Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attivato un nuovo incentivo per la filiera della moda con una dotazione di 100 milioni di euro destinati ai programmi di sviluppo delle piccole e medie imprese del settore.
Il Il decreto ministeriale 6 agosto 2026, firmato dal ministro Adolfo Urso, dà attuazione all’articolo 3 della legge 11 marzo 2026, n. 34, la Legge annuale sulle piccole e medie imprese, che aveva stanziato le risorse a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. Le agevolazioni sono rivolte alle PMI regolarmente costituite e attive nel Registro delle imprese che operano nella filiera della moda, del tessile, della pelletteria e degli accessori, secondo l’elenco di codici Ateco allegato al decreto.
Il ministro Urso ha motivato l’intervento come “risposte concrete a un settore chiave per l’economia del nostro Paese”, sottolineando l’attenzione riservata a chi produce in Italia e valorizza la filiera nazionale, con priorità al Mezzogiorno.
Chi può accedere e quali investimenti sono ammessi
Possono presentare domanda le PMI regolarmente costituite e iscritte al Registro delle imprese, non sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatorie, che operano in una delle attività elencate nell’allegato al decreto: dalla fabbricazione di tessili e articoli di abbigliamento alla lavorazione di pelli e cuoio, dalla fabbricazione di gioielli e orologi alla produzione di occhiali e di accessori moda in metallo, legno o materie plastiche.
Le domande possono essere presentate anche in forma congiunta da un numero di imprese compreso tra tre e sei, purché le partecipanti documentino i collegamenti esistenti e gli obiettivi comuni del programma. I programmi di sviluppo devono prevedere spese ammissibili comprese tra 1 e 20 milioni di euro; nei programmi congiunti il progetto della singola PMI partecipante non può scendere sotto i 200.000 euro.
Rientrano tra gli investimenti ammissibili la creazione di una nuova unità produttiva, l’ampliamento della capacità di un impianto esistente, la riconversione verso prodotti mai fabbricati in precedenza, la ristrutturazione del processo produttivo e l’acquisizione di attivi di uno stabilimento già operativo.
I programmi possono essere completati da progetti di innovazione di processo e dell’organizzazione fino al 40% dell’investimento complessivo, da percorsi di formazione del personale fino al 20% e, per gli investimenti con spese ammissibili superiori a 5 milioni di euro, da attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
Un quarto delle risorse riservato alle micro e piccole imprese
Della dotazione complessiva di 100 milioni di euro una quota pari al 25% è riservata alle iniziative proposte da imprese di micro e piccola dimensione. Un’altra quota, pari al 40% dello stanziamento, è destinata ai programmi realizzati nelle regioni del Sud: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.
Al punteggio ottenuto nella valutazione delle domande si aggiungono alcune maggiorazioni: 3 punti percentuali per le imprese in possesso del rating di legalità, altrettanti per la certificazione della parità di genere e per l’utilizzo prevalente di semilavorati di origine italiana o europea, 3 punti per i programmi congiunti le cui partecipanti operano in fasi diverse della catena del valore e fino a 10 punti se l’incidenza del costo del personale supera il 15% del fatturato.
Quanto vale il contributo: due esempi di calcolo
Le agevolazioni sono concesse in forma di contributo a fondo perduto e, su richiesta dell’impresa, di finanziamento agevolato fino al 20% degli investimenti ammissibili, restituibile in dieci anni oltre un periodo di preammortamento massimo di tre anni. In nessun caso la somma di contributo e finanziamento può superare il 75% della spesa ammissibile.
L’intensità effettiva dipende dalla zona di aiuto a finalità regionale in cui ricade l’investimento. A titolo esemplificativo, per un programma alla soglia minima di 1 milione di euro, ammesso al regime de minimis con un’intensità massima del 50%, l’impresa può ottenere fino a 500.000 euro tra fondo perduto e finanziamento agevolato. Per un programma alla soglia massima di 20 milioni di euro, il tetto complessivo del 75% porta l’agevolazione potenziale fino a 15 milioni di euro.
Le domande e i tempi della procedura
Le agevolazioni saranno concesse tramite procedura valutativa a graduatoria, non a sportello. Le domande, gestite da un Soggetto gestore individuato dal Mimit, saranno valutate sulla base di tre indicatori: la copertura finanziaria del piano di sviluppo, il rapporto tra margine operativo lordo e investimento complessivo, il possesso di certificazioni etico-sociali e di strumenti di tracciabilità della supply chain.
La graduatoria dovrà essere pubblicata entro 30 giorni dal termine di presentazione delle domande e l’istruttoria di ciascuna pratica dovrà concludersi entro i successivi 90 giorni. Le erogazioni avverranno in un massimo di tre stati di avanzamento lavori, con la possibilità di un’anticipazione fino al 25% delle agevolazioni concesse dietro presentazione di fideiussione.
Termini e modalità per l’invio telematico delle domande saranno definiti con un successivo decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese, non ancora pubblicato.
Un impianto simile a quello sperimentato per l’automotive
Nell’impostazione, la misura per la moda ricorda da vicino i mini contratti di sviluppo attivati pochi giorni fa per la filiera dell’automotive, anch’essi rivolti alle PMI con una quota riservata al Mezzogiorno e una copertura massima del 75% della spesa. Il decreto sulla moda non utilizza però quella denominazione: parla sempre di “programmi di sviluppo”, pur mantenendo un’architettura per soglie di investimento, forma degli aiuti e procedura di selezione per alcuni versi sovrapponibile. Restano naturalmente differenze specifiche tra i due provvedimenti, legate ai settori e alle finalità industriali dei rispettivi fondi di riferimento.
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