Il Servizio Ricerca del Parlamento europeo (EPRS) ha pubblicato la sua consueta analisi semestrale sullo stato di attuazione del programma politico della Commissione europea, in vista del discorso sullo Stato dell’Unione 2026 di Ursula von der Leyen. Il quadro che emerge è quello di un’istituzione che, nonostante un contesto geopolitico turbolento – dall’Ucraina allo Stretto di Hormuz, dal Canada al Mercosur, dalla Cina a Ceuta – continua a mantenere un ritmo di produzione legislativa sostenuto, pur con ritardi significativi in alcuni settori chiave.
I numeri della legislatura.
Dall’inizio del suo secondo mandato, la Commissione ha annunciato complessivamente 423 iniziative, distribuite su sette priorità politiche. Quasi la metà (211) riguarda il primo asse, dedicato a competitività e prosperità sostenibile; una su sette rientra nella difesa e sicurezza; una su dieci nella equità sociale. Delle iniziative annunciate, 305 sono già state presentate formalmente, mentre 105 risultano già adottate in via definitiva. Un dato che, secondo il report, è paragonabile a quello registrato nello stesso periodo del primo mandato von der Leyen (406 iniziative annunciate nel 2021, contro le 423 attuali).
Negli ultimi sei mesi il numero di proposte legislative adottate è quasi raddoppiato, passando da 57 a 105. Resta però da consegnare circa un quarto del totale delle iniziative annunciate, con punte più critiche nell’ambito della protezione della democrazia, dove un terzo dei dossier è ancora fermo.
Competitività: il cuore dell’agenda.
Il primo pilastro, ispirato ai rapporti Draghi e Letta del 2024, resta la priorità assoluta della Commissione. Secondo le stime di Mario Draghi, l’Europa avrebbe bisogno di investimenti strategici per quasi 1.200 miliardi di euro l’anno, comprese le nuove spese per la difesa, per colmare le debolezze strutturali del continente: mercato unico incompleto, mercati energetici e dei capitali frammentati, industria della difesa divisa su base nazionale.
Su questo fronte, la Commissione ha puntato molto sulla semplificazione normativa, attraverso ben dodici pacchetti “omnibus” pensati per ridurre gli oneri amministrativi delle imprese, con l’obiettivo dichiarato di tagliare i costi ricorrenti del 25% per tutte le aziende (35% per le PMI), per un risparmio stimato di 37,5 miliardi di euro. Tra le misure più recenti, un pacchetto di semplificazione fiscale presentato il 24 giugno 2026, che dovrebbe generare risparmi per 7,9 miliardi di euro alle imprese, e una revisione delle etichette energetiche e degli pneumatici.
Sul fronte energetico, la chiusura dello Stretto di Hormuz nel febbraio 2026 ha innescato un’impennata dei prezzi dei combustibili fossili, a cui la Commissione ha risposto con il piano “AccelerateEU” e con misure per ridurre le bollette elettriche, incluse riduzioni degli oneri di rete per specifiche categorie di consumatori e imprese energivore. Proprio a causa della crisi energetica, Bruxelles ha dovuto rinviare la proposta legislativa sull’eliminazione completa delle importazioni di petrolio russo, che oggi rappresentano appena il 2% del consumo europeo, contro il 27% pre-invasione dell’Ucraina.
Difesa e sicurezza: la spesa militare corre.
La spesa per la difesa dei Paesi membri è aumentata del 20% dal 2024, raggiungendo i 418 miliardi di euro nel 2025 (2,2% del PIL dell’Unione) e una previsione di 454 miliardi nel 2026. Il sostegno complessivo dell’UE alle forze armate ucraine si attesta intorno ai 77 miliardi di euro. Ad aprile 2026, il Consiglio ha approvato un prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev per le necessità di bilancio e di difesa del biennio 2026-2027.
Sul fronte della sicurezza interna, prosegue il lavoro sulla riforma di Europol e sulla lotta al crimine organizzato, mentre in materia migratoria, da giugno 2026 è pienamente applicabile il nuovo Patto su migrazione e asilo. Un episodio degno di nota: il 30 luglio 2026 un ingresso irregolare di massa a Ceuta ha portato a una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno UE, con l’impegno a rafforzare i controlli alle frontiere esterne e la lotta ai trafficanti di migranti.
Equità sociale: tra ambizioni e competenze limitate.
Sul fronte sociale, la Commissione ha adottato una prima strategia europea contro la povertà (maggio 2026) e un piano per l’edilizia abitativa accessibile, oltre a una tabella di marcia sull’equità intergenerazionale. Tuttavia, il report sottolinea come molte di queste iniziative restino non vincolanti, data la competenza limitata che i Trattati riservano all’Unione in materia di politica sociale. Significativo il fatto che il rafforzamento politico di questa priorità non si sia tradotto in un corrispondente aumento di fondi nella proposta di bilancio pluriennale 2028-2034, dove il principio di destinazione vincolata delle risorse a specifiche priorità sociali è stato abbandonato.
Sicurezza alimentare, acqua e natura.
Il quarto pilastro affronta la resilienza del sistema agroalimentare europeo, con discussioni ancora aperte sulla futura Politica Agricola Comune 2028-2034. A giugno 2026, la Commissione ha proposto un sostegno temporaneo agli agricoltori colpiti dal rincaro dei fertilizzanti causato dalla crisi mediorientale, approvato dal Parlamento e dal Consiglio in tempi record (meno di cinque settimane). Sul fronte ambientale, a marzo 2026 i co-legislatori hanno adottato un obiettivo climatico vincolante al 2040, fissato al 90% di riduzione delle emissioni rispetto al 1990.
Democrazia e Stato di diritto.
Tra le iniziative più significative di questa priorità figura lo “scudo europeo per la democrazia”, lanciato a novembre 2025 per contrastare la disinformazione e le interferenze straniere, e il nuovo Centro europeo per la resilienza democratica, avviato a febbraio 2026. Sul fronte dello Stato di diritto, il settimo rapporto della Commissione, pubblicato a luglio 2026, registra progressi disomogenei tra Stati membri, mentre resta aperta la procedura ex articolo 7 nei confronti dell’Ungheria, avviata nel 2018.
Il bilancio pluriennale.
Il capitolo conclusivo del report è dedicato alle trattative sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione (2028-2034). Il Parlamento europeo ha adottato ad aprile 2026 una posizione che chiede un bilancio più ambizioso rispetto alla proposta della Commissione, pari all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’UE, per un totale di 1.938 miliardi di euro comprensivi del rimborso del debito legato a NextGenerationEU – un aumento del 10% rispetto alla proposta di partenza. Le trattative in Consiglio proseguono, con la Presidenza irlandese che punta a presentare una nuova proposta negoziale entro il Consiglio europeo di ottobre, mentre le divergenze tra Stati membri su dimensione del bilancio, allocazione delle risorse e nuove entrate proprie restano un nodo cruciale da sciogliere entro fine anno.
foto Geneviève Engel Copyright: © European Union 2022 – Source : EP
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


