«Sono infermiera, ma per lavorare devo stare lontano da Trapani». La lettera di Martina


Ha 25 anni, è nata e cresciuta nel Trapanese e lavora come infermiera in provincia di Ferrara. Martina non chiede scorciatoie, raccomandazioni o posti riservati. Chiede soltanto di poter avere un’opportunità per tornare a lavorare nella sua terra.

 

In Sicilia si parla continuamente di carenza di personale sanitario, reparti in difficoltà e infermieri sempre più difficili da trovare. Eppure ci sono giovani professionisti siciliani che lavorano negli ospedali del Nord e che non riescono a intravedere una strada per tornare a casa.

È il paradosso raccontato da Martina, 25 anni, infermiera originaria della provincia di Trapani e oggi in servizio nel Ferrarese.

Ha scritto alla redazione di Tp24 per raccontare non soltanto la propria esperienza, ma quella di tanti giovani che hanno studiato, affrontato sacrifici e scelto professioni fondamentali, ritrovandosi poi costretti a vivere lontano dalle proprie famiglie.

«Non scrivo per ottenere visibilità personale», precisa. E neppure per accusare qualcuno o sostenere di essere stata vittima di irregolarità.

Martina descrive piuttosto un sentimento diffuso: la sensazione che l’impegno e il merito, da soli, non sempre riescano ad aprire una porta. E il timore, avvertito da molti ragazzi, di partire in svantaggio quando non si hanno conoscenze o appoggi.

 

Il paradosso degli infermieri che non possono tornare

 

La sua storia è semplice e proprio per questo significativa.

Martina ha studiato, si è laureata, ha svolto tirocini e oggi lavora regolarmente come infermiera. È una delle professioniste delle quali il sistema sanitario dice di avere disperatamente bisogno.

Soltanto che lavora a centinaia di chilometri da Trapani.

Quando torna in Sicilia, racconta, è una festa. Poi arriva il momento di ripartire. Restano le videochiamate, i compleanni perduti, le domeniche trascorse lontano e una domanda alla quale non riesce a rispondere: «Quando torni definitivamente?».

La sua non è una richiesta di assunzione diretta. È una domanda rivolta alla politica, alle istituzioni e a chi governa la sanità: quali possibilità concrete vengono offerte ai giovani professionisti che vogliono tornare?

Perché un territorio non perde soltanto abitanti quando un ragazzo parte. Perde competenze, energie, futuro. E qualche volta perde perfino gli infermieri che continua a cercare.

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta di Martina.

 

Lettera aperta alla mia terra

 

Alla Provincia di Trapani, ai sindaci del territorio, ai rappresentanti delle istituzioni e a tutti coloro che hanno il potere di cambiare le cose.

Mi chiamo Martina, ho 25 anni e sono un’infermiera.

Scrivo questa lettera con un nodo in gola, perché non è facile ammettere che il posto in cui desideri vivere più di ogni altro è proprio quello in cui non riesci a costruire il tuo futuro.

Sono nata in provincia di Trapani. È la mia casa. È il luogo dove sono cresciuta, dove vivono i miei genitori, la mia famiglia e gli amici di una vita. È il posto dove, ogni volta che torno, sento di appartenere davvero.

Eppure oggi sono costretta a vivere e lavorare lontano.

La cosa che più mi ferisce è che non me ne sono andata perché lo desiderassi. Me ne sono andata perché non avevo altra scelta.

Ho studiato per anni. Ho affrontato esami difficili, tirocini, sacrifici e notti passate sui libri. Ho scelto una professione che richiede competenza, responsabilità e umanità. Ho scelto di essere infermiera perché volevo prendermi cura delle persone.

E oggi, mentre ogni giorno sentiamo parlare di carenza di infermieri, reparti in sofferenza e personale insufficiente, io non riesco a trovare un’opportunità per tornare nella mia provincia.

È un paradosso che continuo a non riuscire a comprendere.

Ogni volta che torno a Trapani è una festa. Poi arriva il momento di ripartire.

Ed è lì che mi si spezza il cuore.

Saluto i miei genitori senza sapere quando potrò rivederli. Li vedo invecchiare attraverso uno schermo, durante una videochiamata o nei pochi giorni in cui riesco a tornare.

Mi perdo compleanni, domeniche in famiglia, ricorrenze e piccoli momenti che sembrano insignificanti finché non sei costretto a rinunciarvi.

La domanda che mi fanno sempre è la stessa: «Quando torni definitivamente?».

Vorrei poter rispondere: «Presto».

Invece devo abbassare lo sguardo e dire: «Non lo so».

Perché non dipende soltanto da me.

 

«So di poter essere utile»

La cosa più frustrante è sapere di poter essere utile.

Ogni giorno assisto pazienti, mi prendo cura di loro, affronto turni pesanti e porto avanti con orgoglio una professione fondamentale.

Ma non posso farlo nella terra che amo.

Non posso restituire alla mia provincia ciò che la mia provincia ha investito in me.

E questa, per me, è una sconfitta. Non soltanto personale.

È una sconfitta per un territorio che continua a vedere partire i suoi giovani.

Ogni ragazzo che va via porta con sé competenze, entusiasmo, idee e futuro. E ogni volta che uno di noi parte, la Sicilia diventa un po’ più povera.

Io non sto chiedendo un favore.

Non sto chiedendo una raccomandazione.

Non sto chiedendo una corsia preferenziale.

Sto chiedendo semplicemente di poter avere la possibilità di lavorare nella mia terra. Di poter concorrere, essere valutata per quello che so fare e avere l’opportunità di costruire qui il mio futuro.

Perché non dovrebbe essere un privilegio poter vivere vicino ai propri genitori.

Non dovrebbe essere un lusso poter lavorare nel territorio in cui si è nati.

Non dovrebbe essere un sogno poter mettere le proprie competenze al servizio della propria comunità.

 

La domanda alle istituzioni

 

So che questa lettera, da sola, probabilmente non cambierà il sistema.

Ma spero possa almeno arrivare a chi ha responsabilità istituzionali.

Perché dietro ogni numero, dietro ogni statistica sui giovani che lasciano il Sud, c’è una storia.

La mia è quella di una ragazza che non ha mai smesso di amare la sua terra. Che ogni volta che vede il mare di Trapani si emoziona. Che ogni volta che riparte si chiede se un giorno riuscirà finalmente a restare.

Vorrei che questa lettera non fosse archiviata come l’ennesimo sfogo.

Vorrei che diventasse una domanda rivolta a chi amministra questo territorio:

Come possiamo parlare di rilancio della nostra provincia se chi vuole tornare a viverci e lavorarci non trova le condizioni per farlo?

Io continuerò a fare il mio lavoro con la stessa passione di sempre.

Ma continuerò anche a sperare che un giorno la valigia che preparo per tornare a Trapani non serva più per pochi giorni di ferie.

Che serva, finalmente, per tornare a casa.

Martina, un’infermiera trapanese che non ha mai smesso di credere nella sua terra.




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