Nel 1970 una mobilitazione civile e politica impedì che la costa tra San Vito Lo Capo e Custonaci diventasse la sede di una grande raffineria. Quella battaglia, decisiva per il futuro della Sicilia occidentale, è al centro di “Il Paradiso Salvato”, il docufilm-inchiesta firmato dai giornalisti Nicola Biondo e Giacomo Di Girolamo, con la regia di Francesco Siro.
Il film sarà proiettato martedì 4 agosto, alle 21.15, al Complesso monumentale San Pietro di Marsala. Alla serata interverranno Massimo Occhipinti, figlio dell’ex deputato e assessore regionale Vincenzo Occhipinti, e Silvana Piacentino, direttrice della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco.
Il progetto ricostruisce il tentativo dell’Isab di realizzare, a ridosso di Monte Cofano, una raffineria e un polo petrolchimico capaci di modificare radicalmente il paesaggio e l’economia della costa. L’investimento, stimato tra i 50 e i 60 miliardi di lire, prometteva occupazione e sviluppo. A essere messo in discussione fu proprio il significato di quella parola: sviluppo per chi, e a quale prezzo.
L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. In occasione della proiezione resteranno aperti anche i Musei civici del Complesso San Pietro. L’evento è inserito nel programma estivo del Comune di Marsala.
La Sicilia davanti a una scelta
“Il Paradiso Salvato” torna a una stagione nella quale l’industrializzazione veniva proposta come risposta quasi automatica ai problemi economici del Mezzogiorno.
Le aree considerate deboli dovevano ospitare grandi impianti, anche quando questi entravano in conflitto con il mare, il paesaggio e le attività che già garantivano lavoro alle comunità.
La costa compresa tra Macari, Castelluzzo, Monte Cofano e Cornino era destinata dagli strumenti urbanistici allo sviluppo turistico. La raffineria avrebbe capovolto quella prospettiva, occupando uno dei tratti più delicati del litorale trapanese.
Il rischio non riguardava soltanto il panorama. I documenti discussi all’Assemblea regionale siciliana indicavano le possibili conseguenze sulla pesca, sulle tonnare, sulla qualità dell’aria e delle acque marine. A fronte di un investimento previsto di 60 miliardi di lire, i posti di lavoro stabili stimati erano tra cinquanta e cento.
Una battaglia dall’esito tutt’altro che scontato
Il docufilm non presenta la vicenda come una storia dal finale già scritto. Il progetto della raffineria trovò consensi anche nel territorio.
Per una parte della politica e delle amministrazioni locali, l’arrivo dell’industria rappresentava una possibilità concreta di occupazione in una provincia segnata dalla disoccupazione e dall’emigrazione.
Dall’altra parte si formò un fronte composto da cittadini, amministratori, esponenti politici, studiosi, giornalisti e uomini di cultura. Una mobilitazione nata prima che la tutela dell’ambiente diventasse un linguaggio abituale delle istituzioni.
A San Vito Lo Capo il Comitato Pro Costa Gaia raccolse circa mille firme contro l’impianto. Le fotografie aeree di Roberto Bertolino mostrarono la costa dall’alto, rendendo immediatamente visibile ciò che rischiava di essere perduto.
Il territorio non appariva più come uno spazio vuoto, disponibile per qualunque insediamento, ma come una risorsa economica, culturale e paesaggistica già dotata di un proprio valore.
Lo scontro all’Assemblea regionale
Il confronto arrivò a Sala d’Ercole il 30 novembre 1970. Fu una discussione lunga e tutt’altro che formale, nella quale emersero le pressioni economiche, le divisioni politiche e le differenti idee di futuro per la Sicilia.
La questione superò presto i confini di San Vito Lo Capo e Custonaci. Il nodo era più ampio: stabilire quali territori potessero essere sacrificati all’industria e chi avesse il diritto di decidere il loro destino.
Al termine del dibattito, l’Assemblea approvò un ordine del giorno contrario alla costruzione della raffineria nella zona. Il documento impegnava il Governo regionale a impedire insediamenti industriali capaci di danneggiare il paesaggio, la pesca e lo sviluppo turistico della costa.
Quella decisione è oggi considerata una delle prime grandi battaglie ambientaliste della Sicilia. Non nacque dalla nostalgia per un paesaggio immobile, ma dal confronto tra due modelli economici: da una parte il petrolchimico, dall’altra il turismo, la pesca e la valorizzazione delle risorse naturali.
Vincenzo Occhipinti e il costo del dissenso
Tra le figure centrali della vicenda c’è Vincenzo Occhipinti, allora deputato regionale e assessore allo Sviluppo economico.
Occhipinti si oppose al progetto e contribuì a costruire il fronte politico che avrebbe fermato la raffineria, resistendo alle pressioni che arrivavano anche da fuori dalla Sicilia. Una scelta che, secondo le ricostruzioni raccolte dal docufilm, finì per compromettere la sua carriera politica.
Alla proiezione di Marsala sarà presente il figlio Massimo Occhipinti, chiamato a restituire anche la dimensione personale di quella battaglia.
Nel 1970 difendere la costa non significava aderire a un principio ormai condiviso. Voleva dire contestare un investimento enorme, mettere in dubbio le promesse dell’industria e accettare conseguenze politiche molto concrete.
È questo uno dei passaggi più forti del film: il paesaggio che oggi appare naturale e inevitabile è, in realtà, il risultato di scelte, conflitti e responsabilità individuali.
Dal Golfo di Macari alle saline
Alla serata interverrà anche Silvana Piacentino, direttrice della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, area protetta gestita dal Wwf.
Il suo contributo collegherà la mobilitazione del 1970 alle battaglie ambientali del presente. Le saline, le coste e le zone umide della provincia sono oggi considerate ecosistemi da proteggere, paesaggi culturali e risorse economiche.
Anche questo risultato, però, non era scontato. Le Saline di Trapani e Paceco sono diventate riserva soltanto nel 1995, dopo avere attraversato altre minacce e altri conflitti sull’uso del territorio.
“Il Paradiso Salvato” non racconta dunque soltanto ciò che la costa trapanese avrebbe potuto perdere. Mostra come il territorio nel quale viviamo sia il prodotto di decisioni politiche, mobilitazioni pubbliche e battaglie vinte da chi rifiutò di considerare inevitabile ciò che veniva presentato come tale.
Dopo la proiezione è previsto il confronto con gli ospiti. I Musei civici resteranno aperti per tutta la serata, offrendo al pubblico la possibilità di visitare anche gli spazi del Complesso monumentale San Pietro. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento dei posti.
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