Maturità, il 99,8% dei promossi divide: “La vera selezione avviene prima”. Ma c’è chi accusa: “Il sistema manda avanti tutti”


Il 99,8% di promossi alla maturità è un dato che fa discutere. Una percentuale così vicina alla totalità degli studenti può essere considerata fisiologica, visto che all’esame arriva chi ha già superato cinque anni di scuola e il filtro dell’ammissione, oppure è il segnale di un sistema diventato troppo indulgente?

La domanda posta su Facebook ha acceso il confronto, e tra i commenti emergono due letture piuttosto marcate: da una parte chi considera perfettamente normale che quasi tutti i maturandi vengano promossi, dall’altra chi vede proprio in quei numeri la prova di una scuola che fatica ormai a selezionare.

“Se è arrivato alla maturità, perché dovrebbe essere bocciato?”

A difendere il dato è Silvia, che non vede niente di anomalo in una percentuale di promossi così elevata. Il punto, secondo lei, è che la selezione è già avvenuta prima dell’esame conclusivo.

“Ma perché mai uno studente dovrebbe essere bocciato alla maturità visto che ci è arrivato? È ovvio e giusto che sia così, la differenza la fa il voto”, osserva, facendo anche un paragone con l’università: è raro vedere un laureando bocciato proprio all’esame di laurea. Per Silvia, quindi, le polemiche che si ripetono ogni anno intorno alle percentuali dei promossi sono sostanzialmente una “trenodia”.

Una posizione molto simile è quella di Oscar, secondo il quale il sistema resta credibile proprio perché la maturità rappresenta la conclusione di un percorso già sottoposto a numerose verifiche.

“Chi è arrivato alla Maturità ha alle spalle un percorso quinquennale di studi, superato molte verifiche e prove, è stato valutato in grado di affrontare la Maturità”, scrive. A quel punto, secondo Oscar, dovrebbe semmai stupire il contrario, cioè che uno studente ammesso non riesca a superare l’ultimo esame. La vera differenza, aggiunge, viene stabilita dalle valutazioni e dal voto finale.

Il vero filtro sarebbe l’ammissione

È soprattutto sul concetto di “filtro” che convergono molti commenti. Mauro ricorda che prima di guardare il numero dei promossi bisognerebbe considerare quanti studenti non sono stati ammessi. Chi è stato bocciato a giugno, osserva, con ogni probabilità avrebbe incontrato le stesse difficoltà durante l’esame. Per questo, secondo lui, un calcolo realmente significativo dovrebbe partire dai numeri precedenti alla maturità.

Sulla stessa linea Chiara: “Il filtro è l’ammissione all’esame, non l’esame in sé”. Se un ragazzo non è pronto, sostiene, non dovrebbe essere ammesso; se invece arriva alle prove, significa che il consiglio di classe lo ha ritenuto preparato. Vista da questa prospettiva, una percentuale di promossi vicina alla totalità avrebbe dunque perfettamente senso. Ancora più sintetico Enzo: “I non idonei devono essere bocciati prima”. Un concetto condiviso anche da Sem, secondo cui “le bocciature si consumano prima” e, una volta raggiunto il quinto anno, diventa molto difficile non conseguire il diploma.

Anche Cateanto insiste sullo stesso meccanismo: chi deve essere bocciato, sostiene, semplicemente non arriva all’esame perché non viene ammesso.

“Bocciare molto sarebbe un fallimento didattico”

A spostare ulteriormente l’attenzione sul percorso precedente è Patrizia, secondo la quale gli studenti di quinta superiore rappresentano già il risultato di una selezione maturata nel corso degli anni: l’ammissione all’esame arriva dopo che il consiglio di classe ha valutato conoscenze e competenze dello studente. Da qui il suo pensiero: “Bocciare molto all’esame implicherebbe un fallimento didattico”. Se un numero elevato di ragazzi giudicati pronti dai loro insegnanti non riuscisse poi a superare la maturità, insomma, bisognerebbe interrogarsi sulla validità delle valutazioni fatte in precedenza.

È anche la posizione di Lorenzo, che non comprende lo stupore suscitato dal dato: “Si boccia agli scrutini, non all’esame: l’esame serve solo per stabilire il punteggio di uscita”. Bocciare alla maturità, secondo lui, significherebbe in qualche modo smentire la decisione presa dagli stessi docenti al momento dell’ammissione. E porta anche la propria esperienza: in quindici anni racconta di aver bocciato soltanto due studenti alla maturità, uno perché non si era presentato e un altro perché aveva tentato di copiare durante la seconda prova.

Ma c’è chi accusa: “Un sistema che promuove tutti non può essere credibile”

Non tutti, però, ritengono che la spiegazione dell’ammissione sia sufficiente a chiudere la discussione. Per Giuseppe, ad esempio, il problema è molto più radicato e riguarda l’intero percorso scolastico: “Un sistema che promuove tutti non può essere credibile”, sostiene. A suo giudizio, la responsabilità non sarebbe tanto dell’esame di maturità quanto di un sistema che spingerebbe l’istituzione scolastica a “mandare avanti per forza tutti a tutti i costi”.

Giuseppe porta come esempi le difficoltà che, a suo dire, manifesterebbero alcuni studenti già nei passaggi precedenti: ragazzi che arrivano alle medie senza saper scrivere in corsivo oppure studenti che iniziano le superiori mostrando difficoltà nell’esprimersi correttamente in italiano, nonostante voti molto alti ottenuti in precedenza. In questa lettura, quindi, il 99,8% non sarebbe la conseguenza naturale di una selezione efficace, ma l’ultimo passaggio di un sistema che selezionerebbe troppo poco.

“La promozione viene blindata”

Ancora più decisa la posizione di Emanuele, secondo cui intorno alla promozione degli studenti si sarebbe creato un meccanismo che coinvolge diversi livelli della scuola: “Dirigenti, colleghi, presidenti di commissione… TUTTI si impegnano assiduamente per permettere – in realtà “blindare” – la promozione ed il diploma anche dei più immeritevoli studenti”, afferma.

Secondo l’utente, a trovarsi in difficoltà sarebbe proprio il docente che cerca di difendere la qualità dell’istruzione, costretto a confrontarsi quasi da solo con quello che definisce un “meccanismo deviato”.

Più lapidario Paolo, che alla domanda sulla credibilità risponde con un “no”, pur spostando immediatamente l’attenzione sulle responsabilità di chi decide le promozioni: il problema, osserva, potrebbe essere proprio la tendenza a promuovere sempre.

Non quanti sono promossi, ma quanto sono preparati

Una terza chiave di lettura arriva da Valeria, che mette in discussione lo stesso parametro utilizzato nel dibattito. Secondo lei non è la quantità dei bocciati a poter dire se il sistema funzioni oppure no: ciò che bisognerebbe valutare è “la preparazione reale dei promossi”, soprattutto di fronte a quello che definisce un “esame facilissimo”.

Il ragionamento, in questo caso, cambia prospettiva. Una percentuale del 99,8% potrebbe essere perfettamente compatibile con una scuola efficace, se quasi tutti gli studenti arrivassero alla maturità realmente preparati. Diventerebbe invece problematica qualora il diploma non certificasse più un livello adeguato di competenze.

Anche Riccardo considera comprensibile l’elevato numero di promossi, ricordando che ogni candidato arriva all’esame dopo cinque anni, cinque pagelle e un’ultima valutazione per ottenere l’ammissione. Allo stesso tempo, però, introduce un dubbio che avvicina almeno in parte le due posizioni: “Che i voti mediamente stiano diventando un po’ troppo alti posso anche essere d’accordo”.

Per capire il dato bisognerebbe partire dal primo anno

C’è infine chi chiede numeri più ampi prima di trarre conclusioni. È il caso di Antonio, che propone di considerare non soltanto i non ammessi alla maturità, ma l’intera progressione degli studenti durante le superiori.

Per avere un quadro realmente significativo dei “respinti”, secondo lui, bisognerebbe confrontare la percentuale di non ammessi all’esame con quella delle mancate ammissioni alla classe successiva tra primo e secondo anno, tra secondo e terzo, tra terzo e quarto e infine tra quarto e quinto.

Una prospettiva che si collega alle osservazioni di Mauro, Chiara, Patrizia e degli altri utenti che individuano la vera selezione negli anni precedenti alla maturità, ma che lascia aperta anche la questione sollevata dai commentatori più critici: quanto è severa, oggi, quella selezione?


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 Giuseppina Bonadies

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