Aprire un profilo social in prima media, intorno agli 11 anni, potrebbe avere conseguenze negative sul rendimento scolastico negli anni successivi.
A dirlo è uno studio pubblicato il 3 agosto sulla rivista Nature Human Behaviour, condotto dalle università di Milano Bicocca e Brescia in collaborazione con il centro Studi Socialis e l’associazione Sloworking.
I ricercatori hanno seguito 5.227 studenti del Nord Italia, incrociando le loro abitudini digitali con i risultati dei test Invalsi di italiano, inglese e matematica, rilevati in quattro momenti diversi della carriera scolastica (al termine delle classi seconda e quinta elementare, terza media e seconda superiore).
Quando i ragazzi aprono il primo profilo social
Secondo i dati raccolti, l’11,2% degli studenti intervistati ha aperto il primo profilo social già durante la scuola primaria. Il momento più comune è la prima media (classe sesta), quando lo fa il 29,5% dei ragazzi. Un altro 25% apre l’account in seconda media e il 18% in terza. Solo il 16,3% aspetta fino al primo anno delle superiori.
Lo studio ha anche ricostruito il percorso di avvicinamento alla tecnologia. Il dato mediano (il valore centrale) per l’inizio dell’uso di una console per videogiochi è la quarta elementare, mentre per l’uso autonomo del tablet è la quinta. La prima media è il dato mediano per l’uso autonomo del computer e per il possesso del primo smartphone personale. Il 47% degli studenti ha ricevuto il primo smartphone durante la prima media; alla fine della terza media, il 98% possiede già uno smartphone.
I risultati principali: italiano e matematica
La ricerca ha confrontato gli studenti che hanno aperto un profilo social in prima, seconda o terza media con quelli che hanno aspettato almeno fino alla prima superiore. Per rendere il confronto più equo, i ricercatori hanno abbinato i gruppi in base a caratteristiche simili come sesso, istruzione dei genitori, situazione economica della famiglia e risultati scolastici precedenti.
I dati mostrano che chi ha aperto l’account in prima media ottiene, alla fine della terza media, punteggi ai test Invalsi inferiori di 0,22 deviazioni standard in italiano e 0,18 in matematica rispetto a chi ha aspettato. Alla fine della seconda superiore, il divario si mantiene stabile in italiano (sempre 0,22) ma cresce in matematica, arrivando a 0,27 deviazioni standard.
Per chi apre il profilo in seconda media, l’effetto è negativo ma più contenuto. Alla fine della terza media, il divario è di 0,14 in italiano e 0,10 in matematica. Alla fine della seconda superiore, i numeri salgono a 0,17 in italiano e 0,22 in matematica.
Per chi lo apre in terza media, l’effetto è ancora più piccolo. Alla fine della terza media, il calo è di 0,11 in italiano, mentre in matematica l’effetto non è statisticamente significativo. Alla fine della seconda superiore, il divario è di 0,11 in entrambe le materie.
Cosa significano questi numeri
Una riduzione di 0,2 deviazioni standard equivale a circa sei mesi di istruzione in meno (secondo un parametro adottato da alcune istituzioni educative italiane, che considerano 0,4 deviazioni standard come equivalenti a un anno di istruzione). Per fare un altro paragone, la differenza di performance tra uno studente con due genitori laureati e uno con genitori che non hanno il diploma è di 0,73 in italiano e 0,71 in matematica: la perdita causata dall’uso precoce dei social rappresenta circa il 30% di questo divario sociale.
L’effetto negativo non solo persiste in seconda superiore, ma si intensifica in alcuni casi. Questo risultato, secondo i ricercatori, “sembra mettere in discussione la convinzione che ritardare l’accesso ai social media in pre-adolescenza possa poi comportare significativi effetti negativi sull’apprendimento una volta che i ragazzi vi abbiano finalmente accesso”.
Perché l’inglese non risente allo stesso modo
In questo quadro preoccupante, c’è un’eccezione che può sembrare sorprendente: le competenze nella lingua inglese non peggiorano. Perché accade? Gli esperti ipotizzano che i contenuti consumati su app come TikTok o Instagram siano spesso in inglese, offrendo ai ragazzi una sorta di “palestra” informale e continua.
Altri effetti sul percorso scolastico
Lo studio ha analizzato anche altri indicatori del rendimento scolastico, oltre ai test Invalsi. Chi apre un profilo social in prima o seconda media ha una probabilità maggiore di ripetere un anno rispetto a chi aspetta. Inoltre, i tre gruppi di studenti che aprono l’account presto hanno meno probabilità di ottenere un ottimo voto (8 o più su 10) alla fine della terza media e riportano livelli più bassi di autoefficacia scolastica.
La scelta del tipo di scuola superiore, invece, non risulta influenzata dall’uso precoce dei social.
Il ruolo della pervasività dello smartphone
I ricercatori hanno cercato di capire quali meccanismi possano spiegare il legame tra uso precoce dei social e calo del rendimento. Hanno misurato la pervasività dello smartphone, cioè quanto il telefono interferisce con i momenti chiave della giornata (controllare il telefono prima di addormentarsi, appena svegli, mentre si fanno i compiti o a scuola).
I risultati indicano che la pervasività spiega tra il 33% e il 47% dell’effetto negativo in matematica, e tra il 15% e il 34% in italiano. Secondo Marco Gui, primo autore dello studio, “tra tutte le possibili spiegazioni testate nel nostro lavoro, quella più plausibile è che a incidere sui voti sia l’impatto nel corso della giornata della continua consultazione dei social, con conseguente iperstimolazione e distrazione prolungata”.
Le proposte per intervenire
Lo studio suggerisce tre direzioni di intervento. La prima è rafforzare i programmi di alfabetizzazione digitale nelle scuole, rivolti a studenti giovani e genitori, soprattutto quelli provenienti da contesti più svantaggiati. La seconda è regolare i meccanismi di coinvolgimento delle piattaforme, in particolare quando sono usate da minori. La terza è valutare l’opportunità di politiche che posticipino l’accesso ai social fino a quando i bambini siano cognitivamente maturi per gestirne le potenziali distrazioni.
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Giuseppina Bonadies
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