Il Ministero dell’Università e della Ricerca, lavorando fianco a fianco con il Ministero della Cultura, ha firmato il decreto n. 912 del 23 giugno 2026 per dare un nuovo volto all’alta formazione nel settore del patrimonio culturale.
Questo provvedimento aggiorna gli ordinamenti didattici di otto tipologie di scuole, mandando in pensione le vecchie regole del 2006 per rispondere meglio alle sfide del presente. Tutti i percorsi durano due anni e prevedono l’acquisizione di 120 Crediti Formativi Universitari (CFU), a cui si accede tramite un concorso pubblico per esame e per titoli. Le università hanno tempo fino all’anno accademico 2026/2027 per adeguare i propri regolamenti interni.
Beni Archeologici: non solo scavi ma gestione digitale
La scuola mira a preparare esperti capaci di occuparsi di ricerca, tutela e restauro, ma con una marcia in più sulla digitalizzazione e sulla comunicazione. Una novità fondamentale riguarda l’inserimento di discipline per la gestione manageriale di musei e aree archeologiche, insieme a un approccio economico nella progettazione di eventi.
Per entrare, oltre alla laurea in Archeologia (LM-2), possono partecipare laureati di altri corsi che abbiano ottenuto almeno 90 CFU nei settori scientifico-disciplinari (SSD) contemplati nella specifica tabella delle Attività formative, di cui almeno 60 dedicati alle metodologie della ricerca. Gli eventuali debiti formativi vanno recuperati prima della scadenza dei termini di presentazione della domanda di iscrizione al concorso. Il percorso include 30 CFU di attività integrative, così distribuiti: scavi e ricognizioni (10 CFU), laboratori (10 CFU) e tirocinio (10 CFU) presso strutture del Ministero della Cultura, musei civici o enti privati accreditati. La prova finale, da 10 CFU, consiste in un elaborato originale che può riguardare, ad esempio, la conoscenza integrata di un territorio, lo scavo o il restauro.
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Beni Architettonici e del Paesaggio
Il percorso formativo si allarga per includere lo studio dei centri storici, delle infrastrutture e dell’ambiente costruito. La novità più pratica riguarda la padronanza operativa nella stesura di progetti che comprendano il piano di sicurezza, l’organizzazione del cantiere e le procedure di collaudo.
Si punta molto anche sulla tutela paesaggistica e sulla valutazione dell’impatto ambientale, con competenze specifiche nella sistemazione di siti naturalistici. La classe di laurea di riferimento resta Architettura (LM-4), ma l’accesso è aperto anche a laureati in Archeologia (LM-2) , Architettura del paesaggio (LM-3) , Conservazione dei beni architettonici e ambientali (LM-10) , Scienze per la conservazione dei beni culturali (LM-11) e Storia dell’arte (LM-89) , previa valutazione dei curricula e individuazione di eventuali debiti formativi da recuperare entro il primo anno. Dei 120 CFU complessivi, 54 sono predeterminati per ambiti, 16 sono riservati alla prova finale, mentre 50 sono lasciati alla scelta delle singole università per personalizzare l’offerta formativa.
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Beni Storico-artistici
Per garantire una preparazione davvero operativa, la scuola si avvale della collaborazione di direttori e funzionari del MIC e di altre istituzioni di alto livello. Gli studenti approfondiscono le discipline dal Tardo-Antico al Contemporaneo, imparando a gestire banche dati e nuove tecnologie per valorizzare il territorio. Una parte importante del programma è dedicata all’organizzazione manageriale di gallerie e mostre, oltre che al mercato dell’arte. L’accesso è riservato ai laureati magistrali in Storia dell’Arte (LM-89) o al curriculum Storia dell’Arte della classe interclasse Archeologia e Storia dell’Arte. Per i laureati in altri corsi magistrali è richiesto un minimo di 100 CFU nei SSD della tabella, di cui almeno 70 nei SSD dell’Ambito 1 (Storia dell’arte). Sono previsti 30 CFU di stage e tirocini, fondamentali per operare con responsabilità nelle Soprintendenze o in aziende private del settore. La prova finale è di 10-20 CFU.
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Beni archivistici e librari
Questa scuola affronta la duplice missione di tutelare il patrimonio storico e gestire i flussi documentari correnti. Gli specializzandi possono scegliere piani di studio mirati per diventare bibliotecari, conservatori di manoscritti o records manager esperti in documenti digitali.
La laurea in Archivistica e Biblioteconomia (LM-05) garantisce un punteggio privilegiato, ma il concorso è aperto a ben 33 diverse classi di laurea magistrale, purché il curriculum sia giudicato compatibile. I due ambiti obbligatori sono l’Ambito 1 (“Scienze archivistiche e biblioteconomiche”) e l’Ambito 2 (“Scienze del libro e del documento”). Le singole scuole possono attivare solo 6 degli 8 ambiti previsti, consentendo agli specializzandi di costruire piani di studio individuali con l’approvazione della Scuola. Tra le competenze richieste spiccano l’utilizzo di strumenti multimediali per la valorizzazione dei documenti e la gestione di archivi per le pubbliche amministrazioni. Tirocini e tesi di specializzazione sono previsti per 24-40 CFU.
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Beni Demoetnoantropologici
La specializzazione si rinnova offrendo allo studente la possibilità di scegliere tra tre curricula: antropologico italiano ed europeo, del Mediterraneo oppure extraeuropeo. L’accento è posto sulla tutela dei beni DEA e sull’etnomusicologia, con un forte utilizzo di laboratori informatici e multimediali.
L’accesso è riservato ai laureati magistrali in Antropologia culturale ed Etnologia (LM-1) . Per i laureati in altri corsi magistrali è richiesto un minimo di 24 CFU nei SSD SDEA-01/A (Discipline demoetnoantropologiche) o PEMM-01/D (Etnomusicologia) ; sono ammessi anche i dottori di ricerca con tesi riconducibile al SSD SDEA-01/A. Il piano di studi prevede 40 CFU per le Discipline demoetnoantropologiche (di cui 10 a scelta dello studente in base al curriculum scelto), oltre a 30 CFU di tirocinio pratico presso istituzioni pubbliche o private. La prova finale consiste in un elaborato originale da 15 CFU che deve dimostrare la capacità di gestire e comunicare il patrimonio antropologico in modo moderno.
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Beni Musicali
Il nuovo ordinamento estende la tutela non solo ai manoscritti e alle stampe, ma anche alle fonti sonore e audiovisive. Gli specialisti dovranno saper gestire i linguaggi della radio, della televisione e dei nuovi media, curando anche gli aspetti acustici dei beni architettonici. Il decreto precisa: “Il percorso prevede l’acquisizione di competenze relative ai criteri museografici ed espositivi dei beni musicali”.
L’accesso è riservato ai laureati in Musicologia e Beni Musicali (LM-45) e Scienze dello spettacolo (LM-65) ; per i laureati in altri corsi magistrali è richiesto almeno 24 CFU nei SSD dell’Ambito disciplinare 1 (“Storia, beni e attività musicali”). Per conseguire il diploma è obbligatorio un tirocinio di 750 ore (30 CFU) presso enti e istituzioni di interesse musicale come musei, biblioteche, archivi, discoteche, videoteche, fondazioni, teatri, istituzioni orchestrali, enti radiofonici e televisivi e laboratori di ricerca. La prova finale, da 20 CFU, consiste in un elaborato originale su un tema relativo al patrimonio musicale.
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Beni scientifici e tecnologici
Questa scuola ha l’importante compito di unire le competenze: “Dovrà fornire ai già formati in ambito tecnico-scientifico una più approfondita conoscenza dell’evoluzione storica delle scienze e, d’altra parte, rafforzare le conoscenze scientifiche di coloro che provengono da studi storico-scientifici”.
Il percorso si divide in tre rami: beni tecnico-scientifici e industriali, beni naturalistici e beni medico-biologici. Per tutti e tre i curricula è obbligatorio acquisire nell’ambito tecnico-scientifico e di storia della scienza almeno 12 dei 36 crediti complessivi previsti. Per il curriculum dei Beni medico-biologici è, inoltre, obbligatoria l’acquisizione di altri 6 crediti in Storia della medicina.
Per ogni curriculum sono previsti almeno 12 CFU in settori specifici: per i Beni naturalistici, ad esempio, Botanica, Zoologia, Paleontologia, Mineralogia e Petrologia. Si studiano la storia della medicina, la conservazione di macchine e impianti industriali e il collezionismo naturalistico. Il piano di studi si chiude con un progetto conclusivo da 20 CFU.
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Beni naturali e territoriali
La scuola si articola in due profili: uno dedicato allo studio dei monumenti naturali e l’altro all’architettura di parchi e giardini. Gli specialisti imparano a progettare interventi complessi di assetto del territorio, valutando anche l’impatto ambientale e la sicurezza dei cantieri.
L’accesso è riservato ai laureati magistrali in numerose classi: Architettura del paesaggio (LM-3) , Architettura (LM-4) , Biologia (LM-6) , Conservazione dei beni architettonici (LM-10) , Ingegneria per l’ambiente (LM-35) , Pianificazione territoriale (LM-48) , Scienze della natura (LM-60) , Scienze forestali (LM-73) , Scienze geologiche (LM-74) , Scienze per l’ambiente (LM-75) , Scienze geofisiche (LM-79) e Scienze geografiche (LM-80) , nonché laureati quadriennali equipollenti. Le competenze spaziano dall’ecologia forestale alla geomatica, fino alla legislazione necessaria per gestire il patrimonio verde. Tirocinio e progetto conclusivo sono previsti complessivamente per 16-40 CFU.
Il diploma abilita a funzioni di elevata responsabilità nei ministeri, nelle regioni e nelle province, oltre che nella libera professione.
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Per chi è già iscritto ai corsi, il decreto assicura la possibilità di concludere gli studi con il vecchio regolamento, ma offre anche la facoltà di optare per questi nuovi percorsi aggiornati. Le università, infatti, dovranno disciplinare questa facoltà per i propri specializzandi.
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Giuseppina Bonadies
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