Si fa presto a dire “anziano”, con quel misto di compatimento, simpatia e insofferenza che spesso impregna questa definizione. Da cinquant’anni Confcommercio ha invece compreso che le persone avanti con l’età sono una risorsa: quelle attive, perché portano esperienza, affidabilità e continuità dovunque operino; quelle che magari sono meno efficienti per ragioni di salute, spesso sono ancora lucidissime e… provvide nel mettere a disposizione della famiglia e della collettività le risorse accumulate in una vita. È questa l’esperienza vissuta da Confcommercio attraverso le centinaia di migliaia di esercenti associati, sempre capaci di lavorare “da giovanotti” dietro il bancone fino all’ultima fase della vita. Un’esperienza dalla quale nacque quasi mezzo secolo fa la federazione degli anziani del commercio, oggi “50&Più”, l’unica entità di rappresentanza su vasta scala, che riunisce oltre 300 mila soci, erogando loro servizi di patronato, fiscali e consulenziali, organizza viaggi, sport e iniziative culturali e interpreta le istanze di una componente sociale destinata ad accrescere ruolo e influenza. Ne parliamo con Lorenzo Francesconi, segretario generale dell’Associazione e direttore generale del Sistema associativo e di servizi.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Cinquant’anni di attività coincidono con una trasformazione radicale della società italiana. Come è cambiato il modo di vivere la terza età?

È cambiato profondamente, perché sono cambiati famiglia, lavoro, medicina e aspettative individuali. Cinquant’anni fa la struttura familiare era diversa e il sostegno tra generazioni seguiva schemi più tradizionali. Oggi i nonni hanno un ruolo più intenso nella vita dei nipoti, sia nella cura sia sul piano economico. Il welfare familiare resta una funzione decisiva delle persone anziane, ma si esprime in forme nuove. Quella che definiamo silver economy contribuisce in maniera sostanziale alla tenuta delle famiglie e della società.

Quindi la longevità non è soltanto un fatto anagrafico.

Assolutamente no. La medicina ha allungato la vita e, in molti casi, anche il periodo di buona salute e autonomia. Si lavora più a lungo, si va in pensione più tardi e cambiano desideri e progetti. Un tempo la pensione coincideva spesso con il ritiro in una dimensione tranquilla. Oggi molti vivono quella fase come una “terza vita”, piena di interessi, relazioni, viaggi, cultura e volontariato. Non vogliono semplicemente occupare il tempo, ma continuare a vivere esperienze significative.

C’è però anche una funzione economica sempre più evidente.

Perfino una famiglia con due stipendi oggi può faticare a sostenere uno o due figli. In moltissimi casi intervengono i nonni, mettendo a disposizione parte della pensione o dei risparmi. Le persone anziane hanno condizioni di salute e capacità economiche differenti rispetto al passato, ma soprattutto hanno assunto un ruolo centrale negli equilibri familiari. Sono un sostegno concreto, spesso silenzioso, che non può essere dato per scontato. E mi riferisco anche al lavoro di cura, perché sono proprio i nonni, con la loro presenza, a sopperire ad alcune mancanze. Pensi a un nonno che fa da baby sitter, pur non contribuendo attivamente da un punto di vista economico, sta favorendo un risparmio.

Come si traduce tutto questo nell’attività di 50&Più?

Una nostra costante è interpretare i cambiamenti e intercettare i bisogni, non soltanto dei soci ma dell’intera popolazione anziana. I servizi devono evolvere con la società e le norme. Per questo, accanto all’Associazione, sono cresciute strutture specializzate negli adempimenti fiscali, previdenziali e assistenziali. Vogliamo offrire competenza dal punto di vista di chi riceve il servizio, rendendo ogni passaggio semplice e comprensibile.

Quali esigenze hanno fatto crescere i servizi fiscali?

Il Caf è nato per aiutare molte persone anziane nella dichiarazione dei redditi e negli altri adempimenti. Intanto il sistema è diventato più complesso: bonus, detrazioni, agevolazioni, ristrutturazioni, interventi condominiali. Pensiamo a quante persone hanno dovuto comprendere il Superbonus, le delibere, i possibili vantaggi e i rischi. Molti si sono affidati alle nostre competenze per decidere consapevolmente. Lo stesso vale per il patronato, che ha seguito le evoluzioni normative in materia pensionistica e assistenziale.

La tutela, però, non esaurisce la vostra missione.

No, perché una persona non coincide con una pratica fiscale o previdenziale. Alla protezione dei diritti deve affiancarsi la possibilità di vivere pienamente il tempo successivo al lavoro. Il turismo è da sempre una delle attività di maggior successo. La nostra società tour operator promuove e organizza viaggi vacanze di gruppo e itinerari con qualche attenzione in più per chi vuole continuare a girare il mondo senza rinunciare alla sicurezza.

50&Più ha anche una dimensione internazionale attraverso la Fiapa. Di che cosa si occupa?

Sì, 50&Più attraverso la Fiapa porta le istanze della popolazione anziana del nostro paese in consessi mondiali. Nelle scorse settimane siamo stati al Palazzo dell’ONU a Ginevra, per partecipare ai lavori della 1ª sessione del Gruppo di lavoro intergovernativo sui diritti delle persone anziane. Un appuntamento cruciale per dare voce a milioni di cittadini senior e sostenere una Dichiarazione Universale dei loro diritti. La Fiapa, fondata nel 1980, è la Federazione internazionale delle associazioni delle persone anziane. Riunisce 41 membri e ha status consultivo presso le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa. Tutela i diritti della terza età e combatte l’ageismo a livello globale. Grazie a un consiglio scientifico multidisciplinare e alle partnership con Oms e Unesco, promuove l’invecchiamento attivo e l’integrazione tra generazioni sul piano sociale, lavorativo e familiare. Con altri Paesi lavoriamo a documenti sui bisogni futuri degli anziani. È un organismo attivo e ascoltato nei tavoli internazionali.

Tra i temi più innovativi c’è quello dell’abitare. Come nasce il vostro manifesto sul cohousing?

Nasce da una ricerca sulle esigenze abitative delle persone più avanti negli anni e da un confronto con politica, enti locali e imprese private. L’idea è creare negli immobili spazi e servizi comuni, senza rinunciare all’autonomia della propria casa. Così si favoriscono socialità e convivenza, evitando di ghettizzare chi rischia di rimanere solo. Il nostro documento contiene linee guida e proposte concrete rivolte alle istituzioni e agli operatori per promuovere una cultura dell’abitare collaborativo. Tra i punti, oltre alla progettazione partecipata, quindi, sensibilizzazione delle istituzioni, prossimità ai servizi essenziali, accessibilità universale. E ancora, sicurezza integrata, design flessibile, spazi comuni per promuovere l’invecchiamento attivo, incentivare la sperimentazione, favorire attivamente lo scambio intergenerazionale.

Un modello nuovo che recupera qualcosa del passato?

In parte sì. Una volta i condomìni avevano cortili, portinerie e luoghi attraversati da bambini e adulti: spazi condivisi che generavano relazioni spontanee. Molte di quelle funzioni sono scomparse. Ricreare ambienti comuni significa offrire a chi vuole socializzare un luogo dove andare, ma anche dare sicurezza a chi è più riservato. Può non frequentarlo, ma sapere che esiste resta un riferimento psicologico: “Non ci vado, ma so che c’è”. Emerge il desiderio di restare nella propria abitazione, condividendo però alcuni servizi. Il manifesto indica le caratteristiche di un percorso abitativo vicino a questo ideale.

Accanto ai servizi e alla rappresentanza c’è quella che lei definisce un’“anima ludica”.

È una componente essenziale. Vogliamo rendere più piacevole la vita degli associati attraverso viaggi, eventi, convegni e attività collettive. Le Olimpiadi della Terza Età Olimpiadi 50&Più, in programma a settembre in un villaggio in Calabria, giunte alla 33esima edizione, coinvolgeranno quasi mille partecipanti. È bellissimo vedere persone che, con sana competitività, si mettono in gioco e praticano sport con entusiasmo. A ottobre, inoltre, abbiamo in cantiere un evento assolutamente nuovo nel suo genere: promuoviamo corsi artistici nell’ambito di una crociera nel mediterraneo. E nella stessa occasione si terranno anche le premiazioni del Concorso Prosa, Poesia, Pittura e Fotografia – anch’esso storico perché nato nel 1983 – .  Durante una mini-crociera organizziamo anche concorsi di prosa, poesia e pittura, valorizzando l’estro e la creatività maturati in una vita.

Qual è, in definitiva, la sfida culturale più importante?

Far capire che la terza età non è una categoria uniforme e non può essere raccontata con parole riduttive. Esistono condizioni, bisogni, capacità e aspirazioni molto diverse. Per questo alle attività ricreative affianchiamo la rappresentanza sui temi dell’abitare, dei servizi, dei diritti e del linguaggio.

A questo proposito voglio citare un fiore all’occhiello della nostra Associazione: la Carta di Napoli, il primo documento deontologico in Italia che contrasta l’ageismo a mezzo stampa. Può sembrare incredibile, eppure, nonostante il nostro sia il paese con il più alto numero di anziani d’Europa non possedeva – prima della nostra intuizione – un vademecum giornalistico utile a promuovere una narrazione corretta e rispettosa della terza età. E sull’onda della nuova carta deontologia abbiamo anche istituito un premio destinato ai professionisti dell’informazione riguardante il ‘Giornalismo inclusivo’, per l’appunto.

A Napoli abbiamo promosso un decalogo sul rispetto nella definizione della terza età, poi adottato da altri organismi regionali. Combattere gli stereotipi significa riconoscere dignità, libertà e un ruolo attivo. La longevità non è un problema da amministrare: è una trasformazione della società da comprendere e governare.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Sergio Luciano

Source link

Di