Di Stefano incassa l’unanimità: ma il prezzo della pace è già scritto in agenda

Due settimane fa il Presidente non aveva i numeri per far approvare un documento. Oggi lo stesso documento è passato all’unanimità. In mezzo, non un miracolo: solo il prezzo pieno pagato sull’altare della politica ai sette che lo avevano reclamato. Il risultato: zero voti contrari, tre atti approvati, nessun grande sconfitto ed un solo grande vincitore: il ritorno della Politica in un palazzo che l’aveva messa da parte con l’applicazione della Riforma Delrio.

Non è una sconfitta del presidente Luca Di Stefano, non è una vittoria del presidente Luca Di Stefano. È un cambio di paradigma, di liturgia politica, di orizzonte. Costruito sulla base di quella che un tempo si chiamava Realpolitik. Il tempo di una sigaretta era bastato, due settimane fa, al presidente per istituire le Commissioni che mancavano da mesi e che erano state usate come pretesto per mettere i bastoni tra le ruote della sua azione amministrativa. Una sigaretta che il consigliere Luigi Vacana aveva fatto appena in tempo a fumare in corridoio e Di Stefano aveva tolto di mezzo ogni alibi. Ora, con la stessa rapidità, la Provincia ha ritrovato pure l’unanimità: la nuova visione, a quanto pare, funziona meglio della programmazione. (Leggi qui: Provincia, Di Stefano ritira il Dup: in sette pronti a bocciarlo. Preavviso per il voto).

La frattura sanata

La seduta del Consiglio Provinciale

Il risultato pratico è una seduta del Consiglio provinciale quasi cerimoniale nella quale sanare le proprie rotture: non con un atto che dichiari la resa di qualcuno ma con una sequenza di voti unanimi che restituisce, sulla carta, l’immagine di un’istituzione compatta.

È quello che è accaduto a Palazzo Iacobucci, dove il Consiglio provinciale di Frosinone ha approvato senza un solo voto contrario

  • la mozione a sostegno della candidatura di Cassino a Capitale italiana della Cultura,
  • lo stesso Documento Unico di Programmazione che due settimane fa il presidente Luca Di Stefano aveva ritirato prima che i numeri lo tradissero in aula,
  • una richiesta di piena condivisione sulle celebrazioni del Centenario della Provincia.

Tre atti, tre unanimità. Ma chi ha seguito con attenzione la seduta del 23 luglio sa che dietro l’apparente concordia si misura, ancora una volta, lo stato di salute di un rapporto di forza che nessuna unanimità può davvero cancellare.

Il precedente che continua a pesare

È la chiave di lettura di tutto quello che è accaduto in queste ore nel palazzo di Piazza Gramsci: due settimane fa sette consiglieri, appartenenti a schieramenti opposti (l’ala di Fratelli d’Italia vicina a Giancarlo Righini, la Lega di Andrea Amata e Luca Zaccari non allineata a Pasquale Ciacciarelli ma in sintonia con Mario Abbruzzese, Forza Italia, la civica di Gianluca Quadrini ed il capogruppo del Pd Enzo Salera in rotta con il resto del suo Gruppo) avevano costretto Di Stefano a ritirare il DUP (lo strategico Documento Unico di Programmazione) prima del voto.

Lo avevano fatto denunciando un metodo troppo solitario nella programmazione dell’ente ed il mancato insediamento delle commissioni permanenti. Non una bocciatura formale ma un preavviso che pesava come una bocciatura. Chiaramente un pretesto per mettergli i bastoni tra le ruote e fargli capire che con la nuova maggioranza uscita lo scorso anno dalle urne è preferibile farci i conti sul piano politico prima che amministrativo.

Di Stefano aveva risposto con un ritiro gestito, presentato come atto condiviso. Ed aveva tolto, nel tempo di una sigaretta, uno dei due alibi sollevati dai sette istituendo le commissioni consiliari.

Cassino come terreno neutro

Andrea Amata (in piedi) accanto a Luca Zaccari. Davanti: Enzo Salera e Luigi Vittori

La seduta si apre non a caso su un terreno dove l’unità istituzionale costa meno di quanto renda: la mozione a sostegno della candidatura di Cassino a Capitale italiana della Cultura, illustrata dallo stesso sindaco Enzo Salera, che ne ha rivendicato il valore per l’intero territorio provinciale.

La candidatura, che porta il nome Cassino – 1500 anni di Luce 2029″, punta sull’eredità dell’Abbazia di Montecassino, sulla memoria della ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale e sul ruolo dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, oltre che sulle eccellenze diffuse dei Comuni della provincia.

A presentarla in Aula sono stati Luca Fardelli e lo stesso Enzo Salera: non è un caso ma un chiaro segnale politico. Perché Salera è lo stesso capogruppo Pd che a luglio si era smarcato dal proprio gruppo proprio sul DUP e che ora sceglie invece il terreno più largo della Cultura per ritrovare la sintonia con il resto del Consiglio.

È un tema sul quale nessuno schieramento ha convenienza a distinguersi e infatti il dibattito ha visto convergere voci lontane tra loro sul piano degli equilibri interni: dal leghista Andrea Amata, che ha richiamato San Benedetto patrono d’Europa e la rinascita della città dalle macerie della guerra, al consigliere Luca Fardelli, fino a Stefano D’Amore, allo stesso Gianluca Quadrini e ad Alessandro Cardinali. Un’unanimità vera, in questo caso, perché nessuno aveva ragione politica per smarcarsene.

Il DUP che torna e questa volta passa

Il passaggio politicamente più significativo però riguarda il ritorno in aula del Documento Unico di Programmazione. Se due settimane fa il presidente Di Stefano aveva scelto il rinvio per evitare la conta dei voti, ora il documento (che copre il triennio 2027-2029) è arrivato in Consiglio accompagnato da un atto che ne rappresenta, di fatto, il prezzo politico.

All’interno c’è un Ordine del Giorno presentato da Amata e Zaccari: gli stessi che avevano guidato la fronda di luglio. Viene sottoscritto questa volta da tutti i Consiglieri, compreso lo stesso presidente Luca Di Stefano, che impegna l’amministrazione a inserire nella programmazione dell’ente opere puntuali chieste dal territorio:

  • la rotatoria tra la Provinciale Casalvieri-Atina e la regionale della Vandra,
  • la manutenzione della Sp 127 di Anagni e della Sp 200 di Alatri,
  • il rifacimento degli spogliatoi dell’Itis di Ferentino.

Il presidente si è inoltre impegnato a recepire, nella Nota di aggiornamento al DUP attesa in Consiglio a novembre, le proposte integrative di tutti i consiglieri.

La conferma della rotta

Nel merito, il documento conferma la rotta già tracciata dall’ente: manutenzione della viabilità provinciale, investimenti sull’edilizia scolastica, tutela ambientale, sostegno ai Comuni e un capitolo dedicato al rafforzamento della macchina amministrativa, tra ricambio generazionale del personale e digitalizzazione dei processi, con l’impegno esplicito a rispettare tempi e obiettivi degli interventi finanziati dal PNRR.

È la traduzione concreta di quel «confronto preventivo, autentico e sostanziale» che i sette avevano reclamato a luglio: non più un principio astratto, ma un calendario con una scadenza precisa. Il DUP, va detto, è passato con il voto favorevole dell’intero Consiglio: la fronda di due settimane fa, questa volta, non si è ripresentata. Il presidente Luca Di Stefano ha lasciato al Consiglio la possibilità di tracciare una rotta per poi convergere, anziché proseguire sul solco della Delrio dove il presidente sceglie con buona pace di un Consiglio privato di ogni potere politico.

Il vero avvertimento è nella nota sul Centenario

Luigi Vittori, Enzo Salera e Gianluca Quadrini

Se il DUP racconta la pacificazione, l’ultimo atto della seduta racconta piuttosto un monito, formulato con un linguaggio istituzionale che non lascia troppo spazio ai fraintendimenti.

Gianluca Quadrini ha letto una nota, sottoscritta da tutti i consiglieri e depositata agli atti, sulla necessità che le celebrazioni del Centenario della Provincia e gli eventi del progetto Provincia Creativa (finanziato con risorse pubbliche) vengano programmati con metodo pienamente collegiale. Il passaggio più duro, se letto con attenzione, è quello in cui il documento afferma che il Centenario non può trasformarsi in un’occasione di «protagonismo individuale», e che la cultura non può essere «mortificata da esercizi solitari o esibizioni personali».

Non è difficile scorgere in questa formula, per quanto generica nella lettera, la stessa preoccupazione che aveva innescato la crisi di luglio: il timore, condiviso da tutti gli schieramenti, che la programmazione dell’ente — culturale, finanziaria, infrastrutturale — resti nelle mani esclusive della Presidenza, anziché nascere da un confronto reale con l’aula. Detto in maniera più brutale: il Centenario e le sue risorse non diventino il pretesto e lo strumento per la campagna elettorale di un possibile Di Stefano Bis. Ma devono poterci mettere le mani tutti i Consiglieri.

L’abilità di Di Stefano

Luca Di Stefano

Non è un caso che lo stesso presidente Di Stefano abbia scelto di legare esplicitamente i due dossier, dichiarando a margine della seduta che la candidatura di Cassino «non è una sfida che riguarda soltanto una città, ma un progetto che coinvolge l’intera provincia e che può diventare un volano di crescita culturale, sociale ed economica per tutto il territorio». Ed annunciando di volerla inserire nel percorso del Centenario perché possa rappresentare «un momento di unità e di rilancio per tutto il territorio».

Una formula che riprende, quasi parola per parola, il linguaggio della nota sulla collegialità letta in aula da Quadrini: segno che il messaggio dei sette, di fatto, lo ha fatto proprio anche il presidente. Il quale ha rivendicato il DUP come lo strumento che «consente di programmare con serietà, responsabilità e prospettiva».

Detto nella maniera brutale di prima: il presidente non ha nessuna intenzione di governare da solo escludendo il Consiglio; sotto questo aspetto la Provincia di Frosinone è sempre stata un’eccezione sotto la riforma Delrio.

Cosa resta della geometria variabile

La seduta, insomma, non chiude la partita politica aperta a luglio: la sposta, semmai, su un piano più maturo. Di Stefano ha ottenuto il proprio DUP ma lo ha ottenuto accettando un vincolo puntuale sulle opere e un impegno formale sulla condivisione futura, oltre a un monito esplicito sulla gestione del Centenario.

I sette consiglieri che avevano orchestrato il ritiro di luglio non hanno più votato contro nulla, ma hanno ottenuto, uno dopo l’altro, tutti i punti che avevano messo sul tavolo: le commissioni, il metodo condiviso sul DUP, la collegialità su Provincia Creativa.

È il segno che quella geometria variabile — trasversale a tutti gli schieramenti, dalla Lega non allineata a Ciacciarelli al capogruppo dem in rotta con il proprio gruppo — non si è dissolta con la prima proposta concreta, come pure sembrava possibile due settimane fa, ma ha imparato a incassare senza dover più minacciare.

Resta aperta, sullo sfondo, la questione che il Consiglio provinciale porta con sé fin dal voto di marzo: chi guiderà la prossima stagione della Provincia, quali alleanze si consolideranno in vista delle elezioni del 2027, e se la stagione della condivisione appena inaugurata sopravviverà alla prima vera partita di potere, quella sulla governance della Saf, che ancora deve essere scritta.


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