Otto nuovi ingressi nei primi sei mesi del 2026: si allarga la community di VITA


Nel primo semestre di quest’anno, otto nuove organizzazioni sono entrate nel comitato editoriale di VITA, portando il totale degli aderenti a 75. Non è una cifra da esibire: è una direzione da leggere. Perché queste adesioni non sono arrivate in un momento di vento favorevole per l’informazione o per il Terzo settore, sono arrivate in un momento in cui partecipare a qualcosa di collettivo richiede una scelta consapevole. E quella scelta dice che c’è ancora voglia di costruire spazi comuni. Che la partecipazione, quella vera, non è esaurita.

Il comitato editoriale di VITA non è un club, né una cornice istituzionale da esibire. È uno spazio di lavoro comune, a volte faticoso, spesso generativo, in cui organizzazioni con storie, mandati e culture diverse si trovano per fare informazione e costruire mobilitazione nell’interesse generale. Solo per fare due esempi: la campagna “5 per mille, ma per davvero”, che ha rimesso al centro un meccanismo fiscale fondamentale o il “Manifesto del lavoro sociale”, che ha dato voce a chi è spesso invisibile nel dibattito pubblico pur essendo centrale nella tenuta del sistema di welfare. Non sono stati prodotti redazionali. Sono stati prodotti collettivi, nati dall’interazione tra chi fa giornalismo e chi vive ogni giorno dentro le contraddizioni del Paese. 

Un giornalismo che si fa con la società civile

Questo è il modello. Non un giornalismo che informa sulla società civile, ma uno che si fa con la società civile. Una distinzione che non è solo metodologica: è politica, nel senso più nobile del termine. Significa riconoscere che chi opera nel Terzo settore, nel volontariato, nella cooperazione sociale, nella società  non è solo fonte di notizie ma soggetto di conoscenza indispensabile per costruire risposte ai bisogni reali delle persone. 

Il 2027 si avvicina. Le elezioni politiche ridisegneranno gli equilibri del Paese in un contesto internazionale incerto. La società civile organizzata, quella che lavora ogni giorno su povertà, salute mentale, integrazione, ambiente, diritti, cura, bellezza, aree interne… avrà bisogno di strumenti per farsi sentire, per costruire un’agenda, per non essere ridotta a comprimaria di un dibattito pubblico che tende a escluderla o a strumentalizzarla.

VITA essere uno di quegli strumenti. E può esserlo in virtù della sua storia e del suo presente. Lo dico senza enfasi perché l’enfasi sarebbe il modo per tradire quello che stiamo cercando di fare. Il rafforzamento del comitato editoriale non fa bene a VITA: fa bene alla qualità democratica del Paese. Questa è la scommessa. Tenerla viva è una responsabilità che non appartiene solo alla redazione e a chi lavora dentro la nostra impresa sociale, ma a tutte le organizzazioni che hanno deciso di vivere da protagoniste questo progetto editoriale e civile unico al mondo.  

Vidas, un’eccellenza al servizio dei malati inguaribili

Era il 1982 quando Giovanna Cavazzoni a Milano fondava Vidas per assistere a domicilio e gratuitamente le persone con malattie inguaribili. Oggi l’associazione è presieduta da Ferruccio De Bortoli (nella foto). I percorsi integrati di assistenza sociosanitaria gratuita a favore di bambini, adulti e anziani prevedono, dal 2006 anche la degenza a Casa Vidas e dal 2019 a Casa Sollievo Bimbi, primo hospice pediatrico della Lombardia. Le équipe multidisciplinari sono composte da professionisti specializzati in cure palliative e volontari formati nell’accompagnare il malato e la sua famiglia.

L’empowerment dei giovani con Fondazione Pittini

Nata come fondazione d’impresa a sostegno della comunità aziendale, in memoria di Pietro Pittini, scomparso nel 2011 e figlio del fondatore, Andrea Pittini,  alla sua morte nel 2016 la Fondazione Pietro Pittini ha intrapreso un percorso di trasformazione. Le attività filantropiche si sono estese a programmi e progetti rivolti a giovani e bambini. Presieduta dal 2017 da Marina Pittini (nella foto) oggi la fondazione triestina sostiene iniziative mirate all’emancipazione, alla crescita educativa e lavorativa. Tra gli obiettivi dell’azione filantropica la povertà educativa, l’innovazione sociale e la crescita generativa dei territori.

Pio Istituto dei sordi: l’inclusione nata nel 1800

Il Pio Istituto dei Sordi, presieduto da Marco Petrillo (nella foto) è stato fondato a Milano nel 1854. Oggi è un ente filantropico che svolge la propria attività attraverso la promozione e la realizzazione di servizi e interventi nell’ambito della sordità, in particolare favorendo percorsi di inclusione capaci di mettere al centro la persona con disabilità uditiva. Realizza, sia attraverso il sostegno ad organizzazioni (84 quelle sostenute nel 2025) sia direttamente, progetti in Italia e all’estero volti a migliorare la qualità della vita e a promuovere piena partecipazione sociale su base di eguaglianza per tutte le persone sorde.

Fondazione Allegra Agnelli: obiettivo curare il cancro 

Nata nel 1986 come Fondazione Piemontese per la Ricerca sul cancro per dare un contributo significativo alla cura e alla ricerca sui tumori, nel 2026 ha preso il nome di Fondazione Allegra Agnelli (che è anche la presidente – nella foto), rinnovando l’impegno a sostegno delle attività di cura e ricerca dell’Istituto di Candiolo – Irccs. Lo testimoniano i 200 milioni di euro di investimento per ampliare e riqualificare l’Irccs, con la creazione di un nuovo hospice. I dati del bilancio sociale 2024 indicano in 577 gli operatori coinvolti nell’assistenza di 5.587 pazienti ricoverati.

Fondazione Libellula, per un mondo meno disuguale

Un mondo senza violenza di genere, dove rispetto, parità e inclusione siano la normalità. Ma anche quello in cui nessuno debba sentirsi in pericolo, discriminato o messo a tacere per il proprio genere. Questa la vision che guida Fondazione Libellula nata nel 2017 come progetto di Csr di Zeta service e dal 2020 fondazione indipendente. Progetti educativi e percorsi formativi sono rivolti a minori e donne. In particolare ai minori sono rivolte attività ludico-ricreative anti stereotipi. Sono oltre 140 le aziende che partecipano al network in Italia e in Europa. La founder e presidente (nella foto) è Debora Moretti.

Il network per la legalità di Fondazione Mario Diana

Sorta nel giugno del 2013 per iniziativa dei familiari dell’imprenditore casertano Mario Diana, vittima innocente della criminalità organizzata, la fondazione omonima vuole essere uno strumento per «dare una risposta al territorio, all’intera comunità ma soprattutto ai giovani», ha detto il presidente Antonio Diana (nella foto) a pochi giorni dalla nascita di questa realtà. La sua azione è sempre più rivolta al sostegno di progetti di economia circolare, sostenibilità e tutela ambientale. Nella sua azione opera in partnership con altre realtà filantropiche, di promozione sociale e con enti pubblici e privati.

Al centro Tog c’è il bello della riabilitazione

Nel 2011, Fondazione Tog (Together to go) nasce con l’obiettivo di offrire cure riabilitative ai bambini con patologie neurologiche complesse, nella convinzione che la riabilitazione sia un diritto e una risorsa fondamentale per migliorare la qualità della vita, non solo dei piccoli pazienti, ma anche delle loro famiglie. Nel 2023 inaugura il nuovo centro in via Livigno a Milano, l’anno successivo raggiunge il numero più alto di bambini in carico (123) ed estende l’età di accoglienza anche ai maggiori di 18 anni e per loro dà vita al progetto Tog Lavoro. Nella foto Antonia Madella Noja, segretario generale di Tog.

Dalla parte dei bambini con Unicef Italia

Quello italiano, nato nel 1974, è uno dei 32 comitati nazionali presenti nei Paesi donatori, che operano sulla base di un accordo di cooperazione con l’Unicef Internazionale, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Due i compiti del Comitato italiano dell’Unicef: raccogliere fondi per sostenere i programmi che l’organizzazione realizza nei diversi Paesi del sud del mondo in cui è presente; il secondo è informare e sensibilizzare sui diritti e i bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza a livello globale. Dal 2025 presidente del Comitato italiano dell’Unicef è Nicola Graziano (nella foto).

Ha collaborato Antonietta Nembri

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 Antonio Mola

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