Si scrive Asac, si legge casa: a Roma comune e associazioni unite contro la crisi abitativa”


Si scrive Asac, si legge (da destra a sinistra) casa. Significa Agenzia sociale per l’abitare capitolina ed è il nuovo servizio pubblico promosso e attivato nei giorni scorsi dal Campidoglio, insieme a dieci organizzazioni del Terzo settore, per favorire l‘incontro tra chi cerca casa e chi ha un immobile da affittare. 

L’ambizione è rispondere a una sfida tanto complessa quanto concreta: decine di migliaia di residenti che, pur avendo un reddito e un lavoro, non sono in grado di sostenere le spese di un alloggio, visto l’aumento dei prezzi. 

La fascia grigia

Fascia grigia”: così viene definita la platea di destinatari a cui l’agenzia intende rivolgersi: lavoratori dei servizi essenziali, personale sanitario e scolastico, dipendenti pubblici, giovani famiglie, persone con contratti precari. 

Si tratta di cittadini che non hanno i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica ma, al tempo stesso, non riescono ad affrontare da un lato l’aumento dei costi degli affitti privati, dall’altro le garanzie sempre più rigide richieste dai proprietari.

Il progetto nasce – nell’ambito del Piano Strategico per il Diritto all’Abitare di Roma Capitale – da un percorso di coprogettazione tra amministrazione e organizzazioni del territorio.

Come si legge sul sito dell’Agenzia, è «uno strumento di welfare abitativo dedicato a promuovere il diritto alla casa e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili». In che modo? Mettendo in relazione cittadini, proprietari, istituzioni e realtà del territorio.

Come funziona

Da una parte ci sono i cittadini in cerca di casa: a questi Asac offre orientamento abitativo, accompagnamento nella ricerca di un alloggio adeguato, informazioni su contributi e strumenti di welfare abitativo, oltre a un supporto negli adempimenti amministrativi e contrattuali. 

Dall’altra ci sono i proprietari che scelgono di aderire all’iniziativa: a questi vengono proposte garanzie dedicate, assistenza amministrativa e contrattuale, supporto legale e misure pensate per incentivare la locazione a canone concordato

L’iscrizione, per gli uni come per gli altri, avviene online tramite Spid, senza intermediari. La rete degli sportelli, già attiva con diverse sedi (piazza Giovanni da Verrazzano 7 e i municipi I, II, III e XIV), nei prossimi mesi si allargherà ad altri municipi della città.

Il ruolo del Terzo settore

Pilastro dell’iniziativa è il lavoro di squadra del terzo settore, motore nell’attuazione del progetto sul territorio: la gestione è infatti affidata a un’associazione termporanea di scopo (Ats) composta da dieci organizzazioni: precisamente, Programma Integra (capofila), Nonna Roma, Civico Zero, La Sponda Onlus, Ambiente Lavoro, Arci Solidarietà, Ulis, Caritas Roma, Cnca Lazio Ets e Forum Terzo Settore Lazio.

In campo, scende così la stessa rete di soggetti che da anni, nei quartieri e nei municipi romani, lavora quotidianamente sul disagio abitativo, spesso in condizioni di emergenza permanente.

«Quando è stato pubblicato l’avviso, abbiamo capito subito che si trattava di un’occasione importante», ricorda Valentina Fabbri, presidente di Programma Integra. «Per la prima volta si parlava esplicitamente della cosiddetta fascia grigia, di strumenti innovativi di welfare abitativo e di un protagonismo del Terzo settore nella costruzione delle risposte».

Per questo, continua, «abbiamo raccolto questa sfida mettendo insieme dieci organizzazioni con competenze diverse e costruendo un percorso condiviso. Sappiamo che nessuno può affrontare da solo una questione complessa come quella della casa». 

Una complessità a cui contribuiscono, «il costo delle locazioni e le garanzie sempre più elevate richieste dai proprietari, che hanno reso la ricerca di una casa per i romani e le romane sempre più complicata, anche e soprattutto per chi lavora e ha un reddito», ha dichiarato l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi

«Se riusciremo a tenere insieme due parole fondamentali, umanità e gradualità, l’Agenzia potrà diventare uno dei pilastri del Piano strategico per il diritto all’abitare e un modello capace di offrire risposte concrete a una delle principali emergenze sociali della nostra città», ha aggiunto.

Uno strumento strutturale, mentre la città vive un’emergenza

Il debutto di Asac arriva in un momento in cui la fragilità del sistema abitativo romano è sotto gli occhi di tutti. Proprio in questi giorni la città sta seguendo da vicino la vicenda di Spin Time Labs, il palazzo occupato dal 2013 nell’ex sede dell’Inpdap, diventato negli anni anche un centro culturale e sociale animato da ventiquattro associazioni.

Ieri sera il fondo proprietario dell’immobile ha respinto la proposta di acquisto avanzata dal Comune di Roma, lasciando irrisolto il destino degli abitanti, che per il momento restano in strada. Alcuni di loro fanno parte di quella “zona grigia” a cui Asac si propone di offrire una risposta.

Resta da vedere se un servizio ancora agli inizi, con cinque sportelli attivi su una città di quasi tre milioni di abitanti, riuscirà a intercettare in tempo la fascia di popolazione che oggi rischia di scivolare dalla casa alla strada.

Intanto, la scelta di affidarne la gestione a dieci organizzazioni del Terzo settore potrebbe segnare un’innovazione nel metodo e nel merito delle politiche abitative della Capitale.

Tutte le informazioni sui servizi per inquilini e proprietari, gli sportelli attivi e le modalità di adesione sono disponibili sul sito di Asac.

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 Chiara Ludovisi

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