“Riforme come leva per la crescita e la competitività dell’Europa”


Zurigo (Svizzera), 1 ottobre 2026 – “Le riforme sovranazionali sono diventate la leva più importante per la crescita. Un piano dettagliato per l’attuazione di tali riforme è stato delineato nella relazione sulla competitività dell’Europa, e gran parte di esso è contenuto nella roadmap dell’Ue. La prima cosa che dobbiamo fare è attuare tale tabella di marcia. Ciò consentirà inoltre di finanziare gli investimenti di cui l’Europa ha bisogno nei settori della tecnologia, dell’energia pulita e della difesa in un momento di ristrettezze di bilancio”. Lo ha detto Mario Draghi nella sua Lecture dedicata a Karl Brunner alla Banca Nazionale svizzera.

La crescita è un concetto richiamato da Draghi in continuità, “un’ossessione” nei suoi speech quando parla di produttività, investimenti e riforme. Ne parlava da governatore della Banca d’Italia, da Presidente della Bce, da presidente del consiglio. L’accento distintivo di questo discorso sta nel riferimento alla responsabilità politica della crescita. Non più risultato atteso di altre politiche ma obiettivo esplicito dell’Unione, necessario per sostenere il debito e proteggere l’indipendenza della banca centrale.

Un discorso nel quale l’ex presidente della Bce ha ricordato come la politica monetaria sia al centro del futuro della competitività europea: un puntello per le imprese che va completato con il completamento del mercato unico.

Secondo Draghi la roadmap “consentirà anche di finanziare gli investimenti di cui l’Europa necessita nella tecnologia, nell’energia pulita e nella difesa, in un momento in cui le finanze pubbliche sono sotto pressione“.

“Se i governi finanzieranno il proprio aumento della spesa senza ulteriori misure di risanamento o riforme, il rapporto debito/Pil medio europeo raggiungerà il 130% entro il 2040. Ponderato in base alle dimensioni delle economie, tale rapporto raggiungerà il 155%. Un certo risanamento di bilancio nel medio termine è inevitabile. Tuttavia, se questo dovesse avvenire esclusivamente attraverso tagli alla spesa e aumenti delle imposte, è improbabile che produca i risultati necessari”.

“Sono ora all’opera due forze che la banca centrale non può, o non dovrebbe, contrastare. In primo luogo, i tassi di interesse a lungo termine nell’area dell’euro stanno aumentando, e sempre più per ragioni che esulano dal controllo dell’Europa. Negli ultimi mesi hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quindici anni circa, muovendosi di pari passo con i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense. Ciò fa parte di una tendenza più ampia. I rendimenti a lungo termine nelle economie avanzate ora si muovono in modo molto più sincronizzato rispetto a quando è stato concepito l’euro”, ha detto Draghi aggiungendo: “In secondo luogo, la crescita nell’area dell’euro è rimasta indietro rispetto al tasso di interesse che ora deve affrontare a livello globale. La spinta immediata derivante dai deficit più elevati e dagli investimenti nell’intelligenza artificiale si sta facendo sentire soprattutto negli Stati Uniti, che sono anche destinati a trarre maggiori benefici da una crescita più rapida della produttività se l’intelligenza artificiale darà i risultati attesi. L’Europa subisce integralmente l’aumento dei tassi, ma solo una frazione della crescita. Questo divario non è ancora visibile nel costo degli interessi. Il debito emesso nel decennio dei tassi bassi presenta ancora cedole basse, quindi il tasso medio pagato dai governi, pari a circa il 2,25%, rimane ben al di sotto della crescita nominale di circa il 3,5%”, ha sottolineato l’ex premier italiano.

Nel contesto attuale “cosa può fare una politica monetaria? La priorità assoluta è controllare l’inflazione. In una fase di peggioramento della dinamica del debito, i mercati inizieranno a mettere alla prova l’impegno della banca centrale. Se dovessero arrivare a dubitare che la stabilità dei prezzi abbia la precedenza sul finanziamento pubblico, il premio di inflazione tornerà, i costi di finanziamento aumenteranno e le posizioni di bilancio peggioreranno”.

“Questo ciclo può autoalimentarsi. Il deterioramento delle finanze pubbliche alimenta l’aspettativa che il debito venga un giorno monetizzato. Tale aspettativa fa aumentare le aspettative di inflazione, che a loro volta fanno aumentare nuovamente i costi di finanziamento, indebolendo ulteriormente le finanze pubbliche. All’estremo, la banca centrale non sarebbe in grado di aumentare i tassi senza alimentare ulteriormente le aspettative di monetizzazione”, ha osservato l’ex premier e ex presidente della Bce.

“La seconda priorità – ha puntualizzato – è evitare che la crescita risulti più debole di quanto dovrebbe essere. Di fronte a shock inflazionistici, la politica monetaria non può assumersi oggi la responsabilità della crescita, ma può garantire che l’andamento dei tassi di riferimento non superi il livello necessario per stabilizzare l’inflazione nel medio termine. Ciò è coerente con l’obiettivo di dare priorità alla stabilità dei prezzi”. Infine, Draghi ha ricordato un punto: “Quando gli shock sono frequenti e complessi, individuare il percorso corretto dei tassi è in gran parte una questione di comunicazione: i mercati devono comprendere come reagirà la banca centrale in ogni scenario. Il motivo è che i mercati non valutano un unico percorso dei tassi di interesse. Valutano ogni percorso che ritengono possibile, ponderato in base alla sua probabilità, e il percorso dei tassi odierno riflette la media”.

Il completamento del mercato unico e dell’unione dei mercati dei capitali “aumenterebbe il rendimento sul capitale in Europa, che per le grandi aziende europee è inferiore di circa un quinto rispetto agli Stati Uniti”, ha detto. “Unitamente a una politica monetaria che mantenga i tassi a un livello non superiore al necessario, ciò consentirebbe al settore privato di farsi carico di una quota maggiore degli investimenti“.

Una banca centrale “può mantenere stabile la moneta solo se i governi tengono sotto controllo il loro debito. Ciò che è cambiato è il modo in cui tale condizione può essere soddisfatta. Un impianto fiscale non può riuscirci da solo in presenza di una crescita debole. Più ci si spinge in là con l’integrazione, più saldamente la crescita riuscirà a mantenersi al di sopra dei tassi di interesse e meglio la banca centrale sarà isolata dalle pressioni politiche”, ha detto Draghi. “Una generazione fa, l’Europa si è data una costituzione monetaria che da allora ha retto ad ogni crisi. Essa si fonda su una banca centrale indipendente con una chiara priorità per la stabilità dei prezzi e sulla disciplina di bilancio. Questo impianto rimane quello corretto. Ma affinché la costituzione perduri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada per rinnovare se stessa”.

“Perché la costituzione duri, i legislatori a livello nazionale ed europeo devono ora assumersi la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell’Unione. Se lo faranno, metteranno l’Europa sulla strada del rinnovamento”.


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