Scopri perché toccarsi per scaramanzia in pubblico è un illecito amministrativo e quali sanzioni prevede oggi la legge per la pubblica decenza.
Le abitudini sociali e le credenze popolari si scontrano spesso con le regole della convivenza civile e con le norme giuridiche che tutelano il decoro urbano. In Italia, la superstizione gioca un ruolo rilevante nella quotidianità di molte persone, portando al compimento di piccoli rituali che si ritengono capaci di allontanare la sfortuna. Uno dei comportamenti più diffusi riguarda il toccarsi le parti intime in presenza di eventi ritenuti nefasti. Tuttavia, è lecito chiedersi: in caso di gesto scaramantico in pubblico, si rischia davvero una multa? La risposta arriva direttamente dalle aule dei tribunali e dalla normativa vigente, che ha recentemente subito una trasformazione significativa. Se in passato questo comportamento poteva portare a conseguenze molto pesanti sotto il profilo della fedina, oggi la disciplina è cambiata, trasformando quella che era una violazione punita severamente in una sanzione di tipo pecuniario che colpisce chi non rispetta le regole minime della compostezza sociale e dell’educazione verso i propri simili.
Cosa dice la legge sul toccarsi i genitali per scaramanzia?
Il comportamento di chi decide di toccarsi i genitali per strada o in una piazza non è passato inosservato ai giudici della suprema corte. Secondo la giurisprudenza consolidata, questo gesto integra una violazione delle norme che tutelano la pubblica decenza. Anche se l’intento del soggetto è puramente scaramantico e non mira a offendere nessuno in modo intenzionale, la legge guarda all’atto oggettivo compiuto in un luogo dove altri cittadini possono assistere. La norma di riferimento per questo genere di condotte (cod. pen. art. 726) stabilisce che chiunque compie atti contrari alla decenza in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, incorre in una responsabilità di tipo amministrativo.
Il concetto di decenza non è statico ma si riferisce a quel complesso di regole che garantiscono il reciproco rispetto e la costumatezza nei rapporti sociali. Un gesto che richiama la sfera sessuale o le parti intime, se eseguito senza una necessità medica o igienica impellente, viene percepito come una mancanza di rispetto verso il sentimento di compostezza che ogni cittadino dovrebbe mantenere. Per la legge, non rileva se il gesto sia dettato da una bassa cultura popolare o da una semplice abitudine folkloristica: l’atto rimane una manifestazione di maleducazione che le autorità hanno il compito di sanzionare per preservare il decoro degli spazi comuni.
Quali sono le origini storiche di questa usanza popolare?
Le radici del gesto scaramantico più noto tra gli italiani affondano in un passato molto remoto, risalente addirittura al periodo precristiano. In quell’epoca, si credeva che alcune parti del corpo, in particolare quelle legate alla fertilità e alla vita, fossero dotate di una carica simbolica e protettiva molto potente. Quando una persona incrociava sulla sua strada oggetti o eventi ritenuti portatori di jettatura, come il passaggio di un gatto nero o l’incontro con un corteo funebre, sentiva la necessità istintiva di proteggere ciò che aveva di più caro.
Coprire o toccare con la mano gli organi genitali rappresentava un modo per esorcizzare l’influsso negativo e impedire alla sfortuna di colpire l’essenza stessa dell’individuo. Questa usanza si è tramandata attraverso i secoli, trasformandosi in quello che oggi definiamo semplice folclore o superstizione. Nonostante la modernità abbia razionalizzato molti comportamenti, l’istinto di compiere questo piccolo rito di protezione è rimasto vivo in molte stratificazioni della società, portando spesso i cittadini a compiere l’atto senza nemmeno riflettere sulla sua potenziale natura offensiva per chi osserva.
Quali sono le sanzioni amministrative previste attualmente?
La disciplina giuridica ha subito un aggiornamento fondamentale che ha cambiato la natura della sanzione applicabile. In precedenza, compiere un atto contrario alla pubblica decenza poteva comportare il rischio di subire l’arresto fino a un mese. Oggi, questa condotta non costituisce più un illecito penale ma è stata trasformata in un illecito amministrativo. Questo significa che chi viene colto in flagrante dalle forze dell’ordine non deve più temere un processo in tribunale o una condanna che sporchi il certificato del casellario, ma dovrà pagare una somma di denaro.
La sanzione pecuniaria prevista per chi viola il decoro pubblico (cod. pen. art. 726) è attualmente compresa tra i limiti indicati dalla normativa di aggiornamento:
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una somma minima pari a 31 euro;
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un importo massimo che può arrivare a 309 euro;
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l’obbligo di cessare immediatamente il comportamento molesto.
Questa modifica legislativa mira a snellire il sistema giudiziario, punendo comunque con decisione quei comportamenti che, pur non essendo gravissimi, minano la qualità della convivenza civile e il decoro delle città italiane. Pagare una multa di oltre trecento euro per un semplice gesto di scongiuro è la dimostrazione pratica di come la superstizione possa, ironicamente, portare davvero sfortuna sotto il profilo economico.
Perché la Cassazione considera il gesto un atto contrario alla decenza?
La Corte di Cassazione ha avuto più volte modo di esprimersi su casi reali che vedevano protagonisti cittadini multati per essersi palpati i genitali in pubblico. Secondo gli ermellini, tale azione è una chiara manifestazione di mancanza di educazione e senso civico (Cass. sent. n. 8389/2008). I giudici hanno spiegato che ogni individuo, quando si trova in uno spazio condiviso con altri, deve attenersi a regole di comportamento che non urtino la sensibilità altrui. Il gesto dello scongiuro, sebbene faccia parte di una tradizione antica, viola il sentimento di compostezza verso i consociati.
I precedenti giurisprudenziali sono numerosi e dimostrano che non si tratta di situazioni puramente teoriche. Molti “poveri superstiziosi” sono stati sanzionati perché hanno compiuto il gesto in modo palese davanti a passanti o agenti di polizia. La sentenza della Cassazione (Cass. sent. 26 maggio 1969) aveva già tracciato i confini dell’illecito decenni fa, stabilendo che la protezione dell’ordine pubblico passa anche attraverso la repressione di gesti volgari che degradano l’immagine della società. Il diritto alla libera espressione delle proprie credenze non può mai scavalcare il diritto della collettività a non essere esposta a manifestazioni di trascuratezza morale e turpiloquio gestuale.
Cosa succede se il gesto avviene per un motivo scaramantico?
Molti cittadini cercano di giustificarsi sostenendo che il gesto non era rivolto a nessuno in particolare, ma serviva solo a neutralizzare un presagio negativo. Tuttavia, per la legge l’intenzione soggettiva del colpevole non cancella l’illecito. Se l’atto è oggettivamente contrario alla decenza, la finalità scaramantica non costituisce una scusa valida. La norma protegge il decoro pubblico inteso come valore collettivo, indipendentemente dal fatto che il soggetto volesse offendere o semplicemente “portarsi fortuna”.
Un esempio tipico è quello di chi, vedendo un carro funebre, compie il gesto davanti ad altre persone che camminano sul marciapiede. In questo contesto, l’osservatore medio percepisce un’azione volgare e sgradevole che interrompe la normale armonia sociale. La legge agisce per evitare che i luoghi pubblici diventino teatro di comportamenti che richiamano la sfera privata più intima in modo scomposto. Chi non riesce a trattenere i propri istinti superstiziosi deve dunque essere consapevole che la libertà di seguire il folclore finisce dove inizia il decoro degli altri.
Quali sono i confini tra vita privata e pubblica decenza?
È importante comprendere che la sanzione scatta solo quando il gesto viene compiuto in determinate condizioni ambientali. La legge specifica che l’illecito avviene se l’atto è consumato in un luogo pubblico, aperto al pubblico o esposto al pubblico. Questa distinzione è fondamentale per capire dove finisce la libertà personale e dove inizia l’obbligo di compostezza:
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il luogo pubblico è una strada, una piazza o un parco;
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il luogo aperto al pubblico è un cinema, un bar o un negozio durante l’orario di apertura;
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il luogo esposto al pubblico è, ad esempio, il balcone di casa propria se visibile chiaramente dalla strada;
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la sfera privata assoluta rimane invece protetta, come l’interno della propria abitazione a patto che non ci si renda visibili dall’esterno.
Se il gesto viene compiuto nella propria camera da letto o in un luogo dove nessuno può vedere, la legge non interviene. La pubblica decenza riguarda esclusivamente ciò che può avere un impatto sulla comunità. La sfida per il cittadino è dunque quella di imparare a gestire le proprie scaramanzie in modo discreto e privato, evitando di trasformare un’antica credenza popolare in un verbale amministrativo salato.
Come si è evoluta la percezione sociale di questi comportamenti?
Nonostante la depenalizzazione abbia rimosso l’ombra del carcere per questi atti, la disapprovazione sociale e giuridica rimane ferma. Nel 2026, la sensibilità verso il decoro urbano è aumentata e i cittadini sono meno disposti a tollerare manifestazioni di volgarità gratuita. L’evoluzione della norma da sanzione penale a sanzione amministrativa non deve essere interpretata come un via libera alla maleducazione. Al contrario, rende più semplice per le autorità applicare le multe, poiché l’iter burocratico è più veloce rispetto a un processo.
L’ignoranza della legge non scusa nessuno e il fatto che negli archivi esistano numerosi precedenti dimostra che la sorveglianza è attiva. Chi continua a palparsi i genitali per scaramanzia confidando nella clemenza dei giudici rischia di trovarsi coinvolto in una contestazione immediata. Il passaggio di un gatto nero o di un altro simbolo di sfortuna non può essere una giustificazione accettabile per degradare il livello di civiltà di un incontro pubblico. In definitiva, essere superstiziosi in modo palese non solo attira l’attenzione delle autorità, ma porta alla sfortuna più concreta di tutte: una perdita economica evitabile con un pizzico di autocontrollo e buona educazione.
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Paolo Florio
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