Probabilmente in molti, tra quanti hanno visitato la Biennale Architettura 2025, ancora lo ricordano. Solo a pochi passi dal Padiglione Italia, A Matter of Radiance è stato il progetto espositivo con cui l’Uzbekistan ha scelto di indagare il più singolare tra gli edifici del suo patrimonio architettonico modernista, invitando a ragionare sulle sue potenzialità come polo scientifico internazionale. Appena un anno fa, nella Quarta Tesa dell’Arsenale, anche grazie alle foto di Armin Linke riviveva la vicenda del Sun Institute of Material Science di Parkent (o Grande Forno Solare), il monumentale sito scientifico costruito ai piedi delle montagne a est di Tashkent, tra il 1981 e il 1987.
L’architettura modernista di Tashkent diventa Patrimonio Mondiale UNESCO
Annoverato tra gli ultimi ambiziosi progetti scientifici promossi dell’URSS (l’indipendenza del Paese risale al 1° settembre 1991), ha svolto per meno di un quinquennio la sua funzione originaria, ovvero studiare le reazioni dei materiali alle alte temperature. Oggi, per effetto della decisione espressa nel corso della 48esima sessione dell’UNESCO World Heritage Committee, che si è svolta in Repubblica di Corea, torna di attualità. Il Sun Institute è infatti uno dei dieci edifici neoiscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale, all’interno del sito seriale Tashkent Modernist Architecture. Modernity and Tradition in Central Asia. Una definizione che raccoglie un insieme di dieci edifici che “illustrano una fase distinta del modernismo architettonico, caratterizzata da costruzioni industrializzate, ingegneria antisismica e adattamento di sistemi standardizzati a materiali, tradizioni e vincoli ambientali regionali” secondo l’UNESCO.

Un successo per l’Uzbekistan e il contributo specialistico dell’Italia
Al pari dei teatri condominiali italiani e degli Aalto Works, anche questi beni rientrano tra i 25 nuovi ingressi nella Lista annunciati nei giorni scorsi. Quello conseguito si qualifica come un risultato senza precedenti l’Uzbekistan, che complessivamente dispone di 8 presenze, tra siti di interesse naturalistico e culturale, nel Patrimonio Mondiale. Fin qui, infatti, nessun Paese dell’Asia centrale si era visto riconoscere dall’UNESCO il proprio patrimonio architettonico del XX Secolo: i dieci edifici in questione – un gruppo eterogeneo per programma culturale e dimensioni – oltre a ricadere nell’area urbana della capitale Tashkent, sono accomunati dall’essere stati realizzati tra gli Anni Settanta e i primi Anni Novanta del secolo scorso. Si tratta di opere successive al sisma che il 26 aprile 1966 colpì la città, innescando un’accelerazione dei piani relativi al suo ridisegno urbano. Quell’evento portò alla nascita di grandi arterie viarie, nuove piazze e spazi verdi, e incoraggiò ad abbracciare la sperimentazione per quanto riguarda l’antisismica, la prefabbricazione, l’uso del cemento armato e nella progettazione ambientale. Oltre a dover garantire prestazioni in materia antisismica e ambientale, nella capitale uzbeka il modernismo internazionale finì quindi per incontrare una gamma specifica di caratteri culturali, assorbendo in parallelo tradizioni artistiche e artigianali locali. In questo senso, per esempio, si spiegano le facciate pieghettate rivestite di mosaici geometrici e floreali che caratterizzano la Sala centrale delle esposizioni dell’Accademia delle arti (1972/1974).

Studiare e capire le peculiarità dell’architettura modernista di Tashkent
Il percorso che ha condotto fino a Busan e quindi al riconoscimento UNESCO è stato intrapreso cinque anni fa; si avvale di contributi internazionali, incluso quello italiano. Nel 2021 la Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF) – istituzione fondata nel 2017 e presieduta da Gayane Umerova, è attiva nella conservazione, promozione e nel sostegno al patrimonio, alle arti e alla cultura dell’Uzbekistan – ha commissionato il progetto di ricerca Tashkent Modernism XX/XXI. Da allora coordinato dallo studio milanese di architettura e design GRACE (i cui fondatori Ekaterina Golovatyuk e Giacomo Cantoni sono stati i curatori proprio del citato padiglione alla Biennale Architettura 2025), il progetto si è avvalso di prestigiose collaborazioni: lo stesso studio GRACE, il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, lo storico dell’architettura Boris Chukhovich, lo studio Laboratorio Permanente, Novaya Zemlya e il fotografo Armin Linke; l’architetto Rem Koolhaas e il compianto storico dell’architettura Jean-Louis Cohen figurano come consulenti.

I principi del modernismo internazionale e la cultura uzbeka insieme a Tashkent
Per l’architetta Ekaterina Golovatyuk e Davide Del Curto, professore di Restauro architettonico al Politecnico di Milano, l’obiettivo della ricerca era “contribuire a un più ampio riconoscimento dei diversi modi in cui il modernismo si è manifestato a livello globale”, in un’ottica di “ripensamento concettuale delle radici culturali e geografiche del modernismo e delle modalità e dei luoghi in cui è nato e si è sviluppato nel mondo”. Una premessa che a partire dal biennio 2021-2023 si è tradotta, sul campo, nell’analisi di 24 edifici, per i quali sono state redatte schede e documenti relativi anche allo stato di conservazione. Prima di arrivare alla presentazione del dossier di candidatura (coordinato dal Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova, con GRACE), avvenuta nel gennaio 2025, la ricerca ha ispirato una pluralità di iniziative sul tema e raggiunto un pubblico crescente nel corso degli anni, facendo leva su più formati e media. Prova ne sono mostre, conferenze, workshop, attività didattiche e pubblicazioni (come la recente Tashkent Modernism XX/XXI, edita da Lars Müller Publishers nel 2025) e anche l’app Tashkent Modernism.
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22 / 22I dieci edifici di Tashkent iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO
Per Gayane Umerova, presidente della Uzbekistan Art and Culture Development Foundation e presidente della Commissione nazionale dell’Uzbekistan per l’UNESCO, l’iscrizione “introduce una parte fondamentale della storia architettonica recente dell’Uzbekistan nel racconto internazionale del patrimonio del XX Secolo e del movimento modernista globale. Questi edifici documentano il modo in cui Tashkent ha immaginato, attraverso l’architettura, la vita pubblica, l’identità collettiva e il futuro.” Come per tutti i siti riconosciuti Patrimonio Mondiale, si apre ora un avvenire nel segno della tutela a lungo termine, del quale si occuperà la stessa ACDF (come gestore congiunto e organismo di coordinamento all’interno del Consiglio di esperti per l’architettura modernista di Tashkent). Di seguito proponiamo la lista completa degli edifici in questione, che forniscono anche una possibile mappa per una visita di Tashkent nel segno dell’architettura del tardo Novecento:
- Edificio residenziale Zhemchug, costruito circa tra il 1975 (ca.) e il 1985
- Grande Forno Solare di Parkent, costruito tra il 1981 e il 1987
- Museo statale di storia, costruito tra il 1968 e il 1970
- Palazzo dell’Amicizia dei Popoli, costruito tra la seconda metà degli anni Settanta e il 1981
- Museo statale delle arti, costruito tra il 1967 e il 1974
- Circo di Stato, costruito tra il 1965 e il 1975; inaugurato nel 1975
- Sala centrale delle esposizioni dell’Accademia delle arti, costruita tra il 1972 e il 1974
- Palazzo del cinema Alisher Navoi, costruito tra il 1962 e il 1964
- Mercato Chorsu, costruito tra il 1983 e il 1990
Valentina Silvestrini
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