L’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo ha dato oggi il via libera, con un consenso largamente superiore alla soglia necessaria, all’operazione societaria che costituisce il passaggio preliminare per l’Opas su Monte dei Paschi di Siena. Un voto che, pur ampiamente atteso, consegna a Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, un mandato netto per proseguire nel progetto di aggregazione e porta il risiko bancario italiano in una fase ancora più concreta.
L’operazione prevede la possibilità di aumentare il capitale di Intesa Sanpaolo fino a un massimo di circa 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie da utilizzare come componente in titoli dell’offerta su Mps. L’assemblea si è tenuta a Torino con una partecipazione pari al 63,8% del capitale sociale, sostanzialmente nella forchetta del 60-65% indicata alla vigilia. I voti favorevoli sono stati 10.952.907.059, pari al 96,9% delle azioni depositate.
Messina: “Passaggio fondamentale, affrontiamo l’operazione da una posizione di forza”
Per Messina, il significato del voto va però oltre la semplice approvazione tecnica dell’aumento di capitale. “L’approvazione dell’aumento di capitale rappresenta un passaggio fondamentale per realizzare l’operazione annunciata lo scorso giugno nei confronti del Monte dei Paschi di Siena e costruire un Gruppo ancora più forte, a beneficio di azionisti, clienti, famiglie, territori e dell’Italia nel suo insieme”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Il messaggio agli azionisti è quello di una banca che non considera l’operazione una scommessa difensiva o una necessità di consolidamento, ma un progetto industriale costruito a partire da una posizione finanziaria e reddituale che Messina definisce “di grande forza”. “Siamo tra le banche più profittevoli in Europa e abbiamo dimostrato nel tempo di saper raggiungere gli obiettivi annunciati, mantenere una patrimonializzazione elevata e distribuire valore agli azionisti in misura significativa”, ha aggiunto.
È questo, in effetti, il punto sul quale il ceo di Intesa Sanpaolo insiste maggiormente: l’operazione Mps non dovrebbe cambiare la disciplina finanziaria con cui il gruppo ha costruito la propria crescita negli ultimi anni. Al contrario, secondo Messina, dovrebbe mettere a disposizione della banca una scala ancora maggiore, mantenendo insieme redditività, solidità patrimoniale e capacità di remunerazione degli azionisti. Il piano industriale presentato da Intesa indica per il gruppo risultante dall’operazione un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029, contro gli oltre 11,5 miliardi attesi dal solo piano Intesa 2026-2029, con un ROE superiore al 20%. La distribuzione complessiva agli azionisti nel periodo 2025-2029 è stimata in circa 61 miliardi di euro, rispetto ai circa 50 miliardi previsti dal piano standalone, mentre il Common Equity Tier 1 ratio è atteso sopra il 14% nel 2029.
Dai 30,6 miliardi dell’Opas alle sinergie da 2,9 miliardi
Il via libera dell’assemblea consente dunque di passare dalla costruzione finanziaria dell’operazione alle successive tappe dell’offerta. L’Opas annunciata l’8 giugno valorizza Mps circa 30,6 miliardi di euro e prevede, in caso di adesione integrale, l’emissione di 4,857 miliardi di nuove azioni Intesa Sanpaolo, pari al 21,748% del capitale dell’offerente, oltre a una componente cash complessiva di circa 3 miliardi di euro. Il rapporto di concambio è fissato in 16 nuove azioni Intesa ogni 10 azioni Mps, con l’aggiunta di 1 euro in contanti per ciascuna azione Mps consegnata. L’offerta implica un valore di 10,091 euro per azione Mps e, sulla base dei prezzi utilizzati al momento dell’annuncio, un premio di circa il 12,5% rispetto alla media ponderata dei tre mesi precedenti.
La logica industriale rivendicata da Intesa Sanpaolo poggia soprattutto sulle sinergie. A regime, nel 2029, il gruppo prevede benefici ante imposte per circa 2,9 miliardi di euro l’anno: 1,5 miliardi derivanti da efficienze di costo e circa 1,4 miliardi legati alla crescita dei ricavi, anche grazie alla complementarità con Mediobanca nelle attività di Corporate & Investment Banking e al potenziale di sviluppo nel Wealth Management e nella Protection. Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi di euro ante imposte, pari a circa 1,4 miliardi dopo le imposte. Intesa prevede inoltre circa 6.800 uscite aggiuntive, tutte su base volontaria, compensate da altrettante assunzioni di giovani.
Il calendario, a questo punto, diventa centrale. L’approvazione assembleare rappresentava infatti la condizione societaria necessaria per procedere con l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. Il Documento di offerta dovrà seguire l’iter previsto davanti a Consob e alle altre autorità competenti, mentre il periodo di adesione è atteso successivamente alla pubblicazione del documento e dovrebbe durare tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di borsa aperta, salvo proroghe.
Siena e la Toscana dentro il progetto: «Un patrimonio da preservare»
Nelle parole di Messina, tuttavia, Mps non è soltanto un insieme di attività bancarie, clienti, filiali e capitale da integrare. Il ceo di Intesa Sanpaolo dedica una parte significativa del suo intervento all’identità storica dell’istituto senese, insistendo sulla volontà di preservarne il legame con il territorio. «Monte dei Paschi di Siena rappresenta una storia unica nel panorama bancario mondiale», ha sottolineato, ricordando gli oltre cinque secoli di storia e il rapporto costruito con Siena, la Toscana, le persone, le imprese e le comunità locali. L’obiettivo dichiarato è «preservare e valorizzare questa identità e il legame con Siena all’interno di un progetto industriale più ampio, più solido e con maggiori possibilità di crescita».
È un passaggio tutt’altro che secondario, perché la dimensione territoriale è uno degli elementi più delicati dell’operazione. Messina ha ribadito che Siena e la Toscana avranno un ruolo importante nel progetto, con l’idea di mettere insieme il radicamento territoriale di Mps e le risorse finanziarie e la capacità di investimento di Intesa Sanpaolo. Il risultato atteso, nella visione della banca, è un rafforzamento del sostegno a famiglie, imprenditori, piccole e medie imprese e iniziative economiche e sociali. «Uno dei compiti fondamentali di una banca è tutelare e valorizzare il risparmio, mettendolo al servizio della crescita», ha detto Messina, collegando direttamente l’operazione alla funzione di finanziamento dell’economia reale.
I numeri richiamati dal ceo servono a dare sostanza a questa impostazione: nel primo semestre dell’anno Intesa Sanpaolo ha erogato oltre 44 miliardi di euro a famiglie e imprese. Per Messina, l’ulteriore forza derivante dall’operazione consentirebbe di aumentare ancora questa capacità di intervento, rafforzando il ruolo del gruppo nel credito alle imprese, nel sostegno alle Pmi e nella crescita dei territori.
Mediobanca e Generali: il progetto va oltre Mps
Il disegno delineato da Messina non si ferma però alla combinazione tra Intesa Sanpaolo e Mps. Nel progetto entra anche la presenza di Mediobanca, che secondo il ceo rappresenta «un altro elemento di grande valore». Le competenze nel Corporate & Investment Banking e nel Wealth Management, il posizionamento sul mercato, la qualità delle persone e delle relazioni con la clientela vengono indicate come complementari alle attività di Imi Corporate & Investment Banking. L’intenzione dichiarata è mantenere e valorizzare il marchio Mediobanca, insieme alle sue professionalità e capacità distintive, all’interno di un gruppo di maggiore scala e con un ruolo europeo più marcato.
È soprattutto il capitolo Generali a rendere il progetto particolarmente rilevante per gli equilibri della finanza italiana. Messina ha ribadito che la partecipazione in Assicurazioni Generali avrebbe una natura «puramente finanziaria» e che la presenza di Intesa nel capitale della compagnia rappresenterebbe, nella sua lettura, un elemento di valore per la stabilità dell’azionariato e per l’indipendenza di Generali. L’operazione, nel suo complesso, porta quindi con sé una componente che va oltre il tradizionale consolidamento bancario e che coinvolge alcuni dei principali snodi del sistema finanziario italiano.
È proprio questa ampiezza a spiegare perché Messina insista sulla capacità di Intesa Sanpaolo di gestire integrazioni complesse. Il riferimento più diretto è a Ubi Banca, precedente acquisizione nella quale il gruppo ha puntato sulla valorizzazione delle competenze e sul rafforzamento della presenza nei territori. «Abbiamo costruito questa operazione con la stessa disciplina con cui abbiamo realizzato i nostri Piani d’Impresa e raggiunto gli obiettivi presentati al mercato», ha affermato il ceo. E ha aggiunto un elemento che guarda già alla fase successiva: la squadra manageriale di Intesa, composta da dirigenti anche nelle fasce dei quarantenni e dei cinquantenni, dovrebbe garantire una guida di lungo periodo al nuovo gruppo.
La partita, però, non è ancora chiusa
Il voto di Torino segna dunque un passaggio decisivo, ma non coincide con la conclusione dell’operazione. Anzi, proprio da ora il progetto entra nella fase nella quale dovranno essere verificati l’effettivo interesse degli azionisti Mps, gli eventuali passaggi regolamentari e la tenuta dell’architettura industriale disegnata da Intesa. Nel frattempo, lo scenario si è fatto più articolato: Mps ha annunciato in agosto due operazioni difensive, relative a Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro, che dovranno essere sottoposte al voto dei propri azionisti il 29 ottobre. Reuters ha riferito che Intesa non ritiene che tali iniziative, allo stato, modifichino il percorso della propria offerta, ferma restando la possibilità di ritiro prevista dalle regole nel caso in cui Mps ottenga il via libera alle operazioni.
È quindi in questo quadro che va letto il messaggio finale di Messina. Il voto favorevole dell’assemblea non è stato presentato come un punto di arrivo, ma come una delle tappe di un percorso molto più ampio. “L’offerta annunciata a giugno e il voto di oggi sono tappe concrete di un percorso che intendiamo portare avanti con determinazione”, ha detto. E, guardando alle prossime fasi, ha ribadito la linea: “Affrontiamo le prossime fasi dell’operazione con la forza dei nostri risultati, la chiarezza del progetto e la determinazione a costruire un Gruppo ancora più forte, capace di creare valore per l’Italia e di avere un ruolo sempre più importante in Europa”.
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