La relazione Fourlas-Razza propone più professionisti nel 2028–2034, organici sicuri e riconoscimento del lavoro usurante
La carenza di personale sanitario mette sotto pressione la capacità dell’Europa di garantire cure tempestive, accessibili e sicure. La relazione Fourlas-Razza affronta questa emergenza con un obiettivo ambizioso: aumentare di almeno un milione di unità il personale sanitario europeo nel periodo 2028–2034, accompagnando la crescita degli organici con migliori condizioni di lavoro, formazione e risorse dedicate.
È il punto centrale della sintesi per la stampa dedicata al Piano di crisi dell’UE per il personale sanitario, riferita alla relazione A10-0168/2026, con relatori Loucas Fourlas e Ruggero Razza. Il documento collega il futuro dei sistemi sanitari alla capacità di attrarre e trattenere medici, infermieri e altri professionisti.
Il tema supera la dimensione occupazionale: riguarda la sicurezza dei pazienti, le disuguaglianze territoriali e la continuità dell’assistenza, in ospedale come nei servizi di prossimità.
Carenza di personale sanitario: il deficit europeo è strutturale
Il rapporto Health at a Glance: Europe 2024, pubblicato dall’OCSE e dalla Commissione europea, stima per il 2022 una carenza di circa 1,2 milioni di medici, infermieri e ostetriche nell’Unione europea. È una stima riferita a quell’anno e alle soglie di personale necessarie per la copertura sanitaria universale, non un conteggio aggiornato dei posti vacanti.
Lo stesso rapporto individua una combinazione di fattori: invecchiamento della popolazione, pensionamenti del personale e condizioni lavorative difficili, che favoriscono burnout e abbandono della professione. Fonte: OCSE, Health at a Glance: Europe 2024.
La sintesi Fourlas-Razza richiama inoltre il ricambio generazionale: il 30% dei medici e il 18% degli infermieri europei ha almeno 55 anni. Programmare il fabbisogno significa quindi considerare sia le carenze esistenti sia le uscite previste nei prossimi anni.
Un milione di operatori in più: formazione, assunzioni e permanenza
L’obiettivo indicato nel documento riguarda l’incremento complessivo della forza lavoro sanitaria europea. Non equivale a un milione di assunzioni già finanziate, né a un contingente destinato esclusivamente agli infermieri.
La strategia proposta interviene sull’intero percorso professionale: accesso agli studi, formazione clinica, ingresso nel lavoro, sviluppo delle competenze, progressione di carriera e permanenza nei servizi.
Il punto è decisivo: aumentare i laureati produce risultati limitati se, contemporaneamente, i professionisti lasciano il sistema per retribuzioni insufficienti, turni insostenibili o scarse prospettive. Per questo il documento affianca al reclutamento un monitoraggio delle carenze distinto per professione e territorio.
Organici sicuri e rapporti infermieri-pazienti
Per la professione infermieristica, uno dei passaggi più rilevanti riguarda gli organici sicuri. La sintesi riferisce la proposta di principi comuni europei e di una raccomandazione del Consiglio, insieme alla valutazione di un possibile quadro obbligatorio.
Tra gli elementi considerati figurano i carichi di lavoro e i rapporti numerici tra professionisti e pazienti. Viene inoltre prospettato uno strumento europeo standardizzato per misurare il carico assistenziale infermieristico, facendo riferimento a sistemi validati come il Nursing Activity Score.
Il documento non introduce un rapporto numerico unico già applicabile in tutti i reparti. Propone, invece, di collegare la programmazione degli organici alla complessità dell’assistenza e alla sicurezza delle cure.
La questione ha ricadute concrete anche nella cronaca sanitaria italiana, come mostra il caso dei posti letto non riaperti al Niguarda per carenza di infermieri, raccontato da NurseTimes.
Lavoro usurante, retribuzioni e riposi: le tutele richieste
Un altro punto centrale è la richiesta agli Stati membri di riconoscere le professioni sanitarie come usuranti e particolarmente impegnative.
La sintesi collega questo indirizzo a retribuzioni adeguate alle competenze e alle responsabilità, stabilità occupazionale, tutela della salute e migliore organizzazione dei turni. Particolare attenzione viene riservata alla limitazione dei turni notturni consecutivi e degli orari eccessivamente lunghi, insieme alla garanzia di riposi effettivi.
Si tratta di una proposta politica: il documento, da solo, non attribuisce automaticamente nuovi benefici pensionistici ai lavoratori italiani. Le eventuali conseguenze concrete richiedono specifici provvedimenti e una definizione delle risorse.
Burnout: il benessere del personale entra nella valutazione dei dirigenti
La tutela di chi cura occupa uno spazio significativo nel piano. La sintesi propone di considerare la salute mentale del personale tra gli indicatori di performance della dirigenza sanitaria.
L’impostazione attribuisce un peso esplicito alle responsabilità organizzative: distribuzione dei carichi, qualità dei turni, supporto ai professionisti e prevenzione del disagio diventano elementi attraverso cui valutare la gestione dei servizi.
Per medici e infermieri, questo significa riconoscere che il burnout non può essere affrontato soltanto chiedendo maggiore capacità individuale di adattamento. Occorre intervenire anche sulle condizioni nelle quali viene erogata l’assistenza.
Studenti e territori: rendere le professioni sanitarie più attrattive
Il documento dedica attenzione al sostegno economico dei tirocini e alla qualità della formazione. Per giovani medici e specializzandi vengono richiamati retribuzione equa, supervisione, tutoraggio, riposi e protezione sociale.
Tra le proposte compare anche un Erasmus dedicato alla formazione sanitaria, finalizzato a favorire esperienze transnazionali e interdisciplinari.
Sul versante territoriale, il piano affronta i cosiddetti deserti sanitari: aree rurali, montane, insulari e periferiche dove reclutare professionisti risulta particolarmente difficile.
Le misure prospettate comprendono incentivi economici, programmi abitativi, borse di studio e opportunità di carriera. L’obiettivo è rendere sostenibile la scelta di lavorare nei territori meno serviti, riducendo gli squilibri nell’accesso alle cure.
Finanziamenti europei e tecnologia al servizio dell’assistenza
La realizzazione delle proposte dipende dalle risorse. La sintesi chiede finanziamenti sanitari riconoscibili e prevedibili nel Quadro finanziario pluriennale 2028–2034, insieme a un utilizzo coordinato dei programmi europei per formazione, occupazione, ricerca e coesione.
Viene inoltre prospettata la valutazione di una maggiore protezione degli investimenti sanitari dalle misure di austerità, mantenendo trasparenza e controllo sull’efficacia della spesa.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale vengono considerate strumenti per ridurre gli adempimenti amministrativi e recuperare tempo assistenziale. La loro introduzione deve accompagnarsi alla formazione del personale e a una riorganizzazione che valorizzi le competenze professionali.
Cosa sappiamo e quali sono i prossimi passaggi
La relazione appartiene alla procedura d’iniziativa 2025/2062(INI). L’Osservatorio legislativo del Parlamento europeo documenta il voto in commissione del 3 giugno 2026 e il deposito della relazione per la plenaria dell’11 giugno.
Nella scheda consultata compare anche una voce relativa ai risultati del voto del 17 settembre, mentre lo stato generale resta indicato come in attesa del voto: questi elementi non consentono di attestare qui l’esito definitivo della plenaria. Fonte: Parlamento europeo, fascicolo della procedura.
Il quadro delineato dalla sintesi è comunque preciso: più professionisti, condizioni lavorative sostenibili e finanziamenti coerenti devono procedere insieme. Per la sanità italiana, l’interesse riguarda soprattutto la possibilità di tradurre questi indirizzi in programmazione del personale, valorizzazione infermieristica e maggiore continuità assistenziale.
I prossimi aggiornamenti dovranno chiarire il testo finale, le iniziative della Commissione e gli impegni finanziari degli Stati. È su questi passaggi che si misurerà la capacità delle proposte europee di migliorare concretamente il lavoro nei servizi e l’accesso dei cittadini alle cure.
Redazione NurseTimes
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