25 mila biglietti, 2 milioni di euro e pure 170 mila euro pubblici: quanto vale davvero il concerto di Jovanotti a Catanzaro?

L’agenzia ANSA ci informa che venticinquemila persone (i media di regime – specie quelli che hanno le mani in pasta negli aeroporti arrivano fino a … 30 mila ma mentono sapendo di mentire) hanno affollato ieri sera Germaneto, frazione alle porte di Catanzaro, per l’unica tappa calabrese del tour di Jovanotti, il Jova Summer Party.

La tribù dell’arca di Lorè ha risposto all’invito del cantautore che in tre ore di musica dal vivo e spettacolo ha ripercorso i grandi successi del suo repertorio insieme ai brani più recenti, trasformando l’area della Calabria Music Arena, allestita nell’area del campus dell’Università Magna Graecia, a due passi dalla Cittadella universitaria, in una grande pista da ballo all’aperto.
    Jovanotti ha riservato diversi omaggi alla terra che lo ha ospitato questa sera, dall’inserimento di ritmi legati alla tarantella a un ricordo personale del suo arrivo in Calabria: “Arrivare qui in bicicletta è stato bellissimo ma faticoso, con una salita assurda ad Acri che ci ha messi a dura prova, ma la Calabria per me è di famiglia” ha detto l’artista dal palco.
    Tra i momenti centrali dello show, scandito da continui appelli alla pace e dall’interazione diretta con il pubblico, anche un tributo a Rino Gaetano. Spazio infine a un saluto affettuoso verso i colleghi del panorama musicale, con gli auguri di compleanno rivolti dal palco ad Alfa.

E allora facciamo un po’ di conti. Venticinquemila spettatori paganti. Biglietti venduti a 69 e 99 euro. E, sullo sfondo, 170 mila euro di soldi pubblici messi sul piatto dalla Calabria Film Commission per attività di comunicazione, promozione e produzione audiovisiva collegate alla tappa calabrese del Jova Summer Party.

Alla Calabria Music Arena di Catanzaro, quella di Jovanotti non è stata soltanto una serata di musica. È stata soprattutto una gigantesca macchina economica. I conti li facciamo, per quello che è possibile fare sulla base dei numeri pubblicamente disponibili. I biglietti ufficiali per la tappa di Catanzaro erano venduti a 69 euro per il posto unico e 99 euro per il PIT, cioè l’area sotto il palco.

Se prendiamo per buono il dato dei 25 mila spettatori paganti, la matematica è semplice. Anche nell’ipotesi minima, cioè immaginando che tutti abbiano acquistato il biglietto meno costoso da 69 euro, l’incasso lordo teorico della biglietteria sarebbe di 1 milione e 725 mila euro. Se, invece, si ipotizza una distribuzione dei biglietti che porta il prezzo medio a circa 80 euro, si arriva a 2 milioni di euro. Con un prezzo medio di 85 euro si superano invece i 2 milioni e 125 mila euro. E tutto questo senza considerare le commissioni di servizio, gli eventuali incassi accessori e tutto quello che ruota attorno a un evento di queste dimensioni. Dunque, solo dai biglietti, la tappa di Catanzaro può aver mosso una cifra compresa grosso modo tra 1,7 e oltre 2 milioni di euro.

Poi ci sono i soldi pubblici. La questione dei 170 mila euro elargiti inspiegabilmente dalla “cassaforte” del potere occhiutiano ovvero la Calabria Film Commission non è soltanto una voce lanciata nelle ore precedenti al concerto. Certo, i media di regime come da scontato copione l’hanno ignorata con atteggiamento omertoso ma è verissima e anche documentatissima. Della serie CARTA CANTA…

Secondo quanto risulta dalle procedure pubbliche richiamate in queste ore, ci sono due affidamenti distinti: 100 mila euro per il servizio di comunicazione, promozione e visibilità della Regione Calabria nell’ambito della tappa calabrese del Jova Summer Party 2026 e altri 70 mila euro per la produzione audiovisiva legata al “Jova Giro” e alla tappa calabrese.

Attenzione: questo non significa automaticamente che 170 mila euro siano stati consegnati direttamente a Jovanotti come cachet. Formalmente si tratta di risorse destinate a specifici servizi e attività promozionali. Ma il punto politico è un altro.

Se per portare in Calabria un artista capace di vendere 25 mila biglietti a prezzi compresi tra 69 e 99 euro si aggiungono anche 170 mila euro di denaro pubblico, allora la domanda diventa inevitabile: chi sta finanziando chi?

Perché da una parte c’è un artista che arriva in Calabria accompagnato da una gigantesca macchina organizzativa e commerciale. Dall’altra ci sono 25 mila persone che tirano fuori di tasca propria decine di euro per assistere allo spettacolo. E poi c’è la Regione Calabria che, attraverso la Film Commission, investe ulteriori risorse pubbliche per la promozione dell’evento e per la produzione di contenuti audiovisivi. Il risultato è che attorno alla sola tappa di Catanzaro circola una quantità di denaro che, considerando i biglietti e gli investimenti pubblici indicati nelle procedure, può facilmente superare i 2 milioni di euro.

E Jovanotti quanto guadagna? Questo è il punto sul quale nessuno, al momento, può mettere una cifra certa senza conoscere il contratto tra l’artista, la sua società e gli organizzatori del tour. Il cachet di Jovanotti non è pubblico e non possiamo quindi inventarci una cifra.

Ma è altrettanto evidente che un tour come questo non funziona a percentuale di simpatia. Jovanotti è il centro del prodotto che genera l’incasso. Il promoter deve pagare il palco, i musicisti, i tecnici, i trasporti, la sicurezza, l’allestimento, le strutture, le tasse e tutta la gigantesca macchina dello spettacolo. Ma dopo che tutti i costi vengono coperti, il protagonista dello show resta comunque il soggetto che, insieme alla propria struttura artistica e imprenditoriale, porta a casa una parte rilevante del valore economico dell’operazione.

Il dato più interessante, dunque, non è stabilire oggi se Jovanotti si sia messo in tasca 300 mila, 500 mila o un milione di euro. Senza contratto sarebbe soltanto una scommessa. Il dato certo è un altro: 25 mila persone hanno pagato fino a 99 euro per entrare, la biglietteria ha potenzialmente generato oltre 2 milioni di euro e, parallelamente, la Regione Calabria ha investito altri 170 mila euro di risorse pubbliche in attività collegate alla tappa.

E allora la domanda che rimane è molto più semplice. Possibile che un evento capace di produrre milioni di euro di fatturato dalla sola vendita dei biglietti abbia bisogno anche di un ulteriore intervento pubblico? E soprattutto: quale ritorno economico concreto, misurabile e verificabile ottiene la Calabria da quei 170 mila euro?

Perché una cosa è parlare di “grande visibilità”, altra cosa è mettere sul tavolo i numeri. Quanti turisti sono arrivati da fuori regione? Quante notti negli alberghi sono state effettivamente generate? Quanti soldi sono rimasti alle imprese calabresi? Quanti milioni di visualizzazioni o quale ritorno promozionale ha prodotto la campagna finanziata? E, soprattutto, quale sarebbe stato il risultato senza quei 170 mila euro? Perché la Calabria non può limitarsi a fare da scenografia gratuita o, peggio ancora, da bancomat pubblico per gli eventi capaci già da soli di produrre incassi milionari. I 25 mila di Catanzaro hanno dimostrato che Jovanotti in Calabria vende. E vende parecchio. Forse è arrivato il momento di capire se, oltre a vendere biglietti ai calabresi, abbia davvero bisogno anche dei soldi dei calabresi…


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