Si tiene all’hotel Excelsior di Bari il 6 e il 7 ottobre il convegno “Infrastrutture 2030: oltre il PNRR, l’Italia del futuro” organizzato dalla Filt Cgil, dedicato al futuro dei trasporti, alla logistica e alla programmazione dei finanziamenti pubblici nel settore infrastrutture dopo la conclusione del PNRR nel 2026. L’on. Patty L’Abbate, che partecipa all’evento, esprime le sue riflessioni sulola necessità di una mobilità sostenibile efficiente tale da migliorare le potenzialità del Sud
Quando parliamo di infrastrutture continuiamo troppo spesso a misurarle in chilometri di asfalto, cemento e grandi opere. Dovremmo invece cominciare a misurarle in un altro modo: quanto tempo serve a uno studente per raggiungere l’università? Un anziano può arrivare in ospedale senza dipendere dall’automobile? Un turista può visitare un borgo pugliese senza noleggiare un’auto? Un lavoratore che vive in un piccolo comune può raggiungere ogni mattina il proprio posto di lavoro con un mezzo pubblico?
È questa la vera misura della qualità di un sistema di mobilità.
I dati ci dicono che il divario territoriale italiano è ancora enorme. Secondo Istat, nel 2023 nelle città del Mezzogiorno l’offerta di trasporto pubblico locale era di circa 2.085 posti-km per abitante, contro quasi 5.976 al Nord. Non sorprende allora che nelle città meridionali la dipendenza dall’automobile resti particolarmente elevata.
Divario Nord/Sud: Non è solo una questione di trasporti
Non è soltanto una questione di trasporti. È una questione ambientale, economica e sociale.
L’Agenzia europea dell’ambiente ci ricorda che i trasporti rappresentavano nel 2023 circa il 31% delle emissioni di gas serra dell’Unione europea, considerando anche aviazione e navigazione internazionali, e che la strada produce quasi il 73% delle emissioni del settore. La ferrovia, al contrario, rimane il contributore più basso. Per questo la transizione ecologica della mobilità non può significare semplicemente sostituire milioni di automobili a combustione con milioni di automobili elettriche. Significa dare alle persone la possibilità concreta di lasciare l’auto a casa.
In Puglia questa sfida è chiarissima.
Non solo reti ferroviarie, servono treni frequenti ed efficienti
La sola rete RFI conta oggi 847 chilometri di linee ferroviarie in esercizio, ma 391 sono ancora a semplice binario e 235 chilometri non sono elettrificati. Abbiamo dunque una rete importante, sulla quale sono in corso investimenti significativi, che deve però diventare sempre più capillare, moderna e soprattutto utilizzata.
La rete ferroviaria esistente, dunque, deve essere mantenuta attiva e valorizzata su tutto il territorio, comprese le linee considerate minori. Una ferrovia locale non è “minore” per chi la utilizza ogni giorno. Può essere la differenza tra vivere in un paese e doverlo abbandonare.
E non basta avere i binari. Servono treni frequenti, coincidenze vere, stazioni accessibili e autobus che aspettino l’arrivo dei treni anziché partire cinque minuti prima. Servono nodi di interscambio dove lasciare l’auto e proseguire con il trasporto pubblico o con la bicicletta. La mobilità sostenibile funziona soltanto quando diventa una catena continua.
Una nuova logica per le piste ciclabili

Anche le piste ciclabili devono cambiare logica. Non servono tratti isolati costruiti soltanto per poter dichiarare qualche chilometro in più. Servono ciclovie vere, continue, protette e sicure, che colleghino stazioni, scuole, università, ospedali, zone produttive, periferie, centri storici e località turistiche.
Il punto decisivo è proprio questo: connettere ciò che oggi è separato.
Le periferie ai centri urbani. Le aree interne alle città. I piccoli comuni agli ospedali e alle università. Le stazioni ai porti e agli aeroporti. I borghi alle grandi direttrici ferroviarie.
Significa anche contrastare lo spopolamento. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso, attraverso i movimenti migratori, 150 mila giovani laureati italiani tra 25 e 34 anni. Certamente non si parte dal Sud soltanto perché manca un autobus o un treno. Ma servizi, accessibilità e collegamenti determinano concretamente le opportunità di un territorio.
Ripensare a un nuovo modo di fare turismo in Puglia
C’è poi una straordinaria opportunità per la Puglia: il turismo.
Nel 2025 abbiamo superato 6,7 milioni di arrivi e 22,7 milioni di presenze, rispettivamente circa il 13% e il 10% in più rispetto all’anno precedente. È una ricchezza enorme. Ma proprio perché la Puglia cresce dobbiamo evitare di trasformare il successo turistico in congestione, traffico e pressione insostenibile sui luoghi più conosciuti.
Il futuro non può essere un turismo concentrato sempre negli stessi mesi e nelle stesse località.
Una rete ferroviaria regionale efficiente, collegata agli autobus e a una vera rete ciclabile, può diventare anche uno strumento di redistribuzione dei flussi turistici: permettere a chi arriva a Bari, Brindisi o Lecce di raggiungere facilmente i piccoli centri, le aree interne, le masserie, i parchi, le gravine e i borghi senza dover necessariamente utilizzare un’automobile.

È così che si combatte l’overtourism: non respingendo i visitatori, ma distribuendo presenze, opportunità e reddito su un territorio più ampio e durante tutto l’anno.
La mobilità sostenibile deve diventare un diritto di cittadinanza
Dobbiamo quindi cambiare paradigma.
Una grande opera può ridurre il tempo tra due grandi città. Una rete capillare, invece, riduce le distanze sociali ed economiche tra le persone. Per questo il Sud non ha bisogno soltanto di arrivare più velocemente a Roma o Milano. Ha bisogno di poter viaggiare meglio dentro il Sud.
La mobilità sostenibile deve diventare un diritto di cittadinanza.
Il diritto, che permette anche a chi vive nel paese più piccolo, nella periferia più lontana o nell’area interna più fragile di non sentirsi più isolato.
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