Sdegno e indignazione a Marsala per quanto accaduto all’interno del cimitero comunale. Ossa, teschi e resti umani in un cassonetto della spazzatura.
Il caso scoppia mediaticamente con una foto pubblicata da una signora, che decide di postare tutto sui social poco dopo una visita al cimitero. Da lì il post diventa virale, con tanti utenti che lo ricondividono. Qualcuno ci legge un danno d’immagine; qui, in verità, è solo un danno per tutti: per chi non c’è più e non gode nemmeno della pietas umana, per i familiari che si ritrovano davanti uno spettacolo indegno, per un Comune che, con i suoi uffici, dovrebbe vigilare e che viene immediatamente sbattuto in prima pagina sui quotidiani nazionali.
Cosa è accaduto?
Durante le operazioni di estumulazione di una salma, i resti ossei del defunto sono stati depositati all’interno di un comune contenitore per la spazzatura. Una scena ritratta da immagini e testimonianze che hanno immediatamente fatto il giro della città, scatenando la rabbia dei familiari e l’indignazione generale per la palese assenza di rispetto verso i defunti e per la violazione delle più elementari norme igienico-sanitarie.
L’episodio ha riaperto il dibattito sulla gestione dei servizi cimiteriali in città, portando molti cittadini a chiedere chiarimenti urgenti all’amministrazione comunale e alle autorità competenti su chi stesse supervisionando le operazioni e quali ditte o operatori fossero incaricati del servizio.
Cosa dice la legge
L’impiego di bidoni della spazzatura per la raccolta o il trasporto di resti umani rappresenta una grave e manifesta violazione della legislazione statale e regionale in materia di polizia mortuaria.
L’articolo 85 del D.P.R. 285 del 1990 stabilisce con precisione che i resti mortali raccolti durante le operazioni di estumulazione, straordinaria o ordinaria, debbano essere riposti esclusivamente in un apposito cassettino ossario in zinco, identificabile con i dati del defunto. Qualora le salme non siano ancora completamente mineralizzate, la legge prevede procedure specifiche di ricomposizione o cremazione, sempre nel rispetto della dignità del corpo.
E poi c’è l’aspetto che riguarda la tutela igienico-sanitaria, nonché la rilevanza penale. Confondere i resti umani con i rifiuti o utilizzare contenitori per l’immondizia non solo viola il Testo Unico delle Leggi Sanitarie, ma può configurare ipotesi di reato ai sensi dell’articolo 410 del Codice Penale (Vilipendio di cadavere), che punisce chiunque commetta atti di brutalità o di palese disprezzo sui resti mortali.
La normativa nazionale e regionale – Regolamento di Polizia Mortuaria (D.P.R. 285 del 1990 e D.P.R. 254 del 2003) – disciplina nel dettaglio le operazioni tecniche di estumulazione. Innanzitutto l’area di lavoro va isolata: è un passaggio obbligatorio, mediante transennamento o barriere visive. Durante l’apertura del loculo è vietato l’accesso agli estranei per ragioni di privacy e tutela della dignità del defunto. I familiari autorizzati ad assistere devono essere tenuti a debita distanza di sicurezza, fuori dalla zona operativa delimitata.
Solo dopo gli operatori rimuovono il pannello di chiusura del loculo ed estraggono il cofano, verificando lo stato della salma. Se la salma è completamente mineralizzata, cioè sono presenti solo resti ossei, le ossa vengono immediatamente raccolte con decoro dagli operatori e inserite direttamente in un apposito cassettino ossario in zinco, sul quale viene apposta una targhetta metallica identificativa del defunto. Se, invece, la salma è incompleta o non ancora mineralizzata, i resti non possono rimanere scoperti o all’aperto: la cassa viene richiusa o sostituita con un contenitore biodegradabile per l’inumazione nel campo di mineralizzazione oppure avviata alla cremazione.
Tutti i componenti del loculo aperto (legno deteriorato, imbottiture, zinco rimosso) costituiscono rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo e devono essere conferiti in appositi sacchi per rifiuti speciali, mai lasciati all’aperto o inseriti nei cassonetti urbani.
Le parole della sindaca Patti
L’Amministrazione comunale di Marsala si è ritrovata a gestire una situazione pesante e ha subito espresso sconcerto e ferma condanna per quanto denunciato nella fotografia pubblicata dalla signora Santa Mangogna.
Le estumulazioni, ha sottolineato il Comune, vengono affidate a una ditta esterna. È stata immediatamente allertata la Polizia Municipale, per le sue funzioni di polizia giudiziaria, che si è recata prontamente al cimitero. All’esito del sopralluogo, però, non ha rinvenuto i resti rappresentati nella fotografia. Presente sul posto anche l’assessore Gabriele Di Pietra, con delega ai servizi cimiteriali.
Adesso si punta alla ricostruzione dei fatti. È stato dato mandato alla dirigente competente di avviare con la massima urgenza ogni necessaria interlocuzione con la ditta affidataria del servizio, acquisendo relazioni, chiarimenti e tutta la documentazione utile a ricostruire puntualmente le modalità con cui sono state eseguite le operazioni di estumulazione e il successivo, delicato trattamento dei resti.
La sindaca Andreana Patti intende fare piena luce sulla vicenda: «Nel rispetto dei cittadini e delle persone eventualmente coinvolte, saranno le inchieste ad accertare quanto rappresentato nella fotografia. In presenza di irregolarità o responsabilità di qualsiasi natura, l’Amministrazione adotterà senza esitazione tutti i provvedimenti di propria competenza, nel pieno rispetto delle prerogative degli organi di polizia e dell’Autorità giudiziaria».
L’ex assessore Di Girolamo
A dire la sua è anche Gaspare Di Girolamo, assessore nella giunta guidata da Massimo Grillo, che tra le altre deleghe aveva quella ai servizi cimiteriali.
Per Di Girolamo «Le estumulazioni non sono semplici manovre burocratiche o cantieri di lavoro qualunque: sono operazioni che toccano gli affetti più cari delle persone, oltre a richiedere una scrupolosa applicazione dei regolamenti nazionali e comunali. Ogni singolo passaggio della procedura deve essere rigorosamente controllato e monitorato. Chi amministra e chi dirige i servizi ha il dovere morale e amministrativo di vigilare con estrema attenzione sull’operato delle ditte affidatarie. Non sono ammesse disattenzioni o scorciatoie quando si parla di dignità umana».
Sturiano: «Sono basito»
L’ex presidente del Consiglio comunale e attuale consigliere di Forza Italia ribadisce parole di condanna per quanto accaduto: «Chiederò che si faccia chiarezza e che al cimitero non accadano mai più cose simili. Un abbraccio alla famiglia che si è ritrovata questo crimine davanti agli occhi. Una preghiera per il defunto, chiunque esso sia».
Milazzo, il primo post di solidarietà
È stata Eleonora Milazzo, consigliera di maggioranza, la prima a esprimere disappunto per le modalità dell’estumulazione, porgendo vicinanza alla famiglia coinvolta e a tutti i cittadini.
Per Milazzo «Quello che è accaduto al nostro cimitero è un fatto gravissimo e inaccettabile. Chi si reca in quel luogo lo fa per portare un fiore, una preghiera, per cercare un momento di raccoglimento e di pace con i propri familiari scomparsi. Una scena del genere è dolore vivo. Il rispetto verso i defunti viene prima di ogni cosa».
Liberi, passaggio duro e politico
Il Movimento Liberi, composto da Massimo Grillo, Gian Paolo Abrignani e Flavia Sammartano, lega l’episodio ad altri fatti amministrativi:
«Quello che è accaduto al cimitero di Marsala è molto grave. Altrettanto grave è stata, nei giorni scorsi, la scena del delfino morto trascinato sull’asfalto bollente, lasciando per strada i liquami della carcassa, quando sarebbe stato più semplice e umano utilizzare un mezzo idoneo per trasferirlo attraverso il vicino accesso al mare del Lido Delfino.
Comprendiamo l’indignazione dei cittadini e lo sconcerto che queste vicende hanno suscitato anche fuori dalla nostra città. Ma il nostro intervento non vuole alimentare polemiche. Vuole soltanto porre una domanda: cosa sarebbe accaduto se tutto questo fosse avvenuto durante la precedente amministrazione?
Come avrebbero reagito gli attuali esponenti dell’Amministrazione Patti, che allora sedevano in Consiglio comunale? La risposta la conosciamo: probabilmente accuse durissime, richieste di dimissioni e la responsabilità attribuita direttamente al sindaco, colpevole – secondo quella impostazione – di non aver vigilato abbastanza e di non aver garantito l’efficienza dei servizi».
Diversa, spiegano, l’impostazione di Liberi, che non intende restituire «la stessa moneta».
E continuano: «Alla domanda “chi deve dimettersi?”, la nostra risposta è semplice: nessuno, sulla base di quanto oggi conosciamo. Occorre invece svolgere le necessarie verifiche, accertare i fatti e individuare eventuali responsabilità nell’ambito degli uffici, delle procedure e delle ditte incaricate. Saranno gli accertamenti a stabilire cosa sia realmente accaduto. Fare esperienza amministrativa significa anche comprendere che governare è difficile: ogni giorno possono verificarsi circostanze che sfuggono persino alla vigilanza più attenta e, quando un errore è già avvenuto, resta il dovere di porvi rimedio nel modo migliore possibile».
Liberi non intende trasformare ogni problema in un processo politico al sindaco o all’assessore di turno, scrivono, «senza sciacallaggio politico». E concludono: «Invitiamo il sindaco a riferire nella prossima seduta del Consiglio comunale, convocata per il 31 agosto, affinché l’Aula possa conoscere quanto è stato accertato, quali verifiche sono state avviate e quali iniziative l’Amministrazione intende assumere».
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