In finanza si direbbe che è un titolo growth. Cresce lentamente ma cresce sempre. E soprattutto convince gli investitori che la corsa non si fermerà. Come le azioni bancarie: una crescita pluriennale, costante, sostenuta da una forte redditività. Il titolo si chiama Futuro Nazionale, il Partito è quello fondato dal generale Roberto Vannacci.
Il sondaggio delle ore scorse (Supermedia YouTrend per Sky TG24) certifica un dato ormai consolidato nelle intenzioni di voto degli italiani: Futuro Nazionale supera il 7%, continua a guadagnare terreno e diventa uno degli elementi nuovi con cui tutto il centrodestra dovrà inevitabilmente fare i conti. Fratelli d’Italia rimane il primo Partito, ma scende per la prima volta sotto il 27%. Forza Italia consolida il quarto posto nazionale all’8%, la Lega arresta la sua discesa e si ferma al 5,9%. Il Partito del Generale invece continua, rilevazione dopo rilevazione, a crescere: oggi al 7,1%.
I sondaggi non sono elezioni, lo insegna la storia della politica italiana. Ma quando una tendenza si consolida nel tempo e viene confermata da tutti gli istituti di sondaggio, smette di essere una semplice fotografia e diventa un messaggio. Tanto più che la Supermedia non è una media aritmetica dei sondaggi: è una media ragionata, con diverse tipologie di ponderazione, che serve a restituire un quadro quanto più realistico possibile delle intenzioni di voto.
Scaccia, il vannacciano della prima ora
È in questo scenario che si colloca la strategia messa in campo dal vicesindaco Antonio Scaccia, vannacciano della prima ora e cresciuto a pane e politica. Ha capito prima di altri che quel 7% vale parecchio oggi ed è destinato a salire ancora di più domani. Il celebre giornalista e politologo americano Walter Lippmann scriveva: «In politica, la volontà di potere è spesso la volontà di prevedere». Scaccia sta prevedendo degli scenari. E si sta muovendo.
Sono trascorsi oltre due mesi dalle dimissioni del presidente del Consiglio Comunale Massimiliano Tagliaferri: da allora la maggioranza nominale del sindaco Riccardo Mastrangeli non è riuscita a trovare un’intesa sul nome del successore. Non è un ritardo procedurale: è la rappresentazione plastica di una maggioranza ormai divisa in due blocchi contrapposti, nel senso letterale del termine. Da una parte il fronte composto da Lista Ottaviani, Lega, Fratelli d’Italia, Identità Frusinate e Polo Civico. Dall’altra la Lista per Frosinone del vicesindaco Scaccia e Mani Libere di Ferrara e Crescenzi.
I rapporti di forza: il vero tema
Il tema ormai non è più solo il nome da eleggere. In politica spesso le persone sono soltanto il contenitore. La vera materia del contendere sono i rapporti di forza nel centrodestra in Consiglio Comunale e quindi a Frosinone. Scaccia è stato uno dei primi amministratori ad aderire al progetto politico del Generale Vannacci e oggi rappresenta, insieme alla consigliera Francesca Chiappini, il riferimento più evidente di quell’area all’interno del Comune di Frosinone.
La forza del vicesindaco però non deriva soltanto dalla vicinanza politica a Futuro Nazionale: deriva soprattutto dai numeri che esprime in Aula consiliare. Con il suo Gruppo e con la convergenza dei consiglieri di Mani Libere, Marco Ferrara e Sergio Crescenzi (che Scaccia attrae come le api con il polline) l’area riconducibile al vicesindaco arriva a contare sei consiglieri. Rappresenta esattamente il 50% della soglia necessaria nelle sedute di seconda convocazione, dove per approvare le delibere bastano dodici consiglieri presenti. Tradotto: nessuno può permettersi di ignorare Scaccia e i suoi consiglieri, diretti o indiretti.
Il 7% varca i Monti Lepini ed entra a Palazzo Munari
Ed è qui che il dato nazionale di Vannacci varca il perimetro dei Monti Lepini ed entra a Palazzo Munari. Se un Partito è accreditato di oltre il 7% e continua a crescere, è naturale che chi lo rappresenta sul territorio cerchi di trasformare quel consenso potenziale in peso negoziale. È una regola scritta al capitolo I, paragrafo 1 del Manuale della politica: prima si costruisce la forza, poi la si monetizza. È esattamente quello che sta accadendo a Frosinone.
Il lungo ed estenuante braccio di ferro sull’elezione del presidente del Consiglio è la dimostrazione che il Gruppo consiliare che fa riferimento al vicesindaco intende far valere fino in fondo il proprio peso all’interno della coalizione che sostiene Mastrangeli. Non soltanto oggi. Soprattutto domani.
La partita che sta giocando Scaccia ha due obiettivi chiarissimi — uno locale e uno nazionale. Il primo guarda alle elezioni comunali del prossimo anno. Se Futuro Nazionale decidesse di presentare propri candidati sindaci almeno nei capoluoghi di provincia, Frosinone diventerebbe inevitabilmente uno dei territori più interessanti per Vannacci. In quel caso il centrodestra potrebbe ritrovarsi con due candidature provenienti dallo stesso bacino elettorale: quella del sindaco uscente Riccardo Mastrangeli e quella espressa dall’area di Scaccia, direttamente o per interposta persona.
Una competizione interna che potrebbe dividere il consenso al primo turno per poi ricomporsi, eventualmente, in vista del ballottaggio. Oggi è una prospettiva ipotizzabile ma politicamente non irrealistica. Per niente.
«Chi ha il potere di bloccare, ha il potere di decidere»
Il secondo scenario guarda alle elezioni politiche. Con percentuali nazionali al 7% e tendenza alla crescita, il centrodestra se vuole vincere le politiche del prossimo anno non può pensare di lasciare Futuro Nazionale fuori dalla coalizione. Per dirla alla Renata Polverini: FI, Lega e FdI, alla fine, se ne faranno una ragione, se non vogliono vedere Conte o la Schlein a Palazzo Chigi. Il pragmatismo della politica vince sempre su ogni dichiarazione di principio.
A quel punto, in virtù di un accordo di coalizione, Vannacci potrebbe rivendicare candidature blindate per i suoi nei collegi uninominali o proporzionali. Incassare una candidatura blindata al Parlamento, per il territorio, diventerebbe il dividendo perfetto per la fedeltà della prima ora.
Per girare Via col Vento ci è voluto di meno. Il braccio di ferro in atto per l’elezione del presidente del Consiglio non è un semplice stallo politico, che peraltro dura da più di due mesi. È una dimostrazione di forza. Scaccia, con i suoi sei consiglieri, sta dicendo al sindaco e al resto della coalizione: «Senza di me non si va da nessuna parte». E lo sta dicendo nel momento in cui il suo riferimento nazionale Vannacci cresce, mentre FdI cala e la Lega non recupera.
È un messaggio politico chiaro, sottile, machiavellico: «Chi ha il potere di bloccare, ha il potere di decidere».
Il «titolo Vannacci» cresce a livello nazionale, ma anche alla borsa di Frosinone. E Scaccia vuole dimostrare di essere il broker più forte.
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