Se c’è una costante della tragedia palestinese è che non c’è mai limite al peggio e che più la situazione precipita più aumenta la passività della comunità internazionale, Lega Araba in primis seguita dall’Ue, e cresce la stanchezza e il distacco nell’opinione pubblica.
Nelle ultime ore si registrano in materia due interviste di rilievo, in termini di desolazione. La prima è del ministro degli esteri di Irlanda, che detiene la presidenza semestrale dell’Unione, Helen McEntee alla testata Euractive. «Faremo il possibile che le sanzioni a Israele rimangano in agenda», assicura la ministra dopo l’ultima riunione fallimentare del Consiglio Affari Esteri, rimarcando, tuttavia, che manca l’unanimità dei Paesi membri per adottare qualsiasi provvedimento. All’interno dell’Ue l’Irlanda è, forse, il Paese cui la questione palestinese sta più a cuore.
Quasi in contemporanea Antonio Tajani mentre presiede raggiante a Roma la riunione periodica dell’”Alleanza globale per la soluzione dei due Stati” ribadisce la condanna dei coloni, delle loro violenze, di quello che fanno contro i civili palestinesi e la contrarietà a qualsiasi annessione del territorio della Cisgiordania. Parole come sempre a vuoto che non incidono minimamente sul dramma straziante che si sta consumando sul terreno a Gaza e in Cisgiordania in un’agonia senza fine.
Martedì scorso, intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto il consueto dibattito su “La situazione in Medio Oriente, inclusa la questione palestinese”. Nel documento sottoposto ai quindici membri da Ramiz Alakbarov, vice-coordinatore speciale dell’ Ufficio delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente si denuncia che lo scorso 14 luglio il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrych ha destinato 431 milioni di dollari per la costruzione di 34 nuovi insediamenti in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale, sottolineando come l’attuale governo di Tel Aviv dal 2022 abbia approvato più di 100 insediamenti, poco meno di quanto fatto a partire dal 1967 da tutti i precedenti governi che di colonie ne hanno messe insieme 127.
Netanyahu, inoltre, ha annunciato la legalizzazione di altri avamposti fino ad oggi irregolari. Non bastasse, Smotrich continua a trattenere undici miliardi di introiti fiscali che spettano all’Autorità Nazionale Palestinese che è ormai quasi priva di risorse per svolgere gli ordinari compiti amministrativi. Di fatto lo strangolamento di quel che poco che resta dell’autonomia palestinese.
In un rapporto pubblicato a luglio intitolato “Annus mirabilis” l’organizzazione Peace Now mostra come i coloni controllino ormai più del 18% della Cisgiordania con il tasso di erosione di terra palestinese più marcato dopo il passaggio di ampi poteri dall’autorità militare a quella civile nei territori occupati decretata dal governo di Tel Aviv nel maggio del 2024 che cancella, in pratica la linea sottile che separa l’occupazione dall’annessione.
Gli accordi di Oslo del 1994 che avevano spianato la strada alla nascita di uno Stato palestinese sono ormai carta straccia anche se la diplomazia internazionale non vuole ammetterlo. Un’altra autorevole ong, B’tselem, in un dossier uscito a fine giugno, denunciava «un attacco su vasta scala a tutti gli aspetti dell’esistenza palestinese in Cisgiordania. La violenza letale e sfrenata esercitata dalle forze armate del regime israeliano, comprese le milizie militari e quelle dei coloni, ha portato a un aumento senza precedenti delle uccisioni di palestinesi, e in particolare di bambini e adolescenti da parte delle forze israeliane» si legge nel documento che indica in 235 il numero dei bambini uccisi dai militari più altri cinque ammazzati dai coloni a partire dal 7 ottobre del 2023.
Secondo l’organizzazione per i diritti umani Yesh Din, dall’inizio della guerra non risulta che siano state presentate accuse penali nei casi relativi agli omicidi avvenuti in Cisgiordania. Da ultimo val la pena citare il rapporto della Commissione di Inchiesta Indipendente sui Territori Occupati Palestinesi del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani pubblicato ancora in giugno che si intitola «L’essenza stessa dell’infanzia è stata distrutta: gli attacchi mirati e deliberati di Israele contro i bambini palestinesi nei Territori palestinesi occupati dal 7 ottobre 2023».
Il documento descrive gli attacchi mirati e le uccisioni deliberate di bambini palestinesi, esamina il forte aumento degli atti di violenza perpetrati da coloni israeliani contro i bambini palestinesi in Cisgiordania il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti, compresa la violenza sessuale e di genere, in particolare durante gli arresti di massa e in stato di detenzione. Ora, un conto sono le opinioni, un altro i dati e i numeri. Le prime mutano i secondi restano, inconfutabili.
Sono dieci i Paesi che hanno vietato ai ministri israeliani estremisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich l’ingresso nel proprio territorio e fra questi non compare l’Italia nonostante Antonio Tajani avesse promesso di ottenere sanzioni contro il primo a livello europeo dopo l’immonda chiassata contro i membri italiani della flottiglia lo scorso maggio. L’Italia non compare nemmeno nella lista dei Paesi che hanno messo al bando l’importazione dei prodotti delle colonie come hanno fatto ultimamente Olanda e Belgio. «Dobbiamo aspettare le elezioni israeliane di ottobre, sapendo che in molti già parlano di un governo di unità nazionale: questa novità potrebbe davvero cambiare il quadro», dichiara il nostro ministro degli esteri. Tajani è un politico esperto e navigato, troppo scaltro per credere davvero che un eventuale nuovo governo in Israele arrivi a cancellare quanto deciso dall’attuale. Smettiamola di prenderci in giro.
AP Photo/Abdel Kareem Hana/LaPresse
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Anna Spena
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