Dov’è la “Stonehenge di Sicilia”, guida utile tra castello e “megaliti” — idealista/news


Si parla spesso di “Stonehenge di Sicilia”, ma la sorpresa è un’altra: sull’Argimusco le sagome monumentali non sono blocchi preistorici innalzati dall’uomo, bensì rocce modellate dal tempo. Tra aquile di pietra, figure “oranti” e panorami che arrivano all’Etna il colpo d’occhio è raro. Poco più sotto, a 907 metri, un borgo medievale scosceso custodisce un castello reale con musei tematici e una basilica che racconta secoli di arte. Ecco cosa serve sapere per organizzare una giornata a Montalbano Elicona e dintorni.

Dove si trova e come arrivare a Montalbano Elicona

Montalbano Elicona si trova nell’entroterra della provincia di Messina, affacciato sui rilievi tra Nebrodi e Peloritani. La posizione alta consente, nelle giornate limpide, vedute che abbracciano Capo Milazzo, le Eolie e il profilo dell’Etna, creando un orizzonte multipiano che cambia con la luce.

Per raggiungere il borgo conviene l’auto: dalla costa tirrenica si esce dall’A20 a Falcone e si prosegue su strada di montagna con curve e dislivelli. Da Catania si può salire via Randazzo e Floresta oppure attraversare la valle dell’Alcantara, scegliendo l’opzione più adatta in base alla partenza e allo stato delle strade. 

Gli aeroporti utili sono Catania e Palermo, con proseguimento in auto a noleggio; il treno consente di arrivare alle località sulla linea Messina-Palermo, ma gli ultimi collegamenti sono limitati e vanno verificati di volta in volta. 

Passeggiata nel borgo: vicoli in salita, Duomo e scorci

Il centro storico è verticale: strade lastricate, scalinate irregolari e case in arenaria risalgono il promontorio verso il castello. Procedere senza fretta permette di notare portali scolpiti, fregi e motivi vegetali incisi nella pietra, con alcuni tra gli esempi più interessanti lungo via Mastropaolo, come i portali di Casa Messina-Ballarino e Casa Mastropaolo.

La Basilica minore di Santa Maria Assunta e San Nicolò Vescovo, ampliata nel Seicento e oggi a tre navate, custodisce un crocifisso ligneo quattrocentesco, opere attribuite alla scuola dei Gagini e un’Ultima Cena tradizionalmente collegata alla scuola di Guido Reni; il titolo di basilica minore è del 1997. 

Il castello: due Federico, una fortezza e una residenza

Il Castello di Montalbano Elicona non è figlio di un’unica epoca: in alto sopravvive il fortilizio normanno-svevo, mentre in basso si riconosce il palazzo fortificato tra età sveva e aragonese. Dopo la distruzione del 1233, Federico II di Svevia ricostruì la fortezza integrandola nel sistema difensivo dell’isola. Tra il 1302 e il 1308 un altro Federico, II d’Aragona, soggiornò qui e trasformò parte dell’impianto in residenza reale, aprendo grandi finestre e rendendo gli ambienti meno esclusivamente militari.

Nel cortile spicca la Cappella Palatina della Santissima Trinità, con tre absidi; un sarcofago è tradizionalmente attribuito ad Arnaldo da Villanova, ma l’identificazione non è ritenuta definitiva. All’interno si trovano anche il Museo delle Armi bianche, con ricostruzioni dal X al XVI secolo, e il Museo degli Strumenti musicali medievali, due percorsi didattici dedicati a cultura militare e musica dell’epoca.

Nell’estate 2026 il castello è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.30 (ultimo ingresso 13.15) e dalle 15 alle 19 (ultimo ingresso 18.45). Il biglietto intero costa 3 euro e il ridotto 1,50 euro; entrano gratuitamente i bambini fino a 12 anni, le persone con disabilità con accompagnatori e gli aventi diritto. 

Argimusco, la “Stonehenge” che la natura ha scolpito

A circa sei chilometri dal centro, l’altopiano dell’Argimusco cambia scena: pascoli aperti, vento e grandi masse di quarzarenite emergono dal terreno con profili che sembrano animali e figure umane. L’Orante richiama una figura femminile rivolta al cielo, l’Aquila un grande rapace con le ali semiaperte; altre sagome hanno suggerito nomi come Teschio, Pellicano e Rupe dell’Acqua. 

Qui, però, la chiave sta nel distinguere suggestione e prova: non sono stati condotti scavi sistematici che attestino un santuario preistorico, e le forme principali sono naturali, non blocchi innalzati dall’uomo. Esistono ipotesi su allineamenti con solstizi, equinozi e profili dell’orizzonte, in relazione anche alla Rocca di Novara, ma si tratta di letture archeoastronomiche ancora oggetto di studio.

Bosco di Malabotta: patriarchi verdi e rapaci in quota

Pochi chilometri oltre l’Argimusco inizia la Riserva naturale orientata del Bosco di Malabotta, istituita nel 1997 su oltre 3.200 ettari tra Montalbano Elicona, Roccella Valdemone, Malvagna, Francavilla di Sicilia e Tripi. Non è un ambiente subtropicale, ma un mosaico di querceti caducifogli con cerri, faggi, castagni, agrifogli e lecci, alternati a radure dove compaiono peonie selvatiche, biancospini, rose canine e arbusti spinosi. 

I cosiddetti Patriarchi del Bosco sono querce plurisecolari con tronchi oltre i due metri di diametro e altezze che sfiorano i 30 metri, segnate da vento, neve e fulmini. Nel sottobosco l’umidità crea atmosfere dense, mentre gli spazi aperti restituiscono la continuità ecologica tra Nebrodi, Peloritani e area etnea.

I cùbburi: gli “igloo” rurali tra Argimusco e Malabotta

Nelle campagne intorno a Montalbano si incontrano i cùbburi, piccole costruzioni in pietra a secco dalla pianta circolare e copertura ottenuta stringendo progressivamente i cerchi di pietre. L’effetto ricorda una piccola cupola o un igloo, ma la funzione è prosaica: ricoveri silvo-pastorali per ripararsi da freddo, pioggia e vento o per custodire temporaneamente attrezzi e prodotti. 

La datazione non è sempre certa e mancano prove archeologiche a sostegno di usi funerari o rituali. Alcuni esempi si osservano nella zona di Polverello e tra l’Argimusco e il Bosco di Malabotta, integrando un itinerario che alterna roccia, pascoli e legno.

Articolo visto su (travel.thewom.it) La Stonehenge della Sicilia: il borgo tra castelli e rocce misteriose. Ecco dove si trova


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