C’e un filo invisibile ma indissolubile che lega la sopravvivenza delle comunità alpine alla capacita di preservare e reinventare i propri saperi materiali. In Valgrisenche, storicamente riconosciuta come la valle dei tessitori, questo filo rischiava di spezzarsi definitivamente verso la fine degli anni ’50, quando la tessitura manuale a telaio stava progressivamente scomparendo sotto la pressione della modernizzazione.

È nel 1969 che prende forma una scommessa collettiva sotto forma di cooperativa, Les Tisserands, spinta dal desiderio viscerale di non disperdere un patrimonio culturale e tecnico centenario. Nata inizialmente sull’onda dell’entusiasmo e della testimonianza etnografica, l’organizzazione si è trovata nel tempo ad affrontare il nodo cruciale della sostenibilità economica, strutturandosi come una vera e propria azienda artigianale capace di offrire occupazione continuativa e a tempo pieno, garantendo la permanenza dei giovani in una vallata decentrata.

Negli ultimi 15 anni, la visione della cooperativa si è consolidata intorno a un obiettivo chiaro: farsi custode attiva del patrimonio materiale e immateriale legato al Drap, il tessuto in pura lana divenuto vero e proprio simbolo della Valle d’Aosta. In un’epoca dominata dall’omologazione dei consumi e dalla produzione di massa, la scelta di campo è stata radicale. Anziché rincorrere la quantità, la cooperativa ha puntato sulla massima qualità, offrendo servizi di personalizzazione su misura, studio condiviso dei tessuti e lavorazioni ad alto valore sartoriale. Ogni pezzo che esce dal laboratorio porta con sé la creatività e la manualità di chi lo ha realizzato, frutto di un intenso lavoro di squadra che vede oggi un gruppo di tre lavoratrici gestire quotidianamente la produzione e promuovere collaborazioni trasversali con altri artigiani della regione.

L’alleanza con gli allevatori e la filiera circolare

La vera svolta etica ed ecologica risiede tuttavia nella gestione della materia prima. Invece di acquistare sul mercato globale lane pregiate già selezionate, la cooperativa ha scelto di guardare a ciò che il territorio offriva, valorizzando la lana delle pecore autoctone della Valle d’Aosta, spesso appartenenti a razze in via d’estinzione. Per gli allevatori locali, la tosatura annuale degli animali ha rappresentato a lungo un mero costo e un’incombenza burocratica e logistica, dal momento che la lana grezza veniva comunemente considerata un rifiuto speciale da smaltire. La cooperativa ha invertito questa rotta, costruendo una rete di cooperazione virtuosa: ogni primavera garantisce agli allevatori un servizio di tosatura completamente gratuito con tosatori professionisti, facendosi carico del ritiro e della selezione delle velli.

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NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA

Luana Usel sottolinea il valore etico ed ecologico di questo cambio di paradigma: «Invece di acquistare lana merinos sul mercato globale, valorizziamo la materia prima del territorio. Liberiamo gli allevatori da un costo e trasformiamo quello che sarebbe uno scarto in un’opportunità di sviluppo sostenibile».

Dalla tosatura a monte prende il via una filiera tracciabile e rigenerativa. La lana selezionata viene inviata nel distretto biellese per le fasi di lavaggio, filatura e tintura, per poi tornare in vallata sotto forma di rocche e gomitoli di qualità. Nel corso degli anni, la ricerca sui filati ha portato alla sperimentazione della filatura pettinata per capi più sottili, alla tintura naturale con essenze vegetali e all’ampliamento dell’offerta con la vendita di filati per maglieria. Una costante evoluzione tecnologica e stilistica che mantiene intatta la sostanza di una materia prima autentica e che si appresta ora ad aprirsi anche a nuove linee dedicate al knitting d’autore.

Il festival della lana: cultura, transumanza e comunità

Resistere in una località montana non inserita nei tradizionali circuiti del turismo di massa richiede un impegno costante, ma la presenza della cooperativa è riuscita negli anni a generare un indotto virtuoso per l’intera vallata.

In questa prospettiva si inserisce la nascita del festival tematico interamente dedicato alla lana, giunto quest’anno alla sua ottava edizione (il 29 e 30 agosto). L’evento nasce dalla volontà di posizionare la Valgrisenche come polo di riflessione nazionale e internazionale attorno alla cultura pastorale e alle risorse tessili naturali.

La nostra è la storia di un territorio che non si arrende all’omologazione, ma ritrova nella propria identità e nelle proprie radici la forza per costruire il futuro di tutta la comunità

Luana Usel

L’edizione di quest’anno si lega strettamente all’Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori indetto dall’Onu. In programma spicca la proiezione in prima visione per la Valle d’Aosta del documentario Civiltà transumanti di Anna Kauber, affiancata da dibattiti tra antropologi ed esperti internazionali, laboratori creativi guidati da grandi maestri del knitting come Rosso Cardinale (nome d’arte di Dario Tugliana) e la fiera artigianale Sul filo di lana. Usel rimarca il valore complessivo di questa prospettiva: «La nostra è la storia di un territorio che non si arrende all’omologazione, ma ritrova nella propria identità e nelle proprie radici la forza per costruire il futuro di tutta la comunità».

Con un fatturato da micro-impresa che si attesta attorno ai 100mila euro, la cooperativa dimostra che la sostenibilità economica in montagna non si misura con i parametri della crescita illimitata, ma con la capacità di creare valore economico, culturale e sociale durevole. Ogni creazione intrecciata sui telai della Valgrisenche continua così a raccontare la storia di un territorio vivo.

La fotografia in apertura è stata fornita dall’intervistata

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 Davyd Andriyesh

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