Una bambina di quattro anni muore a Palermo, il sospetto è la difterite, e subito dopo nei centri vaccinali aumentano le richieste. È il modo peggiore per riscoprire la prevenzione.
La piccola non era vaccinata. La conferma definitiva della causa del decesso deve ancora arrivare dagli accertamenti dell’Istituto superiore di sanità e dall’autopsia disposta dalla Procura, ma per i medici il quadro è fortemente compatibile con la difterite, una malattia che in Italia era diventata rarissima proprio grazie alle vaccinazioni.
E adesso i numeri della Sicilia acquistano un significato ancora più inquietante. Perché non c’è soltanto il morbillo, del quale Tp24 si è occupata pochi giorni fa. La Sicilia è in fondo alle classifiche italiane per gran parte delle vaccinazioni pediatriche. E soprattutto perde altri bambini per strada quando arriva il momento dei richiami.
A due anni solo l’85% ha completato l’esavalente
Gli ultimi dati ufficiali disponibili sono quelli del Ministero della Salute, riferiti al 2024.
Prendiamo i bambini nati nel 2022 e osserviamo quanti, entro i primi 24 mesi di vita, hanno completato il ciclo previsto.
Per difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae B, le vaccinazioni comprese nel cosiddetto esavalente, la Sicilia si ferma al 85,13%.
La media italiana è invece intorno al 94,5%. In Lombardia si supera il 98%. La Sicilia è ultima in Italia.
Tradotto: quasi 15 bambini siciliani su cento, al compimento dei due anni, non risultavano aver completato nei tempi previsti il ciclo vaccinale di base.
Questo non significa che siano tutti figli di famiglie contrarie ai vaccini. Dentro quel dato ci sono ritardi, difficoltà sociali, problemi organizzativi, mancate chiamate, bambini successivamente recuperati e certamente anche genitori che scelgono consapevolmente di non vaccinare.
Ma il risultato, dal punto di vista della sanità pubblica, non cambia: la Sicilia lascia scoperta una quota di bambini molto più elevata rispetto al resto del Paese.
E la difterite è proprio dentro l’esavalente
Il dato oggi colpisce particolarmente perché tra quelle sei malattie c’è proprio la difterite.
La vaccinazione viene somministrata già nel primo anno di vita attraverso l’esavalente. Il calendario nazionale prevede tre dosi nel primo anno e successivamente i richiami.
La malattia è provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, che può produrre una tossina capace di danneggiare cuore, sistema nervoso e altri organi. Può essere letale e interessa soprattutto le persone non vaccinate.
È per questo che la morte della bambina di Palermo, se la diagnosi sarà definitivamente confermata, non può essere archiviata come una tragica fatalità qualsiasi.
Morbillo: ancora ultimi
E poi c’è il morbillo.
Anche qui il dato a 24 mesi è il peggiore d’Italia: 87,98% per il morbillo, contro una media nazionale del 94,77%.
Per parotite e rosolia siamo poco sotto l’88%, per la varicella al 87,25%.
Numeri già bassi. Ma il vero precipizio arriva qualche anno dopo.
A 5-6 anni il crollo: vaccinati appena due bambini su tre
È questo forse il dato più impressionante dell’intero rapporto.
Quando il Ministero guarda ai bambini della coorte 2017 e verifica le vaccinazioni effettuate a 5-6 anni, la Sicilia scende attorno al 67% praticamente per tutto.
La seconda dose contro il morbillo raggiunge appena il 67,88%. Parotite, 67,68%. Rosolia, 67,87%. Varicella, 66,78%.
E non va meglio con i richiami contro le altre malattie: difterite 67,77%, tetano 67,77%, pertosse 67,76%, poliomielite 67,74%.
La media italiana, nello stesso momento della vita dei bambini, è invece attorno all’84-85%.
Siamo quindi a una differenza che arriva a 17 punti percentuali.
Detto senza percentuali: quando arriva il momento dei richiami, in Sicilia risulta adeguatamente coperto circa un bambino su tre in meno rispetto all’obiettivo ideale.
E la distanza non è piccola. È una voragine.
Pneumococco, meningococco e rotavirus: Sicilia sotto la media
Le difficoltà non riguardano soltanto le vaccinazioni obbligatorie.
A 24 mesi la copertura contro lo pneumococco in Sicilia è del 79,85%, mentre la media italiana è del 90,05%.
Per il meningococco B siamo al 64,18%, contro il 79,44% nazionale.
Per il rotavirus, che può causare soprattutto nei bambini piccoli gastroenteriti anche molto importanti, la Sicilia si ferma al 57,71%, rispetto al 70,18% italiano.
Anche qui, dunque, quasi sempre ultimi o comunque molto lontani dalle regioni con le coperture migliori.
Qualcuno viene recuperato, ma spesso troppo tardi
Un elemento va precisato.
Guardando i bambini a 36 mesi, si vede un certo recupero. Per i nati nel 2021 la copertura siciliana per alcune vaccinazioni di base sale attorno all’89-91%.
Significa che una parte dei bambini inizialmente in ritardo viene successivamente vaccinata. Ma la posizione relativa della Sicilia cambia poco: resta nelle ultime posizioni e sotto una media nazionale che supera il 95%.
E soprattutto c’è una questione elementare: vaccinare in ritardo significa lasciare un bambino senza protezione proprio nel periodo nel quale avrebbe dovuto averla.
È un po’ come allacciare la cintura di sicurezza dopo l’incidente.
Dopo la tragedia, a Palermo aumentano le vaccinazioni
E infatti è accaduto quello che spesso accade.
Dopo la morte della bambina di Palermo, nei centri vaccinali della città si è registrato un aumento delle richieste per il vaccino esavalente, stimato in alcuni centri fino al 10%.
Il cuginetto della piccola, anche lui di quattro anni e ricoverato con sintomi compatibili, risulta vaccinato e le sue condizioni non sono gravi. Intanto l’Asp ha avviato l’indagine epidemiologica per ricostruire i contatti e individuare l’origine dell’eventuale contagio.
È una reazione umanamente comprensibile. Ma racconta anche un fallimento.
Perché una campagna vaccinale funziona quando una famiglia porta il proprio figlio al centro prima che una malattia quasi dimenticata torni ad uccidere. Non il giorno dopo.
Il problema non sono soltanto i No Vax
Sarebbe però troppo semplice attribuire tutta la responsabilità alle famiglie No Vax.
La Sicilia ha percentuali talmente basse e diffuse da imporre domande anche al sistema sanitario regionale.
Come vengono contattate le famiglie che saltano una dose? Quanti richiami vengono effettuati dalle Asp? Esistono differenze tra una provincia e l’altra? Pediatri e servizi vaccinali riescono a intercettare i bambini che spariscono dai radar? Quanto incidono le difficoltà organizzative e quanto invece il rifiuto consapevole?
Sono domande che meritano risposte, perché il dato sui richiami a 5-6 anni — quel 67% — non può essere liquidato con una scrollata di spalle.
Malattie antiche, problemi molto moderni
Il paradosso è tutto qui.
Disponiamo di vaccini sperimentati da decenni contro malattie che hanno ucciso generazioni di bambini. Eppure nel 2026 torniamo a parlare di morbillo e difterite come di emergenze possibili.
Pochi giorni fa raccontavamo su Tp24 che la Sicilia è ultima in Italia nella vaccinazione contro il morbillo. Oggi scopriamo che quella maglia nera non riguarda affatto una sola malattia.
Riguarda l’intero sistema della prevenzione pediatrica.
E dopo quello che è accaduto a Palermo, quei numeri non sono più soltanto una tabella del Ministero della Salute. Sono un avvertimento.
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