C’è un momento, mentre si percorrono le strade secondarie della provincia italiana, in cui il paesaggio all’improvviso cambia e cattura lo sguardo. Può accadere dietro una curva di periferia, lungo una strada statale, oppure in un piccolo centro storico. Si impongono agli occhi una cattedrale o un castello di cemento, un giardino popolato da statue ottenute con oggetti di scarto o da riproduzioni in miniatura di monumenti famosi, ma anche parchi nati dalla fatica di una sola persona.
I luoghi degli artisti autodidatti
Si tratta di costruzioni realizzate da artisti autodidatti e creatori visionari estranei al sistema ufficiale dell’arte. Producono senza fini commerciali, nei ritagli di tempo e soprattutto dopo il pensionamento, considerando la loro attività creatrice un passatempo, per quanto indispensabile, e sorridono nel sentirsi chiamare artisti. Possono essere considerati degli artisti inconsapevoli: lavorano individualmente ignorando gli uni l’esistenza degli altri, non firmano manifesti, né si riconoscono in un preciso movimento artistico, eppure realizzano opere simili. Tra le definizioni principali usate per indicare le loro creazioni: outsider art environments, folk art environments, visionary art environments, singular spaces. Diversi sono gli studiosi che a livello internazionale se ne occupano: attraversano sentieri marginali alla ricerca di queste costruzioni eccentriche, per strapparle allo scorrere del tempo. Una delle caratteristiche di questi siti, in effetti, è la fragilità: nati in modo anarchico, al di fuori di ogni regola, mancano strumenti legislativi adeguati alla loro tutela, che ricade completamente sulle famiglie, qualora presenti. In questo senso, è molto importante l’attività svolta da alcune realtà, tra cui l’Osservatorio Outsider Art, Costruttori di Babele, Bric-à-Brac, SPACES (Saving and Preserving Arts and Cultural Environments). Di seguito si illustrano cinque esempi di art environments italiani.
La Casa di Armando Tiso (Dolo-Venezia)
Armando Tiso (1939-2021), ex marinaio, trascorse la maggior parte della sua vita in una casa sita lungo la Riviera del Brenta a Dolo, in provincia di Venezia. Attorno agli Anni Ottanta iniziò a decorarla secondo la tecnica del trencadís, consistente nell’attaccare sulle superfici murarie dei cocci di ceramica, cui aggiungeva statuine di vario tipo. L’estro creativo di Tiso coinvolse le pareti interne, esterne, i due giardini (anteriore e posteriore) e il muro di cinta che dà sulla strada. L’autore era solito dire, quando vedeva delle porcellane nelle case di amici e conoscenti, che se gliele avessero date, lui avrebbe saputo farne qualcosa di più bello. Erano, infatti, tutti oggetti ceramici ridotti in frammenti quelli che Tiso usava per ornare la propria abitazione: oggetti di scarto o ricevuti in dono, che rompeva di proposito e ricomponeva attaccandoli sui muri. Dalla morte di Tiso, avvenuta nel 2021, la casa versa in stato di abbandono.
La Casa del Castello di Remilio Da Re (Orsago-Treviso)
Nel giardino privato di una casa sita a Orsago, in provincia di Treviso, si staglia un castello di cemento su cui si legge la data del 1961. Remilio Da Re (1927-2003), muratore presso un’impresa edile, dopo aver lasciato il suo impiego per motivi di salute, iniziò a costruire un piccolo castello completo di finestrelle, porticine, ponti, scale e statuine – souvenir, bomboniere, giocattoli – che lo decorano, oppure si affacciano dai davanzali. Non mancava un impianto di illuminazione che lo rendeva visibile dalla strada anche nelle ore serali. Sebbene oggi il giardino sia dominato principalmente da questa sorta di Palais Idéal italiano, motivo per cui la casa venne soprannominata la Casa del Castello, in realtà l’artista vi aveva concepito attorno altre costruzioni che rendevano l’insieme organico, come un santuario con la Madonna, un pozzo, il ponte di Rialto e un castello di minori dimensioni. La famiglia venne da subito coinvolta nella costruzione di tale environment visionario: le figlie ricordano le lunghe ore di lavoro trascorse insieme nel giardino di casa e, ancora oggi, il castello ha bisogno del loro aiuto per preservarsi.
La Casa mosaicata di Pietro Aurelio Antonutti (Basiliano-Udine)
Percorrendo la strada che conduce verso la frazione di Blessano, in comune di Basiliano (Udine), a un certo punto sulla sinistra ci si trova di fronte a una casa la cui facciata è interamente mosaicata. Pietro Aurelio Antonutti (1919-1990), svolse diversi impieghi (calzolaio, cavatore in Francia), iniziando a produrre arte dopo la pensione, avvenuta all’età di 40 anni per problemi di salute. La tecnica del mosaico l’apprese da uno dei figli, che studiava presso la Scuola di Mosaicisti del Friuli, sita a Spilimbergo: insieme crearono alcuni arredi, poi Antonutti passò alla produzione di quadri (in mosaico e tarsia), dedicandosi infine alla decorazione della facciata della casa familiare. Iniziata nel 1975 e terminata nel 1981, non aveva un progetto complessivo da seguire, bensì procedeva per ispirazione, realizzando immagini disparate: episodi religiosi, paesaggi con animali, scorci veneziani, riproduzioni di opere famose (la Pietà di Michelangelo), volti di parenti, amici e conoscenti. La famiglia Antonutti si è adoperata per la tutela e la valorizzazione dell’opera del loro familiare, anche fondando l’Associazione culturale Pietro Aurelio Antonutti.
Il Museo all’aperto di Nazareno Barbetti (Leggiana-Perugia)
Nazareno Barbetti (1947), impiegato in banca, dopo il pensionamento si mise a raccogliere ed esporre oggetti di scarto su due appezzamenti di terreno di proprietà familiare collocati ai lati opposti della strada principale di Leggiana, in provincia di Perugia. Tutto iniziò nel 2015, grazie a una folgorazione improvvisa: una pecora in vetroresina vista in mezzo a un prato. A sua volta cominciò a cercare animali simili esponendoli su uno dei terreni; al contempo trovò un attrezzo agricolo d’epoca e decise di esporlo sull’altro campo. Piano piano, il progetto prese forma dando vita da un lato all’Arca di Noè, dall’altro a una sorta di museo contadino. Gli oggetti che assembla sono il frutto di ritrovamenti casuali, di doni ricevuti da amici e conoscenti, o di attente ricerche svolte nei mercatini d’antiquariato. Ogni installazione si fa portatrice di un pezzo di storia: oggetti ormai in disuso parlano di usi e costumi dimenticati, mentre altri illustrano curiosità di vario genere (es.: le “note di banco” erano le ricevute emesse dal banco dei pegni, da cui sono derivate le banconote), senza dimenticare la satira con manichini che richiamano i principali protagonisti politici (da Mussolini e Trump fino a Putin e De Gasperi). Non mancano i riferimenti alla sfera privata: i tre impiccati rappresentano delle persone che gli stanno antipatiche, ma i nomi sono celati in misteriosi enigmi. Agli oggetti, infatti, si alternano targhe con motti, detti e proverbi di vario tipo, ma i riferimenti sono sempre occultati dietro a giochi di parole.

Il Giardino di Franco Tondo (Lequile-Lecce)
A Dragoni, frazione di Lequile, in provincia di Lecce, fino a qualche anno fa esisteva un piccolo giardino visionario popolato da alte sculture che si stagliavano al di sopra di un mosaico. Franco Tondo (1935-2017), carabiniere di professione, si dedicava nel tempo libero alla produzione artistica e letteraria: dipingeva, scolpiva, componeva poesie e scriveva romanzi storici. Del suo giardino ne diede notizia Filippo Montinari dalle pagine del quotidiano locale «Leccesette». Dalle fotografie pare che le statue e il mosaico rappresentassero la scena della Natività e che i vari personaggi scolpiti fossero eroi biblici: si riconosce con certezza il gruppo della Sacra famiglia con la Madonna, Giuseppe e Gesù Bambino adagiato sulla mangiatoia. Inoltre, sul basamento di una delle sculture si leggeva la data di realizzazione: 1995. Franco Tondo morì a 82 anni: pur avendo vinto diversi premi con la sua attività letteraria, nessuno mai scrisse di lui e il giardino – che attirava la curiosità dei passanti – è stato smantellato dai nuovi proprietari di casa.
Giada Carraro
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Giada Carraro
Source link



