«Una tragedia nella tragedia, per una delle più grandi crisi migratorie dell’ultimo mezzo secolo»: così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza italiana.
La tragedia nella tragedia è il fatto che «degli oltre 70mila migranti che dal Marocco hanno fortunosamente raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta – e dei quasi cento morti nel tentativo – la grande parte è costituita da giovani in cerca di una vita migliore. Tanti tra loro sono minorenni».
Il Corriere della Sera oggi parla di 862 minori arrivati a fronte di 29 posti dedicati ai minori stranieri non accompagnati – Msna nelle strutture di accoglienza della città. «Questi minori non possono non essere accolti e immediatamente protetti dal rischio di ingaggio nelle reti criminali e di sfruttamento da parte della pedopornografia», dice Terragni.
La situazione a Ceuta: 862 minori arrivati a fronte di 29 posti
Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna, ha ribadito che Ceuta «non può essere lasciata sola ad affrontare questa situazione. Il Governo spagnolo e le autorità regionali devono agire insieme attraverso una risposta coordinata». L’organizzazione in particolare ha sollecitato le autorità a garantire una corretta identificazione di tutti i minori migranti e a individuare tempestivamente quelli che si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità. Ha chiesto di potenziare le risorse di protezione, di allestire nuovi spazi di accoglienza. Ha ribadito che ogni minorenne ha diritto a una valutazione individuale e che qualsiasi decisione in merito deve tutelare il suo superiore interesse. «Quando aumenta il numero di minori in arrivo, la priorità deve essere la loro protezione, al di sopra di ogni considerazione politica. Nessun bambino dovrebbe trascorrere anche una sola notte senza un luogo sicuro dove dormire, senza assistenza specializzata o senza una valutazione adeguata delle proprie esigenze di protezione».
Quando aumenta il numero di minori in arrivo, la priorità deve essere la loro protezione, al di sopra di ogni considerazione politica. Nessun bambino dovrebbe trascorrere anche una sola notte senza un luogo sicuro dove dormire, assistenza specializzata o una valutazione adeguata delle proprie esigenze
Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna
Il ministero della Gioventù e dell’Infanzia ha appena annunciato uno stanziamento straordinario di 25 milioni di euro per l’assistenza d’urgenza a bambini e adolescenti migranti non accompagnati che si trovano a Ceuta. La ministra per l’Inclusione, la Previdenza Sociale e le Migrazioni e portavoce del Governo, Elma Saiz, ha spiegato che questa dotazione si aggiunge ai 5,5 milioni di euro assegnati a Ceuta nella recente ripartizione dei fondi approvata nell’ultima Conferenza Settoriale sull’Infanzia dello scorso luglio e ha fatto appello alla responsabilità delle comunità autonome affinché collaborino nel dare assistenza ai minori. Il Dipartimento per l’Infanzia ha confermato che saranno allestiti due centri educativi per fornire «assistenza ai minori migranti non accompagnati giunti la scorsa settimana» in città.
Il rischio di rimpatri
«Accogliamo con favore il fatto che si stiano mettendo a disposizione risorse per assistere i bambini e le bambine giunti a Ceuta, ma ci preoccupa in modo particolare che tra le persone trasferite verso il confine possano esserci dei minori. Prima di qualsiasi rimpatrio è indispensabile identificare ogni bambino e ogni bambina e valutare individualmente la loro situazione, garantendo sempre il loro interesse superiore», ha sottolineato Zuppiroli. Anche ActionAid ha denunciato che ci sono «centinaia di persone, molte delle quali minorenni» che sono state «rimandate in zone remote del Marocco senza i mezzi per tornare ai propri luoghi di origine».
I Msna in Italia
E da noi? Al 30 giugno 2026 la dashboard dei ministero dell’Interno contava 18.861 presenze, con 927 nuovi ingressi di Msna nel solo mese di giugno contro i 449 del mese di gennaio. Alla stessa data, nel 2023, i Msna presenti sul territorio italiano erano 20.926, diminuiti costantemente negli anni (20.206 nel 2024 e 16.497 nel 2025). I posti attivati all’interno del sistema Sai per i minori stranieri non accompagnati sono 6.757 al 31 maggio 2026, pari al 16% di tutti i posti disponibili, in 206 progetti di accoglienza specifici. Altri mille posti sono in arrivo. Oltre a ciò, esistono strutture governative di prima accoglienza, strutture ricettive temporanee per Msna all’intero dei Cas e strutture comunali.
Nel 2025 i minori stranieri non accompagnati che sono stati inseriti nelle progettualità della rete Sai sono stati 10.086, pari al 18,1% del totale dei beneficiari. Le ragazze accolte sono state appena 293. Anche nel 2025, dunque, la popolazione dei Msna accolti nel Sai si conferma quasi interamente maschile. La XXIV edizione del Rapporto sul Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai) è stata presentata il 17 giugno ed è ricca di informazioni utili a sfatare tanti luoghi comuni.

Ragazze in minoranza, ma con maggiori vulnerabilità
Sebbene contenuta, la presenza femminile tra i minori stranieri non accompagnati risulta particolarmente rilevante alla luce delle condizioni di vulnerabilità e fragilità personale che caratterizzano molte delle ragazze prese in carico dal Sai. «Si consideri, infatti, che il 19,7% delle ragazze accolte in un Sai per Msna è vittima di tratta, o potenziale tale, e che l’8,9% ha subito una forma di tortura e/o violenza. Sono percentuali che evidenziano la particolare delicatezza della presa in carico in queste situazioni, anche in relazione ad altri elementi di vulnerabilità che spesso vi si associano: il 2,6% delle ragazze accolte presenta problemi di disagio mentale e l’11,5% è in stato di gravidanza. Tutto questo comporta l’esigenza che gli operatori del Sai accompagnino le misure ordinarie di accoglienza con interventi specifici e rafforzino ulteriormente la rete dei servizi territoriali, così da sostenere un approccio multidimensionale adeguato alla complessità dei bisogni», si legge nel report.
I Paesi di provenienza
L’80% dei Msna accolti nei Sai proviene dall’Africa, il 15% dall’Asia, il 4% dall’Europa. Un Msna su quattro – tra quelli accolti nella rete Sai – viene dall’Egitto: seguono il Gambia e il Bangladesh. Nelle progettualità per Msna, la differenziazione di genere riguarda anche la composizione delle provenienze: i maschi risultano provenienti soprattutto da Egitto, Gambia, Bangladesh, Guinea e Tunisia, mentre le femmine arrivano da Eritrea, Costa d’Avorio, Nigeria, Tunisia, Guinea e Somalia.


Se guardiamo la dashboard del ministero, i primi cinque paesi di origine risultano Egitto (33%), Ucraina (16%), Bangladesh (13%), Gambia (6%), Tunisia (5%).
Prosieguo amministrativo: raddoppiati in due anni
I minori accolti nella rete Sai in prosieguo amministrativo sono passati dai 3.965 (7,3%) del 2023 ai 7.904 (14,2%) del 2025: praticamente raddoppiati in due anni. Sono 27 i ragazzi sono inseriti nel Sai tramite il circuito penale minorile: «un dato piccolo – lo 0,3% degli accolti nel 2025 – ma di grande peso e rilievo, perché evidenzia con la giustizia minorile intraveda nel Sai la sede educativa idonea per seguire i ragazzi in un progetto di recupero», si legge nel report.
È un tema delicato, perché in questi mesi si sta discutendo molto di limitazioni al prosieguo amministrativo (che oggi può accompagnare i ragazzi fino ai 21 anni): un’ipotesi contestata dalle associazioni del Tavolo Minori Migranti.
I bisogni speciali dei Msna
Nel 2025, le fragilità che caratterizzano i beneficiari di Sai per Msna sommano quelle che sono proprie dell’adolescenza, con quanto determinato dal viaggio migratorio. Tra i ragazzi accolti il 3,0% ha presentato problemi di disagio mentale. Seguono i minori vittime di tratta, o potenziali tali, pari al 2,6%, e quelli vittima di tortura e/o violenze, pari all’1,9%. Più contenuta risulta la quota dei minori con disabilità, anche temporanee, che si attesta allo 0,7%, mentre i casi con necessità di assistenza domiciliare, sanitaria specialistica e prolungata rappresentano lo 0,5% del totale. I minori LGBTQIA+ si attestano allo 0,2%.
Il confronto tra ragazze e ragazzi evidenzia, in alcuni casi, differenze molto marcate. Tra le ragazze accolte, il 19,7% rientra in situazioni riconducibili alla tratta, contro il 2,1% dei ragazzi. Anche i casi di tortura e/o violenze risultano molto più frequenti tra le minori, con un’incidenza dell’8,9% rispetto all’1,7% rilevato tra i maschi. Il disagio mentale interessa il 2,6% delle ragazze e il 3,0% dei ragazzi.


Nel corso del 2025 il 29,6% dei beneficiari di progettualità Sai per Msna ha frequentato almeno un corso di formazione professionale: di questi il 95,6% sono stati di sesso maschile e il 4,4% di sesso femminile. Il 20,4% dei beneficiari di progettualità per Msna ha seguito un tirocinio formativo: i maschi sono il 95,7%. Al termine dello svolgimento dei tirocini nel 30,3% dei casi si è proceduto a un’assunzione, che ha riguardato nella quasi totalità beneficiari di sesso maschile.
Chi lavora nella rete Sai per i minori
L’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati – Msna nell’ambito della Rete Sai rappresenta la modalità più tutelante di presa in carico per i minori, in quanto inserita in una rete consolidata, fondata su interventi specifici regolati da Linee guida condivise e da un quadro normativo multilivello che riconosce e valorizza il diritto alla protezione dei minori. La presa in carico dei Msna è effettuata da équipe multidisciplinari. Complessivamente, nel 2025 sono stati impiegati 7.067 operatori nei servizi dedicati ai Msna.
La figura professionale più presente è quella dell’educatore, pari al 22,1% del totale. Seguono gli operatori dell’accoglienza, con il 12,7%; il personale amministrativo, con il 9,5%; i mediatori linguistico-culturali, pari all’8,7%; i coordinatori di équipe, con il 6,0%. Nelle progettualità Sai per minori sono inoltre coinvolte figure con competenze specifiche, quali assistenti sociali (4,8%), psicologi (4,5%), operatori per l’integrazione (4,4%) ed esperti legali (4,1%). Le restanti figure – tra cui supervisori, operatori O.S.S., operatori O.S.A. e altri profili – rappresentano complessivamente il 23,2% del personale impiegato.


Nei servizi Sai dedicati ai Msna si conferma una prevalenza di personale femminile: le donne rappresentano il 59,2% degli operatori, mentre gli uomini sono il 40,8%. La grande maggioranza del personale è di cittadinanza italiana (86,8%), mentre il 13,2% è di cittadinanza straniera.
Un’accoglienza che funziona?
«Non ci si può nascondere che il sistema dell’accoglienza presenta da tempo notevoli criticità, anche in forza di un cambiamento della platea dei minori: secondo una recente ricerca CeSPI – Centro Studi di Politica Internazionale i “nuovi” Msna sono più fragili rispetto alle leve del passato, e meno motivati rispetto all’obiettivo dell’inserimento e della regolarizzazione», ha ripetuto in questi giorni la Garante Infanzia, Marina Terragni.
Quel report – su Vita ne abbiamo scritto qui – fotografa la sovrarappresentazione dei minori stranieri all’interno del sistema penale minorile italiano. I dati del ministero della Giustizia mostrano che al 30 giugno 2024 il 23% dei minorenni in carico agli Uffici di servizio sociale per i minorenni erano stranieri, mentre negli istituti penali per minorenni, al 31 dicembre 2023, i detenuti stranieri costituivano il 54,2% del totale dei ragazzi detenuti. «All’arrivo in Italia, molti ragazzi si confrontano con un sistema di accoglienza che, pur negli sforzi degli operatori e nelle risorse investite, presenta criticità strutturali che ostacolano risposte tempestive ed adeguate alle specifiche esigenze educative dei Msna», si legge nel rapporto del CeSPI.
Che le motivazioni migratorie dei Msna siano cambiate, gli addetti ai lavori lo sanno da almeno quindici anni. Così come sanno la crescente componente di fragilità e problematiche di salute mentale. Proprio le problematiche legate alla salute mentale dei minori stranieri non accompagnati rappresentano un’emergenza spesso sommersa, difficile da intercettare e ancor più da trattare adeguatamente. La ricerca del CiSPE ha documentato un’alta prevalenza di disturbi psichici nei Msna: i sintomi da disturbo post-traumatico da stress fino al 43%, quelli di depressione fino al 61,6%, quelli di ansia tra il 32,6% e il 38,2%. Inoltre, è stata osservata una tendenza a tassi più elevati di tentativi di suicidio rispetto alla popolazione ospitante della stessa età.
«La popolazione dei nuovi Msna è caratterizzata da fragilità molteplici, dalla dimensione sociale a quella psicologica e sanitaria. I percorsi di vita di questi ragazzi sono segnati da esperienze traumatiche legate alla migrazione, da deprivazioni affettive, carenze educative, difficoltà di integrazione culturale, disturbi psicologici spesso non diagnosticati, uso o abuso di sostanze e condizioni di marginalità estrema», prosegue la Garante. «Questi fattori, combinati con l’assenza di riferimenti familiari, possono favorire l’emergere di comportamenti a rischio e determinare il coinvolgimento precoce nel sistema penale minorile. Ma le risposte educative e giudiziarie adottate non sempre si dimostrano adeguate. Il sistema di accoglienza fatica strutturalmente a intercettare tempestivamente i bisogni complessi dei ragazzi e a costruire percorsi realmente efficaci, con il rischio che le misure adottate diventino parte di un meccanismo che consolida piuttosto che ridurre le condizioni di vulnerabilità». E annuncia la presentazione, a settembre, degli esiti del progetto di ricerca “Minori stranieri non accompagnati, accoglienza e rischio criminalità”, voluto dall’Agia.


Insomma, in Italia la rete dedicata ai minori stranieri non accompagnati è ampia e consolidata, ma il numero di posti resta inferiore alle presenze complessive, mentre i bisogni dei ragazzi che arrivano sono sempre più complessi.
La sfida non è soltanto trovare un posto letto, ma garantire percorsi di tutela, salute mentale, inclusione e autonomia, capaci di prevenire nuove forme di vulnerabilità ed emarginazione. Il principio da tenere fermo è sempre lo stesso: «Un bambino non smette di essere un bambino solo perché ha attraversato una frontiera». Servono operatori formati, risorse adeguate e risposte strutturali, certo. Ma serve anche rafforzare una delle intuizioni più felici della legge Zampa: la rete dei tutori volontari, una buona pratica guardata con interesse anche dagli altri Paesi europei.
Oggi, però, i tutori sono ancora troppo pochi rispetto ai bisogni. Eppure sono loro, spesso, a fare la differenza tra un’accoglienza che si limita a proteggere e un percorso che restituisce davvero a un ragazzo la possibilità di costruirsi un futuro. Perché la misura di un sistema di accoglienza si misura da quanto riesce a non perdere di vista il volto e la storia di ogni singolo. L’emergenza di Ceuta passerà, come passano tutte le emergenze. La qualità della protezione che sapremo garantire a questi ragazzi, invece, resterà a dire chi siamo.
In apertura, Antonio Sempere / AP Photo
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Sara De Carli
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