganea — dove la povertà delle famiglie può favorire un forte isolamento e dove a peggiorare le situazioni è la diffusione di droga e tossicodipendenza. Mettendosi in ascolto di esperienze “limite”, la Chiesa ha appreso che «ciò che a prima vista ci appare come una famiglia irresponsabile o disfunzionale può assumere un aspetto molto diverso quando entriamo in casa e ascoltiamo la sua storia», ha concluso il porporato.
Dal canto suo, la professoressa Julie Hanlon Rubio, docente di Etica sociale cristiana alla Jesuit School of Theology della Santa Clara University di Berkeley, ha sottolineato che «la Chiesa può offrire una visione stimolante del matrimonio come un’unione intima orientata alla crescita nell’amore e nella giustizia, che non richiede la perfezione». La riflessione della teologa è partita da una serie di dati sulla scelta del matrimonio oggi, comparati con quelli di alcuni decenni fa. Ci si trova di fronte a un’evidente accelerazione della tendenza globale all’allontanamento dal matrimonio, dalle Filippine alla Polonia, dall’Argentina al Sudafrica, dagli Stati Uniti al Giappone. E, ha precisato Rubio, la percentuale di adulti che non si è mai sposata continuerà a crescere. In particolare, i cattolici statunitensi oggi si sposano in numero inferiore rispetto a cinquant’anni fa e solo un quarto di essi celebra il matrimonio in chiesa.
I tassi di fertilità sono in calo ovunque, anche in Paesi come Kenya, Ucraina e India. In diminuzione anche i battesimi, circa un terzo rispetto agli anni ’90. La questione è che «i matrimoni di oggi — ha argomentato la professoressa americana — sono più reciproci e appaganti, ma anche più ambiziosi, meno fecondi e più fragili». Quando l’amore è essenziale per il matrimonio, ha spiegato, è più difficile trovare un partner adatto. Alcune donne rifiutano questo percorso di vita, scoraggiate da un quadro intorno fatto di unioni coniugali in cui l’infedeltà e la violenza domestica sono all’ordine del giorno. Si generano dunque forti perplessità in cui si annida anche il senso di impreparazione alla genitorialità: sotto questo aspetto, si rimanda la scelta di avere figli salvo poi scoprire che il momento giusto per crescere dei figli è ormai passato.
Le condivisioni della docente si sono basate sull’esperienza di ascolto di quelle che ha definito «storie strazianti». Ha riferito, per esempio, di una donna anziana affetta da demenza che, quando le è stata offerta l’Eucaristia durante la Messa, ha gridato: «No!», coprendosi la bocca. Si sentiva indegna di ricevere il Corpo di Cristo: l’unica cosa che ricordava infatti era che suo marito, con cui era sposata da cinquant’anni, era stato precedentemente sposato. Qualcosa che aveva a che fare con uno stigma difficile da scrollarsi di dosso.
E, ancora, c’è stato il racconto, riportato sempre da Rubio, del vissuto di un’altra persona che le si era mostrata incredula rispetto ai temi dell’accompagnamento familiare evocati e incoraggiati da Francesco, ripensando al fatto che i genitori non avevano partecipato al proprio matrimonio. Avvertiva ancora il peso di troppi giudizi e troppa vergogna.
Rubio ha poi messo in risalto un tema cruciale della contemporaneità: «Le coppie tendono a rimanere isolate nelle loro difficoltà». È un fatto che emerge anche dagli elevati divorzi in età avanzata. Il tema su cui dunque è urgente insistere, ha spiegato la relatrice, è rimotivare le coppie a «guardare verso l’esterno», cosa oggi sempre più difficile da trovare. In questo senso, la teologia cattolica può offrire la chiave di volta: un’unione intima impegnata in qualcosa di più grande.
«In questo momento, il mondo ha bisogno che la Chiesa risponda alla fragilità del matrimonio con la sua visione avvincente», ha affermato Rubio ricordando che per lo stesso Papa Francesco «il fatto che l’amore sia imperfetto non significa che sia falso o irreale». E anche l’enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, è esplicita su questo punto: la fragilità umana non è un problema da risolvere, ma un elemento fondamentale della nostra umanità da integrare.
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