Centocinquantuno giorni dopo il Congresso Provinciale di Ferentino e quaranta dopo lo strappo che aveva fatto saltare il tavolo, il Partito Democratico della provincia di Frosinone si dà finalmente una Segreteria provinciale. Nazzareno Pilozzi vicesegretario unico, Elsa De Angelis responsabile Organizzazione, Diego Cecconi coordinatore e Ivan Quatrana agli Enti Locali. Ma la vera notizia politica arriva da Roma: Antonio Pompeo viene promosso da Daniele Leodori vicesegretario regionale del Pd Lazio.
Non è un accordo di facciata, non è un’intesa fragile: al contrario, si tratta di un nuovo equilibrio. Che nasce con il contributo dell’intero Stato Maggiore Regionale del Pd: da quello del Segretario Regionale Daniele Leodori a quello del Responsabile Regionale Enti Locali Claudio Mancini, da quello dell’ex ministro Lorenzo Guerini a quello più tecnico di Albino Ruberti.
Il peccato originale del Congresso Provinciale
Non era semplice. Non era scontato. La Federazione provinciale del Partito Democratico lo sapeva bene dal primo marzo scorso, il giorno in cui alle Terme di Pompeo a Ferentino il Congresso provinciale aveva eletto Achille Migliorelli Segretario e Sara Battisti Presidente del Partito. Ma aveva scelto di non decidere sulla vicesegreteria, calciando il pallone in tribuna e affidando la scelta a un tavolo successivo tra Segreteria provinciale e Segreteria regionale. Una soluzione tecnica, si disse allora. In realtà una bomba a orologeria innescata e lasciata sul tavolo, con la miccia accesa. (Leggi qui: Pd, congresso col freno a mano: la svolta nell’ultimo vertice).
Quel primo marzo il Congresso era iniziato con quasi due ore di ritardo proprio per questo: nessuno era disposto a cedere sulla vicesegreteria provinciale, reclamata sia dai Riformisti di Lorenzo Guerini guidati sul territorio da Antonio Pompeo, sia dal comitato Parte da Noi che fa riferimento a Marta Bonafoni ed Elly Schlein, guidato localmente da Danilo Grossi e Nazzareno Pilozzi.
Un conclave improvvisato in una saletta sopraelevata, con il commissario nazionale Federico Gianassi, il segretario regionale Daniele Leodori, il presidente regionale Francesco De Angelis, l’onorevole Claudio Mancini e la stessa Sara Battisti, aveva prodotto l’unica soluzione possibile quando nessuno vuole perdere la faccia: rinviare. Migliorelli segretario, Battisti presidente, e i vicesegretari (uno o due, non si sapeva ancora) da nominare più avanti, di comune intesa tra i due livelli del Partito. (Leggi qui: Al Congresso Pd scoppiano i casi Salera, Grossi e Alfieri. E qui: Pd, congresso finito ma guerra aperta: scintille tra Fantini e Grossi).
Che non fosse per niente semplice lo dice con chiarezza un dato. Da quel giorno sono passati oltre quattro mesi senza che la Segreteria si costituisse e senza che la Direzione provinciale venisse nemmeno convocata. Un lungo, innaturale stallo che il Partito Democratico ha attraversato mentre intorno a lui si giocavano partite tutt’altro che secondarie: gli equilibri di potere nella Provincia di Frosinone, la governance della Saf, la società dei rifiuti partecipata da tutti i novantuno Comuni del territorio.
La bomba che esplode a giugno
Il ventidue giugno, quello stallo si è trasformato in rottura aperta. Migliorelli aveva convocato tutte le componenti per definire una linea comune su tre dossier che non ammettevano più rinvii. È bastato che Sara Battisti ponesse una domanda, tanto semplice quanto politicamente letale: come si può chiedere unità sui dossier esterni se il Partito non ha nemmeno una Segreteria interna. È stata la bomba che ha trasformato la riunione in una resa dei conti. (Leggi qui: Il Pd si spacca prima della battaglia: salta il tavolo, ora la crisi arriva a Roma).
Quel giorno Danilo Grossi ha rivendicato pubblicamente l’accordo di marzo: la vicesegreteria unica, promessa alla sua area in cambio della rinuncia alla presidenza del Partito. Francesco De Angelis lo ha confermato davanti a tutti, chiamando in causa un’intesa raggiunta con Daniele Leodori. E a quel punto Sara Battisti si è alzata dal tavolo, seguita da Antonio Pompeo e dall’ex segretario Luca Fantini. La riunione, di fatto, era già finita.
Da quella sera il Pd frusinate viveva sospeso tra due racconti incompatibili dello stesso accordo: quello di chi sosteneva che la vicesegreteria unica fosse pattuita fin dall’inizio, e quello di chi giurava di aver ricevuto per mesi assicurazioni opposte. Sullo sfondo, il rischio concreto che la spaccatura si propagasse fino a Roma, mettendo in discussione persino la tenuta della maggioranza regionale su dossier delicati per il futuro politico della provincia. Come il riassetto della partecipate e quello dell’amministrazione provinciale.
Quaranta giorni dopo, la sintesi
Ed è proprio su questo crinale che questa sera è arrivata la notizia che chiude la partita. Una sintesi raggiunta non per l’intervento risolutivo di una singola figura ma per uno sforzo corale che ha visto tornare in campo Daniele Leodori, l’ex ministro Lorenzo Guerini e il deputato romano Claudio Mancini, in un giro di paziente ricostruzione dei nuovi equilibri in una delle Federazioni più ampie, agguerrite, complesse ma dannatamente viva.
Il lavoro congiunto dei quadri Regionali e di quelli Provinciali ha consentito di raggiungere un punto di equilibrio condiviso da tutte le parti. Il risultato, concordano dall’interno del Partito, non ha vincitori né vinti: una definizione non di comodo. Tutti hanno trovato soddisfazione ai punti politici sui quali tenevano di più e che ritenevano non rinunciabili. Il che dovrebbe restituire alla provincia di Frosinone un partito Democratico finalmente compatto, unito, coeso e deciso a riprendere il cammino in maniera comune e condivisa. Verso le prossime Provinciali, verso la sfida per le Comunali di Frosinone dove il centrosinistra perde da 15 anni, verso le Regionali e le Politiche, verso il riassetto delle Partecipate.
Il comunicato ufficiale diffuso oggi da Achille Migliorelli formalizza l’esito: la Segreteria provinciale è costituita, e con essa si chiude «definitivamente la stagione congressuale», si legge nella nota, aprendo una fase che il segretario definisce di «intenso lavoro politico e organizzativo».
Chi c’è nella nuova squadra
Alla vicesegreteria provinciale va l’ex deputato Nazzareno Pilozzi (Parte da Noi), in una formula “unica”. A Elsa De Angelis (Area Dem) va la responsabilità provinciale dell‘Organizzazione, la delega che più di tutte incide sulla vita quotidiana dei circoli sul territorio. Diego Cecconi (Riformisti) assume il ruolo di coordinatore della Segreteria, mentre a Ivan Quatrana (Riformisti) va la responsabilità degli Enti locali, altra delega strategica e centrale nella vita di un Partito.
Gli altri incarichi, spiega la nota, saranno definiti nella prima riunione dell’organismo, che sarà composto — tra amministratori, sindaci e dirigenti di partito — dalla presidente del Consiglio comunale di Cassino Barbara Di Rollo, Francesca Calamari, dall’ex presidente del Cosilam Marco Delle Cese, dall’assessore comunale di Ceccano Giulio Conti, Giovanni Di Meo, dalla vicesindaca di Veroli ed inventrice del Festival della Filosofia Francesca Cerquozzi, dal sindaco di Fumone Matteo Campoli.
E ancora. Jacopo Stamegna, Federica Forte, Umberto Zimarri, Mario Felli, Daniele Mattaroccia, dal sindaco appena sfiduciato a Monte San Giovanni campano Emiliano Cinelli, dall’ex segretario cittadino di Frosinone Marco Tallini, Gabriele Reggi, Andrea De Ciantis, Giacomo Dell’Unto, Marino Iacovacci, Virginia Kofler, Elisa Ceccarelli, Greta Mazzettino, Marco Scaccia e Irene De Angelis Curtis, oltre al segretario provinciale dei Giovani Democratici Mario De Cunto.
Scelta di esperienza
Una squadra scelta, si può leggere tra le righe, con il criterio opposto a quello dello yes man: dentro ci sono sindaci e amministratori con un peso politico proprio, non semplici esecutori. È una scelta coraggiosa quella fatta dal Segretario Provinciale Achille Migliorelli: perché questa Segreteria è composta da voci che hanno cose da dire, la capacità per dirle, l’esperienza per sostenerle.
Resta sullo sfondo, non citata nel comunicato ufficiale per scelta condivisa tra Migliorelli e i vertici regionali, la questione della valorizzazione dell’ex segretario Luca Fantini: uno dei punti dell’intesa complessiva. Così come ci sarà la valorizzazione dell’esperienza accumulata in questi anni dall’ex assessore regionale Mauro Buschini.
La promozione di Pompeo
Se la Segreteria provinciale racconta un nuovo equilibrio faticosamente costruita, è a Roma che si consuma il passaggio politico altrettanto significativo della giornata. Con una nota diffusa in contemporanea, il segretario regionale del Pd Lazio Daniele Leodori annuncia la nomina di Antonio Pompeo (ex sindaco di Ferentino e già presidente della Provincia di Frosinone) a vicesegretario regionale del partito, al fianco di Salvatore La Penna, Alessandra Troncarelli e Valeria Campagna.
«Ho deciso di affidare ad Antonio Pompeo il ruolo di vicesegretario regionale del Partito democratico del Lazio con l’obiettivo di rafforzare il lavoro della nostra comunità politica, valorizzando una figura di esperienza, competenza e forte radicamento sul territorio», scrive Leodori, definendo la scelta anche «un riconoscimento alla Federazione provinciale di Frosinone».
La soluzione equilibrata
È difficile non leggere in questa promozione la chiave che ha permesso di sciogliere il nodo provinciale. Perché l’intesa che ha portato a marzo all’elezione di Achille Migliorelli come Segretario Provinciale passava anche per i Riformisti di Pompeo, la loro alleanza con la Rete Democratica di Sara Battisti, la rinuncia di entrambi ad una conta fratricida. All’area di Pompeo era stata promessa una vicesegreteria in condivisione con l’Area Schlein. Che per principio l’ha pretesa per sé, dal momento che quelli erano gli accordi originari.
Antonio Pompeo aveva già un profilo regionale: è il Coordinatore dei Riformisti per il Lazio. Ottiene ora un incarico che sposta il suo baricentro politico dal livello provinciale a quello regionale: un compenso che rende più agevole, sul piano locale, l’assestamento delle altre caselle.
A margine c’è poi un’altra evidenza: una lealtà reciproca sempre più solida tra lo stesso Pompeo e Sara Battisti, descritti come due che «sono partiti insieme e sono arrivati insieme».
Quello che resta aperto
La pace di oggi nasce come una vera pacificazione e non come l’ennesima tregua costruita sull’urgenza.
Il comunicato di Migliorelli annuncia già l’agenda della nuova Segreteria: ambiente, sanità, lavoro, le persone della provincia. E ricorda le sfide che attendono il Partito: elezioni provinciali, politiche, regionali, e soprattutto le amministrative di primavera che riguarderanno «numerosi comuni della provincia a partire dal comune capoluogo».
È un calendario che non lascia margine per nuove paralisi interne. Ma è proprio la storia di questi ultimi centocinquanta giorni (un Congresso che rinvia, una riunione che esplode, una sintesi che arriva solo dopo l’intervento di quattro dirigenti regionali e una promozione romana) a raccontare quanto, nel Pd di Frosinone, la parola “unità” resti ancora, più che un dato di fatto, un esercizio quotidiano di equilibrio.
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