*Articolo di Silvano Danesi
7 agosto 2026 – ore 15:22 – La dottrina NATO applicata follemente a un’Ucraina senza aerei ha mandato, sapendolo, al massacro centinaia di migliaia di ucraini. Valerii Zaluzhnyi e Mykhailo Fedorov sono due figure in sovrapposizione, due patrioti, due potenziali concorrenti di Zelensky, due che vogliono la trasparenza e sono contro la corruzione e due che vogliono che la guerra oggi e la deterrenza domani siano basate sulla tecnologia d’avanguardia e non sul massacro di migliaia di uomini e di donne. I due compaiono spesso nelle stesse classifiche di fiducia e come potenziali candidati presidenziali (insieme a figure come Kyrylo Budanov). Zaluzhnyi è il generale “eroe della resistenza” iniziale, Fedorov è il tecnocrate giovane dei droni, della digitalizzazione e della lotta alla corruzione negli appalti. Entrambi sono stati allontanati da posizioni di potere da Zelensky quando la loro popolarità rischiava di diventare un problema politico (Zaluzhnyi nel 2024, Fedorov nel 2026). Riguardo alla guerra e alla deterrenza, tra i due c’è una sovrapposizione (overlap) evidente. Nel febbraio 2024, mentre era ancora comandante in capo, Valerii Zaluzhnyi pubblicò un lungo articolo su CNN in cui sosteneva proprio questo: la guerra era entrata in una fase posizionale di logoramento e l’unica via realistica per l’Ucraina era puntare massicciamente su sistemi unmanned (senza equipaggio), droni in particolare, armi tecnologiche a basso costo e un “sistema completamente nuovo di riarmo tecnologico” dello Stato.
Scrisse che i sistemi unmanned erano “quasi l’unico strumento” per uscire dalla guerra di posizione in cui la Russia aveva vantaggio numerico, e che la tecnologia aveva “indubbia superiorità sulla tradizione”.
Il generale ha ripetuto e approfondito questi temi anche dopo: innovazione come nucleo di una “strategia di resistenza sostenibile”, robotizzazione del campo di battaglia, ruolo crescente di AI e sistemi autonomi, necessità di non combattere la guerra di attrito con le stesse regole della Russia.
Mykhailo Fedorov, da ministro della Difesa e poi nelle dichiarazioni successive al licenziamento, insiste sugli stessi punti centrali: priorizzare droni, robot e sistemi autonomi per ridurre le perdite umane; asimmetria tecnologica contro la superiorità numerica russa; robotizzazione del fronte e passaggio progressivo a sistemi sempre più autonomi; la tecnologia come unico modo realistico di proseguire una resistenza efficace e sostenibile.
Valerii Zaluzhnyi e Mykhailo Fedorov hanno messo e mettono al centro resistenza prolungata più sviluppo e accelerazione tecnologica (soprattutto unmanned systems e innovazione) come risposta alla realtà del campo di battaglia.
Non è una coincidenza casuale: è la linea che l’esperienza ucraina ha reso dominante tra chi ragiona in termini di sopravvivenza e vantaggio asimmetrico.
Fedorov sostiene sostanzialmente le stesse cose che Zaluzhnyi sottolineava già nel 2024 e continua a ripetere. Le dichiarazioni di Fedorov da ministro della Difesa e soprattutto dopo il licenziamento riprendono quasi punto per punto l’impostazione di Zaluzhnyi.
Quando Valerii Zaluzhnyi, intervenendo a un incontro con gli ambasciatori ucraini a Kiev, ha sostenuto che gli standard militari della NATO sono rimasti indietro rispetto alla realtà della guerra moderna e ha suggerito che l’Ucraina dovrebbe invece perseguire future alleanze di sicurezza europee, parlava per esperienza diretta.
“Personalmente – ha detto Zaluzhnyi secondo quanto riporta il Kyiv Independent – mi sono impegnato affinché adottassimo gli standard NATO e ogni anno sentivo storie su come fossimo sul punto di entrare a far parte della NATO. Purtroppo, non ci entreremo mai”.
Secondo Zaluzhnyi, commenta il Kiyv Independent, uno dei principali ostacoli è rappresentato dal fatto che gli standard della NATO sono obsoleti.
“È impossibile – ha detto Zaluzhnyi – per le Forze Armate ucraine, dato il loro attuale livello di sviluppo, entrare a far parte di un’organizzazione che si ispira alle dottrine della Seconda Guerra Mondiale”.
L’ex comandante dell’esercito ucraino ha inoltre affermato che ci vorrebbero “circa 12 anni” all’alleanza per adottare nuovi standard “per raggiungere almeno la metà del livello della Federazione Russa”.
Invece di aderire alla NATO, Zaluzhnyi ha affermato che l’Ucraina dovrebbe concentrarsi sugli accordi di sicurezza regionali emergenti.
“L’Ucraina… si allineerà con i blocchi e le alleanze che probabilmente si formeranno – ha affermato Zaluzhnyi – Molto probabilmente, parleremo di un blocco di sicurezza militare europeo”.
Le analisi e le dichiarazioni di Valerii Zaluzhnyi evidenziano un nodo centrale nella conduzione della guerra in Ucraina e nel rapporto con la NATO.
Il paradosso della dottrina NATO senza supporto aereo
La dottrina militare della NATO si fonda sul principio delle operazioni combinate (Combined Arms Warfare), la cui premessa indispensabile è la superiorità aerea.
I manuali e gli addestramenti dell’Alleanza Atlantica sono concepiti ipotizzando che la forza d’attacco terrestre operi sempre sotto la copertura dei propri caccia e velivoli da attacco.
Nel 2023, gli alleati occidentali hanno chiesto alle brigate ucraine – addestrate con corsi intensivi di poche settimane secondo i parametri NATO – di condurre una controffensiva meccanizzata contro linee difensive altamente fortificate e minate (come la linea Surovikin), ma senza alcuna copertura aerea e con una grave scarsità di difese antiaeree e munizioni di artiglieria.
Zaluzhnyi ha sottolineato questo paradosso già a metà 2023, affermando che le forze NATO non tenterebbero mai un’offensiva di quelle dimensioni senza prima aver neutralizzato l’aviazione e l’artiglieria nemiche.
Mandare truppe di terra e mezzi blindati a superare campi minati sotto lo sguardo dei droni e il fuoco degli elicotteri e dei jet russi ha esposto le forze ucraine a perdite enormi con guadagni territoriali minimi.
L’obsolescenza teorica: la guerra trasparente dei droni
Oltre al tema dell’aviazione, le critiche di Zaluzhnyi si spingono verso l’obsolescenza concettuale della dottrina occidentale: la saturazione di droni FPV e da ricognizione ha eliminato l’effetto sorpresa tattico su cui si basavano i manuali NATO; i manuali d’attacco rapido della NATO (che secondo i calcoli teorici avrebbero dovuto portare le truppe in Crimea in quattro mesi) si sono scontrati con una realtà simile alla guerra di trincea e di attrito, trasformata dalle nuove tecnologie; le dottrine militari occidentali faticano ad adattarsi alla guerra moderna, dove droni, guerra elettronica (EW) e intelligenza artificiale contano più delle masse di veicoli corazzati tradizionali.
L’osservazione secondo cui gli ucraini siano stati spinti ad applicare una dottrina di terra sprovvista del suo pilastro fondamentale (il dominio dei cieli) rappresenta uno dei punti di rottura teorici e pratici tra il comando ucraino e gli analisti militari occidentali.
Fare la guerra per resistere o per rubare?
Licenziato Valerii Zaluzhnyi, Volodymyr Zelensky ha messo al suo posto Oleksandr Syrsky, il cui soprannome è “Macellaio” (o General 200 con riferimento al codice sovietico per i cadaveri, allusivo delle elevate perdite ucraine sotto il suo comando).
Il soprannome nasce soprattutto dalla difesa di Bakhmut (2022 – 2023), una battaglia di logoramento estremamente sanguinosa, voluta da Volodymyr Zelensky per effetto politico di propaganda.
Syrskyi insistette nel tenere la città il più a lungo possibile nonostante le perdite elevate tra le unità ucraine più esperte e i consigli occidentali di ritirarsi per preservare le forze.
Soldati e osservatori lo accusarono di considerare gli uomini come “carne” e di ordinare di non arretrare anche in posizioni impossibili.
Lo stesso schema di critiche si è ripetuto in altre fasi di combattimenti tradizionali: micro-management tattico, ordini rigidi di riconquista e priorità a obiettivi territoriali limitati a costo di alte perdite proprie.
Sul piano teorico Syrskyi ha avuto consiglieri occidentali di alto livello (tra cui l’ex vice comandante supremo NATO Sir Richard Shirreff) e lui e il suo staff hanno spesso parlato (a parole) di modernizzazione, adozione di elementi della dottrina NATO (mission command, decentralizzazione, focus su fuoco e manovra) e di massimizzare le perdite russe in una guerra di attrito.
Syrskyi ha inoltre spinto l’espansione dei droni e di alcune unità d’assalto (tutte al suo diretto comando). Nella pratica molti ufficiali e analisti ucraini e occidentali lo descrivono come un comandante di formazione sovietica (ha studiato a Mosca, dove vivono i genitori), incline al controllo centralizzato e al micro-management dall’alto, poco incline a delegare davvero le decisioni ai livelli inferiori (principio chiave della “mission command” NATO).
Le critiche ricorrenti sono: ordini impossibili, scarsa fiducia nei subordinati, cultura che incentiva a mentire sui rapporti e preferenza per combattimenti costosi invece di preservare le forze in una guerra di logoramento asimmetrica.
Syrskyi, anche se non è implicato direttamente, con il suo sistema ha favorito le ruberie, (corruzione e schemi di appropriazione indebita) sul procurement militare che a Kiev sono un problema cronico e ben documentato, specialmente nel settore della Difesa durante la guerra.
Principali schemi e scandali ricorrenti delle ruberie.
Sovrapprezzi e kickback: contratti gonfiati (fino al 30% e oltre) su droni, sistemi di guerra elettronica, munizioni, cibo e uniformi. Parte della differenza tornava indietro come tangente a funzionari, militari o politici.
Esempi recenti includono schemi su droni e jammer con coinvolgimento di deputati, capi di amministrazioni militari e ufficiali della Guardia Nazionale.
Forniture di scarsa qualità o fantasma: mine difettose (centinaia di milioni di dollari), guanti inutili, uniformi sotto-standard, razioni alimentari scadute o di qualità pessima, contratti non evasi dopo anticipi elevati.
Liste “chiuse” e fornitori preferiti: per anni il sistema si basava su “liste” del General Staff o di agenzie che nominavano aziende specifiche, favorendo intermediari e società legate a reti politiche (tra cui figure vicine a cerchie di potere a Bankova). Questo riduceva la concorrenza e alzava i prezzi.
Casi emblematici: scandalo delle uova e patate a prezzi moltiplicati (2022 – 2023), frodi su munizioni da decine di milioni di dollari, indagini su contratti droni da miliardi di hryvnia e legami con scandali più ampi (come quello Energoatom – Mindich che ha toccato anche settori collegati alla difesa).
Fedorov durante i suoi sei mesi al Ministero della Difesa (inizio – metà 2026), ha reso la lotta a queste pratiche uno dei suoi punti centrali: ha introdotto gare competitive aperte su larga scala (prima rarissime in guerra), tagliando i prezzi (es. risparmi del 16-20% e oltre 100 milioni di dollari su un solo contratto di proiettili 155 mm); spostato gli acquisti di droni verso specifiche tecniche e performance sul campo invece di nominare aziende preferite; usato il poligrafo su funzionari, licenziamenti e maggiore trasparenza sui contratti in ritardo (oltre 45 miliardi di hryvnia di crediti scaduti all’inizio del 2026); ha bloccato tentativi di indirizzare commesse a aziende favorite.
Secondo Fedorov stesso e diverse fonti (compresi osservatori anti-corruzione), proprio queste riforme sul procurement hanno generato forte resistenza da parte di reti consolidate e sono state tra le cause principali del suo licenziamento. Dopo la sua uscita, i protestanti a Kiev hanno cantato “Corruption kills” chiedendo il rientro alla Difesa di Fedorov.
Il bilancio degli appalti militari è enorme (centinaia di miliardi di hryvnia all’anno), quindi le tentazioni e le reti restano forti.
In sintesi: le ruberie sul procurement a Kiev esistono da anni, hanno costi reali in vite e efficienza sul fronte, e sono state uno dei fronti di scontro più aspri nella recente crisi politica ucraina. Fedorov le ha attaccate frontalmente e Zelensky lo ha rimosso dall’incarico.
Due più due fa ancora quattro.
La cialtroneria dei consulenti NATO
La denuncia di Valerii Zaluzhnyi mette a nudo l’incompetenza e la cialtroneria dei consulenti NATO.
Premesso che non c’è una singola persona che abbia “consigliato agli ucraini di andare al fronte secondo la dottrina NATO”, si deve prendere atto che si tratta piuttosto di un insieme di programmi di addestramento e consulenza istituzionali delle forze NATO e dei paesi alleati, attivi soprattutto dal 2014 (guarda caso l’anno di Maidan) e intensificati dopo il 2022.
Durante la controffensiva ucraina del 2023 (soprattutto nel settore di Zaporižžja), le forze di Kiev furono mandate all’attacco senza superiorità aerea, né copertura aerea adeguata. La NATO e i partner occidentali (in particolare Stati Uniti e Regno Unito) lo sapevano perfettamente.
La dottrina NATO prevede che un’offensiva terrestre di larga scala contro posizioni fortificate richieda di norma la superiorità aerea (o almeno un forte supporto aereo) per sopprimere le difese nemiche, colpire artiglieria e riserve in profondità e proteggere le colonne corazzate.
L’Ucraina non aveva questa capacità: i suoi caccia erano pochi e obsoleti, le difese antiaeree russe erano dense, e gli F-16 non arrivarono in tempo per l’operazione.
Ufficiali ucraini (tra cui lo stesso Zaluzhnyi) e analisti occidentali lo dissero chiaramente: “Nessun generale occidentale combatterebbe senza superiorità aerea”.
Cosa sapeva e faceva la NATO? Stati Uniti, Regno Unito e altri alleati parteciparono a numerose sessioni di pianificazione e wargame con lo Stato Maggiore ucraino e spinsero per un’offensiva decisiva (preferibilmente verso il corridoio di Crimea) nella primavera – estate 2023.
Sapevano che l’Ucraina non avrebbe avuto copertura aerea sufficiente, ma valutarono che si poteva comunque tentare con i mezzi forniti (Leopard, Bradley, artiglieria, ecc.) e con l’addestramento NATO.
L’ex comandante supremo NATO Gen. James Jones ha dichiarato pubblicamente che la mancanza di airpower fu uno dei fattori principali che rallentarono e limitarono l’offensiva.
In pratica gli alleati occidentali consigliarono e sostennero un’operazione che, secondo i loro stessi standard dottrinali, non avrebbero mai tentato con le proprie truppe. L’Ucraina pagò il prezzo in perdite elevate e risultati limitati.
Generali e ufficiali americani, britannici, canadesi e di altri Paesi alleati hanno fornito consulenza continua a livello di Stato Maggiore e di unità.
Molti osservatori (ucraini e occidentali) notano che la dottrina NATO “pura”, pensata per scenari diversi, non si è sempre adattata bene al fronte ucraino (mine dense, droni ovunque, carenza di superiori aerei e di manovra).
L’Ucraina ha spesso dovuto mescolare elementi NATO con la propria esperienza di guerra ibrida e con residui della cultura sovietica. Zaluzhnyi stesso ha più volte detto che la NATO è ancora legata a dottrine della Seconda guerra mondiale e deve aggiornarsi alle lezioni ucraine.
Quando è scoppiata la guerra su larga scala in Ucraina (24 febbraio 2022), il Presidente del Comitato Militare della NATO (Chair of the NATO Military Committee) era l’Ammiraglio olandese Rob Bauer, in carica dal 25 giugno 2021 al 17 gennaio 2025.
Il Presidente del Comitato è il più alto ufficiale militare della NATO, porta i consigli del Comitato Militare (formato dai Capi di Stato Maggiore di tutti i Paesi alleati) al Consiglio del Nord Atlantico e al Segretario Generale.
Nei giorni immediatamente successivi all’invasione russa, Bauer ha convocato riunioni straordinarie dei Capi di Difesa alleati e ha dichiarato pubblicamente che “lo scudo difensivo della NATO è forte”.
La NATO, per dirla in altre parole, ha consigliato agli ucraini di andare al massacro pur sapendo che non avevano la copertura aerea.
La domanda è perché? Perché la guerra doveva essere un massacro capace di alimentare una coesione europea contro la Russia?
Siamo alla continuazione di quello che ho tentato di spiegare in un precedente articolo.
*https://www.nuovogiornalenazionale.com/a-kiev-abbracciamo-i-ladri-o-i-patrioti/
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Redazione Trieste All News
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